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Gli”immorales”

unnamed (1)Tutti presi dal terrore dell’epidemia, rifugiati nelle case con amuchina e derrate alimentari per isolarsi e resistere al contagio, molte cose sfuggono, come, per esempio, il fatto che negli ultimi 40 giorni 15 milioni di americani hanno avuto l’influenza, 140 mila sono stati ospedalizzati  e 8200 sono morti, (in Italia da settembre sino a fine febbraio i decessi sono stati 3521)  come avviene più o meno tutti gli anni nel medesimo periodo, il che ci porta a capire la differenza tra realtà e percezione cognitiva  indotta dall’ambiente informativo e dai materiali conoscitivi ed emotivi che esso ci fornisce. Ma questo ambiente non è mai neutro o del tutto vittima degli stessi abbagli dell’opinione pubblica, non siamo di fronte a un corto circuito tra fonte e ricevente, anche nei classici casi in cui questo storicamente avviene, come appunto nelle epidemie. Figurarsi quindi in occasioni dove la direzionalità informativa è prevalente. Per esempio agli inizi di marzo la Washington Post ha pubblicato un’ inchiesta, appoggiata alle analisi statistiche fatte da due docenti del Mit, nella quale  si spiega come non vi siano stati brogli  nelle elezioni in Bolivia, che Evo Morales era effettivamente in testa di dieci punti sul suo avversario e che dunque le denunce di frode senso portate a suo tempo dall’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani erano fasulle e pretestuose.

Peccato per che proprio con la denuncia di brogli che oggi svelano la loro natura di menzogna integrale,  il legittimo vincitore nelle urne, sia stato costretto a cedere il potere e a scappare per lasciare il posto a un “pronunciamento” di vocazione  sostanzialmente fascista e razzista, ma fedele a Washington e al piano delle multinazionali di saccheggiare l’immenso patrimonio minerario del Paese, dando solo qualche spicciolo alla popolazione boliviana. Adesso che la frittata è fatta e parte del potere americano nel Paese è stato ristabilito, il quotidiano di Amazon ( per chi non lo sapesse l’autorevole giornale è proprietà di Jefff Bezos) può permettersi di dire la verità, tanto la rivelazione degli inganni non farà tornare indietro l’orologio e oltretutto rimette a nuovo la coscienza  La cosa non sarebbe certo strana nel mondo contemporaneo se non fosse che è stata proprio la Washington Post ad essere uno degli organi di stampa in prima linea nel gridare allo scandalo delle frodi elettorali  e nell’aizzare al golpe “democratico”, prima che si facesse davvero chiarezza sul risultato elettorale: potrebbe sembrare un tipico esempio di ipocrisia a posteriori verso cui  il mondo americano ha una particolare propensione, ma in questo caso si tratta invece di tutt’altro. Il fatto è che le destre, prive di qualsiasi progetto politico degno di questo nome, dopo la destituzione di Morales si sono rapidamente fratturate in più spezzoni, nessuno dei quali riuscirà ed esprimere un presidente  e men che meno una maggioranza parlamentare alle prossime elezioni di maggio. Il Movimento per il socialismo di Morales è perciò l’unico che abbia i numeri per governare e il suo candidato presidente,  Luis Arce Catacora, storico ministro dell’Economia tra il 2006 e il 2017, è di gran lunga il favorito.

Allora cosa significa il pentimento ex post della Washington Post, tanto per fare un gioco di parole? Molto semplice: meglio scendere a patti col socialismo che gettare il Paese in una sorta di guerriglia civile incontrollabile fra consorterie e compagni di merende la quale alla fine nuocerebbe proprio agli interessi che sono dietro il golpe contro Morales. Con un aggiunta essenziale: un Paese diviso tra fazioni e interessi di bottega in lotta tra loro e senza alcun progetto politico, finirebbe fatalmente per favorire qualche potenza antagonista nell’acquisizione delle risorse, magari qualche potenza che non si è fatta piegare dal raffreddore. Dunque contrordine amici milionari,  Morales non è più la fonte di tutti i mali, la sua cacciata è stata illegittima, ci siamo indignati contro di lui, ma per errore, ora dobbiamo indignarci per lui e far buon viso a cattivo gioco.  Meglio un qualche accordo con un nemico decente che con amici divisi e indecenti.

