Anna Lombroso per il Simplicissimus
Abbiamo sottovalutato che una delle malattia del secolo, breve ma ancora in corso più che scorso, è una forma di amnesia collettiva, che riguarda l’oblio delle nefandezze del fascismo, del razzismo, del colonialismo, la rimozione di responsabilità inquietanti nelle stragi, il contributo della politica e dell’imprenditoria nella crisi attuale.
Nella maggior parte dei casi il processo di smemoratezza è stato favorito da quella smania non recente di pacificazione, preliminare a larghe intese certamente, ma soprattutto allo smaltimento rapido e indolore di colpe, oppure a una loro generalizzazione, diffusa almeno quanto la relativa indulgenza.
Così si affida la storia a cronisti scomposti, in odor di vendette, che la stravolgono per ripartire crimini in forma bipartisan e per pareggiare i conti tra fratelli Cervi e ragazzi di Salò, o la lettura istituzionale degli eventi di allora a figure, autorevoli sì, ma talmente inclini alla perdonanza da sdoganare e dare una mano con pari entusiasmo a repubblichini e ad accertati malfattori. Si seppellisce la vergogna coloniale e feroci repressioni razziste sotto il Monumento al boia Graziani. C’è chi si fregia dell’impresa epocale di togliere il segreto sulle stragi, che non c’era più, pensando di sollevare il velo di legittima diffidenza verso organismi e istituzioni cui questo ceto dirigente sta levando credibilità e potere di controllo e vigilanza già compromessi, già discutibili, in nome delle “riforme”, della semplificazione, della lotta alla burocrazia. E per quanto riguarda la crisi, tutti si proclamano innocenti di fronte al verificarsi di un evento “naturale”, un sisma, un fenomeno imprevedibile e così passeggero che se ne appalesa già la fine, come ciechi che pretendono di vedere meglio di noi che la subiamo.
È ancora più ridicola quindi l’accusa del criminale condannato, che non ci concede il premio dell’oblio di lui e delle sue imprese, richiamato continuamente a riempire vuoti televisivi, reclamato come interlocutore privilegiato, invidiato da nuove stelline della politica spettacolo, adorato da disegnatori di vignette e autori di satira perché francamente impareggiabile, rimpianto perfino da qualche comunista – che è l’unico che creda ancora alla loro esistenza in vita. Oltraggiosamente dimentico di aver prestato il suo volto da piccolo Napoleone al neo fascismo, con un razzismo tramite leggi dello Stato, tramite lo svuotamento del parlamentarismo, grazie alla perdita di autorevolezza della politica e delle istituzioni, in virtù della personalizzazione delle regole, delle leggi, del confronto, con la riconferma dei capisaldi del regime: clientelismo feroce, corruzione diffusa, familismo implacabile, ci riprova a dare del kapò a Schultz, accusando insieme a lui, candidato socialista alle europee, tutti i tedeschi di negare l’esistenza dei lager.
Fa parte del suo stile spararle grosse, poi smentire, poi lamentarsi di non essere stato compreso, certo com’è che qualcosa di quel che pronuncia come un fiume di fango in piena resta. E in questo caso in una volta sola compiace più o meno segretamente parecchi target. Compreso quello dei cretini, come al solito, e degli ignoranti. A differenza di noi i tedeschi hanno subito il trauma collettivo della colpa e della sua coscienza e resa obbligatoria la memoria autocritica del nazismo attraverso leggi, rispettate, istruzione, interpretazione storica, cultura.
Ciò non toglie che il processo sia concluso o abbia avuto successo, ciò non toglie che focolai di neo nazismo siano presenti e pronti a divampare in Germania, come, basta pensare a Ucraina e Ungheria, in molta parte dell’Europa, ciò non toglie che a quel trauma si sia aggiunto e chissà se elaborato davvero, quello della riunificazione. E ciò non toglie che pare sia caratteristica di qualsiasi popolo nessuno escluso, la disubbidienza alle lezioni della storia: la coazione a ripetere sopraffazione anche da parte di chi l’ha subita, sfruttamento da parte di chi ha sofferto fame e umiliazioni, rifiuto da parte di chi è stato respinto, repressione della libertà da parte di chi ha visto violare diritti fondamentali. Ma è proprio per questo che bisogna aver cara la verità storica, per ricordarla a chi la tradisce e per farcene forti quando in nome del presente, ci negano il passato che ci ha riscattato e il futuro che ci dobbiamo riprendere.


