La gaya scienza di Scalfarenzotto

IFuneraliDiBelusconiNei giorni scorsi abbiamo assistito a un nuovo e forse ultimo capitolo della lunga abiura della sinistra: una storia lunga un quarto di secolo che prende le mosse dalla crisi dell’Urss per non fermarsi più, lungo una china inarrestabile. Dalle abiure di Ferrara, prototipo del giornalista e ideologo a padrone, fino a quella di Serra che ormai non sa più come gridare la sua fede in Renzi o quella clamorosa di Scalfarotto impegnato nella difesa ad oltranza e senza vergogna dei candidati omofobi della Campania. Per finire con l’ultima presa in giro della Spinelli che ha lasciato l’Altra Europa con Tsipras nella quale era stata eletta anche grazie  alla promessa non mantenuta di lasciare ad altri il seggio. Non mi pronuncio sullo spessore del personaggio perché con la mia vista non mi occupo di misure millimetriche, ma mi domando come sia potuto accadere che questa figlia di illustre genitore liberale e ontologica amica di banchieri, editorialista di Repubblica, ma soprattutto  della Stampa  possa essere stata considerata una persona a sinistra se non per via salottesca.

Si è trattato, come dice Daniele Luttazzi, di una specie di golpe al rallentatore? Oppure è solo la rivelazione e la messa in opera della mutazione che si è svolta in tempi così lunghi da evitare la crisi di rigetto delle vecchie generazioni e ingannare quelle nuove deideologizzate? Non saprei, di certo le premesse c’erano tutte già nel Pci post berlingueriano e si sono via via squadernate attraverso Pds, Ds , governo D’Alema, Pd  e Renzi, come in un angoscioso morphing. Sta di fatto che dopo le elezioni amministrative del ’93 Occhetto, intervistato da Alberto Stadera, rivela che lui non sa cosa farsene di Marx e anche di Keynes, che crede nel mercato e così pure fa Trentin, mentre il rifondatore Cossutta esprime grande fiducia nelle privatizzazioni.

Era già tutto lì, non solo visibile, ma persino scandaloso. Tanto che Amartya Sen, intervistato da l’Espresso, sempre nel ’93,  dice: “è fatale  che un Paese scosso dagli scandali politici venga colto dalla tentazione di ritenere che il liberismo di per sé risolva alla radice ogni problema di corruzione o di frode”. Concetto, alibi, istinto che egli considera una sciocchezza, ma che sotto un diverso intreccio, è tutt’ora massicciamente presente in una larga fetta di piccola borghesia italiana convinta che senza ruberie, corruzione e spese della politica tutto andrebbe a meraviglia.

Però quello che mi interessa capire è come mai questa mutazione della sinistra già così in agguato ancor prima dell’avvento del Cavaliere, abbia potuto rimanere mimetizzata per tanti anni e procedere praticamente senza ostacoli passo dopo passo. Certo l’anti berlusconismo ha fornito un facile schermo per la mutazione, ma questa è stata possibile solo grazie al progressivo distacco dalla base popolare e al restringersi dell’ambiente a un corto circuito tra politica e media, alla formazione di clan per cooptazione a circoli di amici, dei celeberrimi salotti e  insomma di un ambiente chiuso e spesso privilegiato dove alla fine ci si può dividere e scannare, ma senza mai contestare davvero le figure di riferimento e metterle di fronte alle loro responsabilità che sono poi quelle di tutti. Così tipi come Veltroni, Vendola, Scalfarotto e quant’altri,  la lista sarebbe troppo lunga, rimangono paradossalmente sempre e comunque dei punti fermi, qualunque cosa dicano e facciano. Di qualunque cosa ridano. Con loro si discute fingendo che siano di sinistra e perpetuando questa sorta di ipocrisia. Del resto essendo diventato scandaloso e impresentabile far riferimento all’ideologia la definizione di sinistra si applica ormai a singoli moduli e schemi fissi, spesso appartenenti a un’altra era, in totale assenza di una visione complessiva che saldi questi “pezzi”  tra loro e non li lasci ad arrugginire come rottami. O peggio ancora li custodisca gelosamente per farli utilizzare come armi letali dalla reazione come avviene con la moneta unica e la cara Europa di banche e banchieri. Così adesso c’è gente che senza vergogna può dire, in virtù di etichette bugiarde e contraffate nelle botti del liberismo, che Renzi è di sinistra.

Purtroppo tutto questa analisi serve a ben poco. C’è invece da chiedersi se questo ambiente di riferimento sia in grado di produrre un progetto prima sociale e poi politico alternativo al pensiero unico e ai suoi fattorini, invece di limitarsi ad arginare e criticare i singoli progetti reazionari che sono in campo. Insomma se ha la forza di giocare come protagonista e non solo di rimessa.

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5 responses to “La gaya scienza di Scalfarenzotto