Insomma per tornare a bomba: una cattiva informazione ha una diffusione rapidissima e un’incidenza di morte cognitiva vicina al 90%


Bocche di rosa

wikitesti-enciclopedia-06Anna Lombroso per il Simplicissimus

C’entra di sicuro Berlusconi nel processo che ha condotto alla sostituzione di Gramsci con De Andrè, alla normalizzazione di poeti maledetti collocati a corredo di micetti sui profili dei social. La più orecchiabile delle operette morali del cantautore genovese vive una nuova popolarità anche tra le quote rosa – che esultano perché un donna ha rotto il soffitto di cristallo, lei stessa lo ha rivendicato proprio come una qualsiasi nounadimeno, salendo all’autorevole soglio di presidente della Corte Costituzionale – benchè esalti la libertà sessuale sotto forma di amore a pagamento con ossi sottratti alla proprietà esclusiva di cagnette.

Il rinnovato consenso è effetto di quella rivincita dell’amore appunto, proprio come ai tempi del partito del cavaliere che lo contrapponeva all’odio appannaggio dei comunisti, e oggi esemplarmente incarnato da creature innocenti, energiche e dotate di quella leggerezza calviniana che le fa preferire ai cupi inquilini dei centri sociali e dei No Muos da un pubblico di mezza età pronto a abbandonare il tempo di una gita entro la porta il mouse, la tastiera e il telecomando che li aiuta a pensare di essere ancora classe privilegiata perché il fa eccedere a Netflix a poco più di 5 euro al mese, a militare sui social, a bannare chi non è d’accordo manco fossero degli odiatori seriali.

Perché c’è una frase del testo: si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio, che si riferisce a zitelle invelenite e inappagate, ovviamente per la mancanza di eros coniugale con annessa procreazione, che è diventata lo slogan da sbandierare contro chi continua, con la tenacia dei cretini che non vogliono cambiare casacca o dei rincoglioniti,  a pensare che tutto questo amore abbia come intento il contrasto all’unica forma di odio che la società non autorizza, quello di classe, perché è diventato proprietà e esercizio esclusivo di quella lotta  alla rovescia, quella di chi ha e vuole avere sempre di più ai danni di chi ha avuto poco e deve per destino, per nascita o per le regole dell’economia e del mercato assurte a leggi naturali, avere sempre meno.

È gente poco simpatica infatti, quella,  legata alla memoria del buon esempio dei partigiani che magari ha avuto in famiglia e intorno e che pensavano appunto che quella guerra che stavano conducendo anche con una buona dose di amore per chi sarebbe venuto dopo di loro e di odio per chi voleva condannarli a un futuro umiliante e umiliato, povero di beni, di istruzione, di dignità e bellezza, non era solo una lotta di liberazione da un invasore o da un regime che oltre all’olio di ricino aveva elargito lacrime e sangue, ma di liberazione dallo sfruttamento, dalla speculazione, dalla corruzione, quella delle mazzette e quella delle leggi promulgate per perpetuare privilegi, iniquità e differenze, e che ha dato vita a quella Costituzione che non piace a quella entità sovranazionale che pretende di comandarci imponendo la cessione della sovranità dello Stato e  del popolo, perché troppo intrisa di valori sovvertitori e socialisti, quelli appunto della Resistenza.

È gente che non ha il giusto appeal per essere invitata a un apericena, musona, in quanto frustrata e repressa perché avrebbe inanellato una catena di insuccessi e fallimenti, ben rappresentati dalle piazze semivuote nelle quali ha manifestato tetramente insieme a altrettanto mesti operai delocalizzati, precari ricattati, commesse dei supermercati che hanno strappato due ore a turni obbligatori anche la domenica e a Natale, a molesti nostalgici dell’articolo 18 che non gradiscono le nuove frontiere aperte dal Jobs Act, gente insomma affetta da negatività e disfattismo, sempre “contro” non solo contro Salvini, così invisa per il suo nichilismo da essere condannata a essere conferita nella  discarica del populismo e del sovranismo.

Si tratta di un target che a ben vedere si merita la penalizzazione inflitta da una modernità della quale non sa  godere i frutti, vuoi per poca ambizione, per scarse determinazione e spregiudicatezza, per ininfluenti protezioni, per censo e collocazione dinastica miserabili e per la poca attitudine a fidelizzarsi in organizzazioni che hanno saputo realizzare la compatibilità apparente degli interessi egemonici del ceto privilegiato e la sopravvivenza di una larga fascia impoverita sì, ma che ha conservato una “relativa agiatezza”, uno status che qualcuno ha chiamato condizione “signorile di massa”, che fa da contrasto, e dunque garanzia di superiorità,  rispetto a quella di alcuni milioni di immigrati e di italiani ridotti in miseria e semi schiavitù, che non hanno voce se non come vittime da esibire in occasioni pubbliche.

