RoundupLa scena è su Canal +,  una sorta di Sky francese dedita al taglio e allo spaccio di serial americani, ma che si picca anche di fare corretta informazione, soprattutto in campo ambientale dove deve far scordare la sua nascita da una costola della Compagnie Gènèral des Eaux, poi divisa tra Vivendi che si occupa di media e Veolia che gestisce la distribuzione di  acqua (presente anche in Italia dove  è tra i protagonisti della crescita esponenziale delle bollette ). Dunque si diceva che su Canal + viene intervistato Patrick Moore, uno divenuto lobbista della Monsanto dopo un’esperienza in Greepeace , il quale sostiene che un erbicida a base di glifosato, il Roundup, recentemente accusato di aver provocato un numero impressionante di casi di tumore in Argentina e messo dall’Oms nel novero delle sostanze cancerogene, non è per nulla dannoso. Anzi dice che se ne può bere un quarto di confezione (da un gallone) senza danni. A questo punto l’intervistatore che si era riservato la sorpresa, dice di avere un bidoncino della sostanza, invitando Moore a berne un bicchiere. “Mica sono idiota” risponde quello e dopo essersi rifiutato di ammettere che potrebbe essere dannoso, ma anche di bere, se ne va lanciando improperi.

La scenetta è divertente anche se costruita con evidenti forzature che finiscono per lasciare molti dubbi una volta smaltito l’artificio retorico: una cosa è dire che una sostanza usata in agricoltura non fa male, un’altra bersela. Vorrei vedere di fronte a un comune concime organico. Ma in ogni caso, qualunque sia l’effettivo scopo a lungo termine di questa informazione un po’ circense, non riesco a non mettere in relazione la performance del lobbista con le recenti rivelazioni sul trattato transpacifico, copia speculare di quello transatlantico, dalle quali emerge ciò che del resto si intuiva e si temeva sarebbe uscito dalle trattative segrete tra gli irresponsabili di Bruxelles e i grandi gruppi di pressione economica: la parificazione tra gli stati e le multinazionali, le quali potranno richiedere risarcimenti stratosferici se una qualche decisione dei parlamenti o dei governi dovesse essere loro sgradita, aprendo la strada di fatto a una ambigua produzione legislativa nella quale i potentati sarebbero protagonisti, mettendo all’angolo qualsiasi volontà popolare.

Ora se un qualche stato appartenente a queste due aree dovesse prendere atto degli studi che attestano la pericolosità del Roundup e vietarlo, allora la Monsanto invece di trovarsi costretta al ritiro del prodotto e a doverosi risarcimenti, potrebbe richiedere molti miliardi di danni. E la sentenza non sarebbe emessa da un tribunale, ma da una sorta di commissione formata da lobbisti e avvocati dei grandi gruppi interessati. Con risultati ovviamente scontati. Sebbene il New York Times abbia la faccia di attaccare il Trattato transatlantico perché potrebbe favorire qualche potentato industriale europeo, dunque sfruttando la cosa in chiave nazionalistica, è del tutto evidente che il progetto sia sull’Atlantico, sia sul Pacifico di dare ai grandi gruppi Usa un controllo direttamente politico sulle legislazioni che così dovranno adattarsi alle loro esigenze. E’evidente allora perché le trattative sono state tenute segrete, grazie anche se non soprattutto  ad Obama che ha fatto finta di lavorare per rafforzare il potere imperiale, ma in realtà ha lavorato per erodere la democrazia da entrambe le parti dell’oceano.

Naturalmente la stessa cosa varrebbe se uno stato volesse fissare un minimo salariale più alto che danneggi un qualche colosso o dichiarare illegale la proprietà delle sementi o vietare la vendita di un farmaco: in definiva e tirando le fila saranno i Patrick Moore a decidere. Gente che magari, come è accaduto a Moore, cambia facilmente portando la propria incompetenza da una sospetta militanza in Greenpeace a una chiarissima per la Monsanto. Sarà lui a farci bere l’erbicida.