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“Berlusconi nasce socialista ”
Berlusconi non nasce nulla perchè non è mai stato politico, al massimo sodale d’affari di politici. A chi fa affari, delle idee non può fregare di meno, interessa solo che il rapporto con la politica porti quattrini.
L’esempio della semplice scelta del tifo per una squadra di calcio come addestramento all’odio per il prossimo imho non sta molto in piedi. Gioire per la propria squadra non implica necessariamente volere il male altrui
Non si può mettere sullo stesso livello chi esulta per il gol della sua squadra e applaude gli avversari a fine partita, a chi urla “devi morire” all’arbitro o all’avversario o va allo stadio armato come in guerra.
Vinci, ma fa’ in modo che la tua vittoria coincida con la sconfitta di qualcun altro! ”
potresti spiegare come potrebbe essere altrimenti? Se c’è una vittoria, c’è stata una competizione, e chi non ha vinto ha perso. Il danno “psicologico” è a monte, ovvero nel convincere che la vita sia solo competizione, e non anche collaborazione. E nella seconda ottica (quella della collaborazione), al contrario di quello che dici lo sport di squadra aiuta molto, anche se non praticato. Perchè quando hai visto per la millesima volta il giocatore di talento, ma egoista (che pensa che siccome sa superare gli avversari come birilli non ha bisogno di passare mai la palla, e così ogni azione finisce regolarmente con quel giocatore che supera un avversario, ne supera due e viene fermato dal terzo, mentre il resto della squadra è fermo perchè sa che quel giocatore non passa mai la palla), impari che lo squadrone tanto strombazzato dalla stampa per la grande campagna acquisti composto di 11 giocatori che giocano ognuno per sè, per quanto talentuosi, potrà sempre perdere anche coi peggiori brocchi che però giocano cercando sempre di dare la palla al compagno meglio smarcato. E stai pur certo che le squadre “operaie”, in cui i giocatori danno sempre il massimo per i compagni perchè sanno che se non fanno così verranno surclassati dalla differenza di talento con le squadre più ricche, non escono mai dal campo fischiate, anche quando perdono.
Vorrei partire con tre grossolane semplificazioni. Inizio da una definizione personale di cosa siano la destra e la sinistra in politica. La destra è caratterizzata dal concetto di mantenere ed aumentare il potere di chi è già potente, la sinistra dall’idea che il potere vada invece condiviso fra tutti in modo che, alla fine del processo di condivisione, nessuno sia in una posizione di potere superiore rispetto agli altri.
Seconda semplificazione. Gli esseri umani, specie se intelligenti e ambiziosi, sono attratti dal potere come la falena dalla luce della lampadina, mentre gli esseri umani non intelligenti, oppure intelligenti ma “timidi”, tendono ad associarsi agli ambiziosi diventandone pedine, il che permette agli ambiziosi di poter contare su una massa di manovra che sarà utile nello sviluppo del proprio potere personale.
Terza semplificazione: senza denaro non si crea nulla. Non ci vuole un po’ di denaro, ce ne vuole molto. E siccome i giovani intelligenti e ambiziosi di soldi di solito non ne hanno, l’unico modo per emergere è di farsi sponsorizzare da chi i soldi ce li ha e pazienza se, strada facendo, gli ideali si stempereranno fino a liquefarsi del tutto.