La loro eterna scontentezza merita l’isolamento se non gradiscono di dare la loro delega in bianco a soggetti competenti, se non sono gratificati dell’appartenenza a quelle cerchie di creativi dinamici e cosmopoliti, che sanno cogliere la sfida della modernità a suon di grandi opere e start up, di presenzialismo a grandi eventi, di master e Erasmus come parcheggi graditi per procrastinare responsabilità e impegno, di una libertà interpretata come la licenza concessa di organizzarsi percorso e orario delle consegne a  domicilio per Foodora.

Eh sì, sono pieni di acrimonia, soprattutto nei confronti dei giovani  costretti a guardare con trepidazione e fiducia a quelli come Macron che vogliono introdurre criteri di equità “intergenerazionale” per impedire che le risorse del sistema pensionistico maturate in anni di lavoro vadano a beneficio solo degli anziani, come dimostrano le meravigliose opportunità e le garanzie di sicurezza contro la precarietà offerte dalla Legge Fornero e dal Jobs Act in Italia.

Patetici avanzi dell’internazionalismo, non si accontentano di solidarizzare come altri più illuminati e selettivi, con chi manifesta a Hong Kong e in Iran, ma pure con chi è in piazza in Bolivia, in Cile, in Venezuela, con la sinistra antifascista in Ucraina e in Lettonia. E pure con i nigeriani di Firenze, colpiti da provvedimenti bipartisan di tutela della sicurezza minacciata da poveri neri e bianchi, applicati con entusiasmo dal sindaco sceriffo, con quelli di Rosarno, esclusi dai benefici dalle misure di contrasto intermittente  sul caporalato benedette dalla relatrice della Legge Fornero e pronuba degli “accordi” per Almaviva, pastori sardi, Gepin, con i veneziani che protestano per aver subito la corruzione e i furti a norma di legge, con chi ostinatamente si batte per non subire il ricatto della scelta tra posto o salute, con chi denuncia l’occupazione militare della sua terra e le svendite dei beni comuni.

Sono ostinati se ancora si chiedono: ma se l’obiettivo è far cantare Bella Ciao a tutti compresa Casa Pound bene accolta se fa atto di abiura, perché non siete venuti a intonarla in tutti questi anni con noi, che lo vedevamo bene il fascismo rimasto, presente e futuro?

 

 

 

 

 


Peccato Morales

Bolivian-Senator-Jeanine-Anez-1536x1026Ciò che sta accadendo in Bolivia, nel silenzio sostanziale dei media occidentali  ben intenzionati a non vedere nulla, né il sovvertimento della democrazia, né le stragi di nativi colpevoli  di avere avuto accesso all’economia e al governo del Paese, grazie a Morales ( qui un video del Financial Times del 2014 in cui si loda questa apertura, salvo oggi appoggiare i golpisti), presenta elementi talmente grotteschi e arcaici da demistificare il discorso pubblico del sistema neo liberista in merito a democrazia, accoglienza, razzismo e nuove presunte libertà il quale, al momento buono, si rivela  una semplice  sovrastruttura retorica in funzione degli interessi dei soggetti economici finanziari.  Una cosa che ci riguarda molto da vicino visto che in Europa lo stesso accrocchio declamatorio, con in aggiunta l’unionismo falso e bugiardo, viene usato per i massacri sociali e la distruzione del welfare.

In quale occasione tutto questo precipita e si separa nella provetta del neo liberismo in maniera folgorante come quando  nel giorno della sua auto-proclamazione come capo ad interim dello stato, la golpista maxima Jeanine Anez ha parlato pubblicamente con la Bibbia cattolica nelle sue mani affermando che “Egli (Dio) ha permesso alla Bibbia di tornare al palazzo del governo”. In precedenza, uno dei leader del golpe, il capo dell’organizzazione paramilitare di Santa Cruz, Luis Fernando Camacho, è entrato  nel palazzo del governo dopo le dimissioni di Morales insieme a un sacerdote e ha messo una Bibbia sulla bandiera boliviana. Da parte sua, il sacerdote ha proclamato che “la Bolivia appartiene a Dio” e che la Pachamama, una dea venerata dagli indigeni nel paese, non ci tornerà mai più.