  • Roberto Casiraghi

    Gli esseri umani si riconoscono fra di loro e e formano gruppi spontaneamente in base al linguaggio che usano, non ai comportamenti. Il linguaggio che ci piace, che ci stimola, che ci esalta, che ci fa sognare e che ci rispecchia è l’unità di misura di una possibile condivisione di destini con altre persone. Chi non usa i concetti e i modi di dire che ci sono cari non è dei nostri, è il nemico. Il linguaggio, quindi, è l’elemento che serve a segmentare la popolazione in gente di destra, di centro, di sinistra o di qualsiasi altra appartenenza.
    Il problema di questa impostazione ingenua che ci fa preferire chi usa il nostro lessico valoriale è che risulta molto facile a chi ha tutt’altri obiettivi dei nostri intrufolarsi, fingere di condividere i nostri valori e farsi eleggere al posto di chi li condivideva sul serio semplicemente adottando i nostri concetti e i nostri slogan. Se si stabilisse invece un’equivalenza tra linguaggio e comportamenti, si scoprirebbe con grande sorpresa che gli italiani, tanto per prendere un popolo a caso, sono molto più simili fra di loro di quanto essi stessi siano pronti a riconoscere. Per esempio, l’odio o la diffidenza verso gli extracomunitari è una caratteristica condivisa trasversalmente al di là dei vari linguaggi della politica come pure il sostanziale disinteresse per la democrazia e una credulità illimitata nei confronti degli imbonitori che si fanno eleggere in parlamento da una parte e dall’altra.
    Però, per quanto riguarda la risposta sul perché i grandi del comunismo sono passati uno a uno al soldo del neoliberismo non si tratta assolutamente di un mistero. Questi “grandi” non erano affatto tali. Erano solo dei personaggi brillanti e capaci ma messi lì per svolgere una funzione di obbedienza ai rispettivi padroni esteri e per trascinare le masse a seguirli ovunque questi rispettivi padroni volessero portarle. Quando il padrone numero due, l’Unione Sovietica, fece la svolta capitalista a costoro non rimase altra strada se non percorrerla anch’essi, nei dovuti modi, si intende, così da non far capire se non gradualmente che, in effetti, stavano voltando gabbana.
    Se il mondo del giornalismo non fosse da sempre solidale (nel senso meccanico del termine) con il mondo politico, questa verità banale sarebbe già venuta fuori in tempo reale e non a distanza di decenni, quasi si trattasse di un segreto che solo degli storici professionisti possono portare alla luce dopo anni di meticolose ricerche d’archivio.
    Ma l’altro corno del problema, quello veramente irresolubile, sono le masse (suddivisibili in masse ingenue e masse intellettuali, ma non meno ingenue) che cercano sempre dai leader una guida spirituale. Mentre invece proprio il liderismo, la fiducia nei leader maximi, il bisogno di leader maximi, l’aspettativa che spetti ai leader maximi portare avanti la politica è l’elemento di congiunzione tra filosofie politiche di destra e filosofie politiche di sinistra e che denuncia la loro origine in un concetto condiviso di “popolo bue” che va guidato dall’illuminato pastore. In altre parole quando Twitter ci dice di seguire, quando Facebook ci propone i suoi “Mi piace” e quando nascono le cerchie di Google o si vende come positivo il concetto di viralità su internet si è sempre nell’ambito della struttura sociale del “io comando e voi obbedite” che tanto piace al capitalismo. Ma anche quando ci si accapiglia in nome o contro Berlusconi, Grillo, Putin, Obama, Renzi, Merkel e mille altri nomi e cognomi si è sempre dentro alla trappola che permette a uno (il leader) di controllare i molti. E questo è un grande vantaggio. Non per il leader, che è sempre un personaggio cooptato dal potere transnazionale e che, anzi, in questo giochetto rischia a volte di rimetterci persino la pelle, quanto per chi volendo controllare tutta l’umanità, ossia letteralmente miliardi di persone, può limitarsi di fatto a controllarne una manciata: i leader maximi.

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  • Car Con

    Rispondendo all’ultima parte del post, non credo che l’ambiente (da Renzi in giù) sia in grado o addirittura voglia cambiare qualche cosa; quelle persone sono quelle che sono e le conosciamo bene.
    Io confido ancora nell’ “Effetto Farfalla”.

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  • Nick

    Un altro articolo che ignora l’esistenza del M5S in Italia.
    E siamo a due giorni da un evento unico nella storia politica italiana recente (100 parlamentari,tutti i candidati regionali del secondo partito italiano che si fanno 15 km a piedi in mezzo a cittadini comuni senza scorta e polizia e senza nessuna contestazione) come la marcia per il reddito di cittadinanza.
    Sembra che esista solo il Pd o solo i rimasugli da spazzare via al più presto della cosidetta “Sinistra”.

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  • Giulio Mario Palenzona

    non potendomi rattristare ulteriormente (già essendolo), mi dai almeno il conforto di non patire più la solitudine in questo disagio disaffettivo.
    Ho vissuto, anche se ero giovane all’epoca, la mutazione genetica con lo stesso travaglio. Votai, poco per questione anagrafica, PCI, e mi faccio vanto di non avere mai seguito Ochetto nell’abbandono di nome e simboli, nell’abiura di un’eredità operaia e dignitosa, quasi che avessero qualcosa di implicitamente vergognoso per empatia con altri simboli uguali usati altrove. Per qualche ragione che non ho mai compreso, il PCI si volle caricare anche delle colpe di Pol Pot (o accettò di farsene caricare strumentalmente da altri). E l’istinto mi disse di non fidarmi di questa confessione estorta sotto tortura. Una volta votai anche Armando (Cossutta) perché non restava molto altro da fare, anche se me l’hai demolito pure lui :-\
    Poi sono diventato DiPietrista convinto, fin che ho potuto. Ma era un personaggio indocile e scomodo ai corrotti, e mi hanno strappato anche quello. E’ stata una delle figure politiche che ho apprezzato in maniera stranamente tutt’altro che decrescente nel tempo. Ma lo hanno azzoppato col metodo Boffo.
    Ora, da pentastellato tiepido, spero sempre che si possa strappare qualcosa a loro, come il diritto di rubacchiare e depenalizzarsi il reato, e coprirsi le spalle l’uno con l’altro dopo avere spergiurato il contrario in campagna elettorale. Senza sogni come si potrebbe sopravvivere ?

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