Anna Lombroso per il Simplicissimus
Una nuova legge permetterà a bambini di soli 10 anni di essere legalmente assunti o di iniziare un’attività lavorativa: lo hanno deciso governo e Parlamento boliviano abbassando l’età minima dei bambini lavoratori da 14 a 10 anni, come misura ineludibile per combattere la miseria. Così, se saranno rispettati alcuni criteri giuridici, i bambini boliviani potranno iniziare a lavorare come dipendenti dai 12 anni e come lavoratori autonomi dai 10. In modo che un ragazzino manager o imprenditore in proprio possa esprimere le sue potenzialità all’età nella quale i nostri figli stanno per prendere la licenza elementare e le ostre preoccupazioni – per ora – riguardano gli zainetti troppo pesanti o l’apparecchio per raddrizzare i denti.
Evola, un altro che preferisce il maglioncino, anche se il suo sia chiama chompa e ha un significato simbolico superiore a quello del girocollo di Marchionne, el indio che si vanta di essere l’ultimo baluardo della lotta contro l’Asse del Male, il presidente tuttofare che ha diritto anche ad indossare una maglia della nazionale col numero 10, il portavoce delle “ragioni” della coltivazione di coca, altro omaggio alla secolare tradizione- come il chompa – di masticarne le foglie, che avrebbero sortito “effetti benefici all’interno della società boliviana, permettendo ai molti poveri del paese di produrre durante tutta la giornata lavorativa, che può durare anche quindici o diciotto ore”, il grande comunicatore che accompagna ogni misura del governo con spot martellanti che culminano della frase di chiusura:”Evo cumple”, Evo “fa”, mantiene le promesse, il sindacalista formatosi nella regione del Chapare, le cui foreste sono state incendiate o sradicate per sostituirle con le piantagioni di coca, finanziate dai programmi governativi, ha detto si al provvedimento “necessario”.
È una delle più perverse, infami, aberranti vittorie della necessità. Guardiamo ad essa come a un evento lontano, che sarà oggetto delle immancabili petizioni a fondo perduto, che mobiliterà qualche onlus, proietterà qualche sdegnata pubblicità progresso: in Europa non può succedere! che ci farà sussultare nel nostro sempre più instabile privilegio. Ma che dimenticheremo, come ormai succede sempre più di frequente, perché sembriamo aver intrapreso la strada della rimozione anche a fronte della messa in onda di “prossimamente sui nostri schermi” che anticipano l’horror già provato dalla Grecia, qui in Europa, che forse, silenziosamente per vergogna della miseria, si sta già sperimentando anche da noi.
Non ne siamo esenti, anzi, ci sono tutte le condizioni per un Terzo Mondo interno, per una Bolivia tra noi. Se Evola nel 2008 poteva proclamare di aver cancellato l’analfabetismo, noi, oltre ad alimentare quello di ritorno, preferendo l’ignoranza e la non consapevolezza delle scelte che vengono fatte a nostro nome, abbiamo permesso che l’istruzione pubblica fosse immiserita, che una categoria di educatori venisse umiliata riducendola a scontenta massa di burocrati frustrati, che venissero impoveriti la conoscenza e il sapere in favore di un’ideologia del profitto e delle sue gergalità, di una competitività fondata su ambizioni personali e istinto alla sopraffazione senza scrupoli. E el indio di Rignano fa finta di preoccuparsene promettendo il solito miliardo per il risanamento e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio scolastico, come un signor Bonaventura che sventola il suo milione di carta straccia.
Se decine di milioni di lavoratori sono diventati esuberi molesti, eccedenze fastidiose, disoccupati di lungo corso, se milioni di immigrati, nuovi salariati premono per accaparrarsi mansioni manuali rimaste scoperte, se anche quelle diventeranno terreno di tremenda contesa nell’inasprimento inevitabile delle divisioni interne alla classe lavoratrice, se a questa gara famigerata partecipano anche i bambini di dieci anni, tutto questo è reso possibile appunto da governi assoggettati all’egemonia della finanza, quella dove il denaro va in cerca di altro denaro, dove il denaro è guadagnato solo tramite altro denaro, dove si sono proprio a questo fine lasciati morire settori tradizionali, trascurando quelli innovativi e tecnologici, nella totale inesistenza di politiche industriali, come rileva proprio oggi il Simplicissimus, e nell’annientamento del sistema dei servizi alle persone.