Insomma in pochi giorni si è tornati indietro di 500 anni con i gesuiti missionari e i loro schiavi indios, anche se in questo caso i sacerdoti sono costituiti dalla borghesia parassitaria, gli altari dalle miniere di litio e i poveri cristi in croce dai nativi: insomma l’antica alleanza tra la chiesa e il potere si è rivelata ancora pienamente operante. Anzi per apparente paradosso ancora di più da quando la Chiesa, sotto la spinta della secolarizzazione ha abbandonato, sia pure sottobanco,  le velleità dottrinarie e  la pretesa di far derivare da queste “verità” l’unica etica e morale fondante. Insomma il Papa si è dalailamizzato e di fatto, in sorprendente  accordo con le profezie, l’ultimo vero pontefice è stato Benedetto XVI che ha fatto il gran rifiuto proprio per l’impossibilità  di essere il capo di una religione e non il ciambellano di una religiosità vaga e a la carte com’è quella del mondo occidentale: d’altro canto qualsiasi fede reale sia essa di tipo religioso o etico – laico è ormai un disturbo per un sistema che ha a fondamento dei propri valori il mercato e dunque l’esatto contrario di ogni etica dal momento che tutto ha un valore in quanto contrattabile. La chiesa in questo senso opera come collante supplettivo del denaro. E il gesuita che lo ha sostituito sul trono  ha invece subito afferrato il concetto e lo ha reso operante dalla sua milonga vaticana.

Questo in apparenza potrebbe sembrare una cosa buona e invece non lo è affatto, almeno in questa fase del declino, perché ovviamente spinge la chiesa a mettere ancora di più l’accento sul potere e sull’ingerenza, ad appoggiarsi sia all’integralismo destrorso e xenofobo oltreché ai fenomeni più arcaici della devozione senza nemmeno dover far mostra di una qualche coerenza. Fa sì che, senza alcun contrasto, i golpisti e stragisti boliviani possano fondare sulla Bibbia la loro azione di pulizia etnico – sociale, mentre da noi si invita all’accoglienza e soprattutto al gigantesco affare che essa comporta. Il “peccato” di Morales è stato quello imperdonabile di favorire una riforma costituzionale che nel 2009 ha spogliato la Chiesa cattolica del suo speciale status di religione di stato proclamando “la libertà di religione e di credenze spirituali, secondo le visioni di ogni individuo” e dichiarando lo stato “indipendente dalla religione” che tradotto vuol dire indipendente dal potere delle gerarchie. 

Ma mutatis mutandis cose simili accadono anche in Italia dove la gerarchia vaticana  opera attivamente per la distruzione del Paese e la sua riduzione in schiavitù finanziaria tramite un suo uomo, ovvero Giuseppe Conte, uomo formatosi a villa Nazareth, l’università di elite del Vaticano, sotto la guida del cardinale Achille Silvestrini, scomparso da poco. Lì sono stati tirati i fili prima con l’improvvida chiamata di Conte alla testa dell’esecutivo M5S – Lega e poi con la resilienza a palazzo Chigi a capo di un governo di segno opposto. Ora costui vorrebbe firmare, con il sostegno di sua Eminenza Mattarella  il trattato capestro sul nuovo Mes ben sapendo che esso è stato architettato specificamente per depredare l’Italia.  Non gli resta che giurare sulla bibbia.

 

 


Il golpe elettrico

bolivia-20foto-20efeLo ha detto Noam Chomsky che il golpe militare in Bolivia contro Evo Morales vincitore delle ultime elezioni, è stato organizzato  dagli Stati Uniti con la complicità dell’Organizzazione degli stati americani. E lo dimostrano, se proprio ci fosse qualche cieco coatto, i contatti quotidiani dei golpisti con l’ambasciata americana di La Paz e i 16 audio i cui i gli stessi non solo rivelano la direzione a stelle e strisce del colpo di stato, ma menzionano anche il filo diretto fra loro e i senatori repubblicani Marco Rubio e Ted Cruz oltre che con il democratico  Bob Menendez. In questo caso gli Usa non sono andati per il sottile, hanno fatto di tutto a suon di dollari per far vincere le opposizioni, anche appoggiandosi al razzismo contro i nativi ( “Togliete di mezzo il presidente indio”.ha esclamato uno dei leader del golpe, l’estremista fascista Camacho) e quando queste sono state sonoramente battute da Morales era già pronto il piano B per costringerlo alle dimissioni, come infatti è accaduto oppure assassinarlo: la posta in questo caso  infatti era troppo grande, ovvero il litio, necessario per rivoluzione elettrica di cui la Bolivia detiene i più grandi giacimenti. Il Paese andino è l’unico che abbia nazionalizzato l’industria mineraria e dunque non solo contrasta il profitto privato e l’arbitrio delle multinazionali de mondo anglosassone, ma potrebbe essere utilizzato come arma strategica per alleggerire giogo di Washington.

