Eugenio ScalfariNiente infastidisce di più i presuntuosi dilettanti di governo dei “professoroni” e dei soloni i quali non si accontentano dei grossolani sofismi riservati alla grande massa dei cittadini: anche quando fanno parte della stessa compagnia di spettacolo politico, incutono sempre un po’ di soggezione ai caporali che si pavoneggiano con le stellette di generale. E fanno bene a stare sul chi vive, perché è proprio da uno dei soloni benedicenti che arriva il primo serio avviso a Renzi.

L’uscita di Scalfari che invoca il governo diretto della troika non può essere effetto del caldo che in questi giorni non c’è stato, né ha le sembianze di una mattana senile, ancorché non manchino vaneggiamenti su una troika divenuta benigna e ansiosa di emendarsi dagli errori del passato: è un pizzino inviato a Palazzo Chigi affinché il suo inquilino non si monti la testa, non pensi di essere indispensabile, non cominci a credere in ciò che dice o non si lasci andare a di dire ciò in cui crede. E soprattutto che non dimentichi di essere un rappresentante di altri poteri. Già dopo qualche settimana dalle elezioni europee si era cominciato a notare sulla stampa continentale l’addensarsi di critiche e di interrogativi sul premier italiano da poco salutato come salvatore dello statu quo ante dalle insidie dell’euroscetticismo e dunque della dottrina dell’austerità. Troppe esitazioni a fronte di un successo elettorale, troppi pasticci, molte parole e poca concretezza nell’attuare i tagli e le riduzioni di welfare da portare in dono a Bruxelles.

Ed ecco allora l’avvertimento trasversale dell’attempato padre nobile della Pravda renziana, il discorsetto al caratterista tirato fuori da un cast di Pieraccioni e  salutato fino a ieri come il’unica soluzione possibile: l’Italia non ce la può fare da sola, la salvezza non è che nell’Europa federale. Si tratta di patetici brancolamenti, di rievocazione di antichi conformismi, cui non crede più nessuno e negati persino dal  neo presidente della commissione Juncker, qualcosa di meno realizzabile oggi rispetto a vent’anni fa quando cominciò il corrompimento del sogno europeo e la sua disgraziata “monetizzazione”.  Che Scalfari creda o meno in questa paccottiglia poco importa: essa serve comunque a introdurre come auspicabile e logico l’intervento diretto della troika e a rappresentare la scontentezza della medesima nei confronti dei possibili temporeggiamenti renziani: il timore è che il narcisismo del personaggio lo induca a passi falsi. Soprattutto a interpretare il via libera data all’operazione 80 euro concessa  in pura funzione pre elettorale, come disponibilità ad avallare altri largheggiamenti ed eccezioni.

Scalfari non è che un portavoce il quale ammonisce trasversalmente un fiduciario a non bruciarsi troppo in fretta: sia sul piano esterno mostrandosi inaffidabile, sia sul piano interno facendo il cannibale nel partito e portando all’estremo l’amicizia con Berlusconi. Sarebbe comico, se non fosse tragico.