Servono a questo i leader senza opposizione, servono a questo i partiti unici, servono a questo le riforme elettorali intese a cancellare le elezioni, convertire in liturgie formali, servono a questo le pacificazioni, le riconciliazioni officiate intorno al nulla di riforme che dovrebbero essere denunciate prima di tutto per abuso del termine, servono a questo le smaniose offensive contro le regole per introdurre spericolate semplificazioni, per applicare sfrontate deroghe e sospensioni di leggi e sorveglianza. Che poi sono infine sospensioni dei diritti, delle certezze, della libertà perfino quella di giocare a 10 anni perché si è troppo stanchi, in totale eccezione di civiltà e umanità.


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rispondo ai gentili commentatori che come ho scritto, il lavoro minorile legittimato e non è una piaga che andrebbe estirpata e che invece grazie all’ideologia e al sistema finanziario che ad essa ubbidisce rientrerà a pieno titolo tra i capisaldi della cosiddetta economia informale
Morales e’ uno dei pochissimi – si contano sulle dita di una mano – che ha osato sfidare l’egemonia USA e cercare un modus vivendi con una certa indipendenza. La scorsa estate, a un cenno della CIA quattro paesi europei hanno calato le braghe per obbedire all’ordine di non concedere il passaggio del suo aereo in viaggio da Mosca alla Bolivia. Costretto ad atterrare a Vienna, Morales e’ rimasto per 10 ore su un bancone dell’aeroporto per permettere alla CIA di verificare che non ci fosse Edward Snowden a bordo del suo aereo.
Leggi e misure del tipo criticato nell’articolo vanno considerate nel contesto del costume di ogni paese. Quello di cui non si puo’ parlare e’ un problema ben piu’ fondamentale. Si e’ creato di recente un continuo fiume di bambini non-accompagnati che attraversano il deserto e il confine per entrare negli USA – dove vengono incamerati in centri di accoglienza e da qui ri-inviati nei paesi di origine. Al momento il paese con maggiore contributo di bambini e’ il Guatemala – paese geograficamente piccolo che dal 1980 ha piu’ che raddoppiato la popolazione, da 7 a 15 milioni. Honduras e San Salvador si contendono analogo primato.
Matematica che peraltro e’ riprodotta nel mondo. Ogni 4 giorni la popolazione della terra aumenta di un milione netto di abitanti, senza tregua e senza interruzioni.
Di questo Morales non ne ha colpa – l’inclusione ufficiale, ma regolamentata, dei bambini in una fascia lavorativa e’ piu’ un passo avanti che indietro. Suppongo che l’autore dell’articolo non abbia visto o sia a conoscenza dei molti ghetti USA dove il tasso di riproduzione e’ altissimo e dove i bambini non lavorano, sempre che si consideri lo spaccio delle droghe un hobby. E dove gli episodi di orrore e sfruttamento dei bambini sono cosi’ tanti che ormai ce la fanno neanche piu’ ad essere riportati dai media di regime.
http://www.yourdailyshakespeare.com
Prima di fare i moralisti su questo provvedimento si legga almeno questo articolo:
http://www.fanpage.it/la-bolivia-legalizza-il-lavoro-minorile-i-bambini-potranno-farlo-gia-a-10-anni/
e si capirà che nessuno sta costringendo i bambini a lavorare ma che sono stati proprio i sindacati a chiedere questo. Teniamo conto della povertà del Paese e ricordiamoci che anche qui in Italia i bambini lavoravano per dare una mano in famiglia e senza tutele che invece con questa legge ci sono.