Fino ad ora il litio (vedi nota)  che si estrae dalla regione di Atacama, divisa fra  Cile e Argentina (precedentemente i piccoli giacimento di litio in Nord America si sono esauriti o sono stati contaminati per l’uso di questo metallo nella costruzione delle armi nucleari), è stato sufficiente a garantire enormi profitti, grazie alla sottomissione politica dei Paesi dove si trovano i giacimenti e a tecniche di estrazione e lavorazione di basso livello, ma la prospettiva della rivoluzione elettrica dell’auto spinge a prendersi adesso ciò che fino qualche giorno fa apparteneva al popolo boliviano e ne poteva essere la ricchezza. Gli avvoltoi sono principalmente la Fmc, con sede a Philadelfia,  l’Orocobre con base a Brisbane,  l’Albemarle centrata nella Carolina del Nord e la Sqm cilena, la cui maggioranza azionaria è detenuta dalla Nutrien Ltd canadese che si mangiano molta della ricchezza mineraria del Sudamerica,  si spartiranno i giacimenti boliviani e sono pronto a scommettere qualsiasi cifra che il primo provvedimento di golpisti sarà proprio quello di privatizzare i giacimenti. Per una straordinaria coincidenza la pressione contro la Bolivia e contro il suo presidente socialista è divenuta pesantissima da circa un anno, ovvero da quando il governo di La Paz ha vinto presso La Corte di giustizia internazionale dell’Aia il contenzioso con il Cile per l’utilizzo di un porto franco sul Pacifico e le trattative per questo sbocco sull’ oceano  si erano avviate.  Basta andare avanti dalle coste cilene per 7000 chilometri verso nord ovest e incontriamo la Cina che oggi produce il 90 per cento delle batterie al litio per qualsiasi utilizzo, dai cellulari alle auto, Tesla compresa che però utilizza le più scadenti, vista l’abbondanza di citrulli allo stato puro sulla crosta terrestre  E’ fin troppo chiaro ciò che Washington temeva: ovvero che Morales cedesse al corteggiamento dei giganti cinesi del litio facendo venire meno un dominio fino ad oggi incontrastato sul mercato mondiale da parte delle  multinazionali anglosassoni.

Naturalmente assisteremo al tentato spaccio di falsa democrazia per giustificare un golpe fascista le cui cui origini sono chiarissime. Ma nella confusione attuale   ci dimentichiamo che il fascismo reale è quello che derivata dal sistema neo liberista il quale prevede come  diceva Foucault “uno stato sotto il controllo del mercato, anziché un mercato sotto il controllo dello stato”. E non si potrebbe immaginare esempio migliore, più luminoso di ciò che accade  in Bolivia per renderlo evidente. Del resto anche il golpe di Pinochet, ispirato e rivendicato dai Chicago boys oltre che organizzato dalla Cia e dall’esercito fu attuato per denazionalizzare gli stessi giacimenti, al tempo importanti per altri minerali.  Insomma è sempre la stessa merda, ma questa volta i banchettatori agiscono per disperazione:  perché non si tratta più come nel ’73 di sperimentare il sistema di dominio, ma di una lotta per sopravvivere ai danni compiuti.

 Nota Beninteso il litio è un metallo molto diffuso nella crosta terrestre, ma essendo anche un elemento molto reattivo si lega strettamente ad altri composti che ne rendono difficile o comunque costosa la separazione: solo quello contenuto nelle “salamoie” dei laghi salati sudamericani e asiatici è relativamente facile da ottenere sotto forma di carbonato di litio. Se così non fosse,  visto che questo metallo è presente in molte rocce vulcaniche e anche nelle acque che le attraversano, l’Italia sarebbe una specie di paradiso del litio. A questo proposito va detto che i cinesi hanno brevettato un sistema per riciclare il litio delle batterie a prezzi abbastanza contenuti e stanno cominciando ad usarlo, mentre in occidente l’unico brevetto in questo senso è del Cnr italiano ed è  ancora in sperimentazione.


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