Ora, per gli esseri intelligenti e ambiziosi il fatto di diventare leader di destra o di sinistra è spesso del tutto irrilevante. Non sto parlando del mondo ideale, che è il nostro humus, ma di quello reale. Questo spiega perché Mussolini parte da sinistra e arriva a destra, Berlusconi nasce socialista e percorre la stessa traiettoria del Duce, Pannella si fa un’immagine di sinistra per poi convertirsi a Berlusconi o Soros. Da notare che le inattese conversioni avvengono quasi sempre da sinistra a destra e quasi mai da destra a sinistra in quanto rispecchiano il regime generale di potere che presiede il mondo in un momento dato. Dopo la scomparsa dell’URSS e della Cina di Mao c’è un unico “datore di lavoro” per gli intelligenti e gli ambiziosi, il che spiega perché tutta la politica mondiale abbia effettuato una conversione in massa verso destra, anche quando si mette l’etichetta di sinistra. Al punto che, per non far notare che non si è più di sinistra, ossia che non si crede più all’idea centrale che il potere vada condiviso, i partiti di sinistra la buttano sui cosiddetti “diritti”, che sono poi questioni private più che ideologiche, tanto è vero che nella Russia sovietica certi diritti venivano forse ignorati ma il capitalismo era bandito e questo era l’elemento sostanziale che contrassegnava il suo essere di sinistra. Un’altra questione, che qui tralascio, è se il potere, nell’URSS, anche senza capitalismo, si fosse riformato in modo disuguale e discriminatorio.
I diritti sono importanti, e chi lo può negare!, ma un osservatore meno distratto si renderebbe conto che dietro a ogni diritto acquisito c’è un business e che, anzi, il diritto viene riconosciuto come tale non in virtù del nostro strepitare ma perché chi spinge il business ha fatto bene il suo lavoro promozionale e usa gli strepitanti come massa di manovra e di pressione. Il che, ribadisco, non inficia la validità dei diritti stessi.
A questo punto vengo alla questione dei movimenti di destra in Ungheria, Inghilterra, Francia e altrove. Essi non nascono, come potevano nascere un tempo, per il timore che la rivoluzione russa si estenda e costringa tutti a perdere i propri averi e a diventare poveri. Oggi questo rischio ce lo regala il capitalismo e non l’ormai inesistente comunismo, quindi, se tanto mi dà tanto, le nuove destre avrebbero dovuto prendersela con il neoliberismo in quanto nuovo sistema che promette alle maggioranze silenziose nient’altro che espropri e povertà.
Né essi nascono perché ci sono vetuste ideologie di destra dure a morire, che, in effetti, sono solo un pretesto. In Italia, per esempio, non c’era un’inimicizia “storica” con i rumeni, albanesi e polacchi ma quando anni fa frequentai per diversi mesi il forum dei radicali fui disgustato dallo scoprire come l’odio contro questi popoli fosse molto diffuso tra i forumisti, uno dei quali aveva l’abitudine di rilanciare sul forum ogni notizia che si riferisse ad albanesi o romeni arrestati dalla nostra polizia! In India oggi sono i politici stessi a suscitare disordini di piazza e sanguinosi pogrom contro le più varie minoranze etniche per garantirsi i consensi delle etnie maggioritarie. E’ una tecnica politica riconosciuta, i giornali indiani ne parlano quasi tutti i giorni per stigmatizzarla. Lo stesso Modi, candidato premier del partito di opposizione alle elezioni generali in corso, è indiziato di aver propiziato (o comunque non impedito) il pogrom di musulmani nel suo stato di origine, il Gujarat, molti anni fa.
Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, con le svastiche (simbolo di buon auspicio nella cultura indiana, tant’è che lo si trova raffigurato sulle pareti delle case a protezione di chi le abita) diventate, presso di noi, un odioso simbolo di violenza nazista e neonazista come se la pulsione dell’affermarsi distruggendo l’altro avesse bisogno di speciali ancoraggi e simboli storici e non sapesse trovare mete ad abundantiam semplicemente guardandosi attorno e inventandosi un nemico nel primo passante che il nostro sguardo incrocia.
Per chi non ci avesse mai pensato, il culto della sopraffazione sull’altro è visibile già dalla scelta di una squadra di calcio, dalla gioia per la vittoria della nostra squadra dimentichi della sofferenza di chi ha perso, è un dato culturale che ci accompagna sin dalla nascita e al quale le figure di autorità ci indirizzano sin da piccoli, qualunque debba poi essere il nostro orientamento politico futuro. Vinci, ma fa’ in modo che la tua vittoria coincida con la sconfitta di qualcun altro! Schadenfreude, insomma.
Allora si capisce che le nuove destre non nascono spontaneamente ma vengono coltivate in provetta o in serra da chi ha interesse a usarle per fini particolari specie nei paesi dove non si può far leva sul dato etnico come in India o in Africa. Gli scopi sono i più vari: rovesciare un regime “antipatico”, scatenere una guerra locale fonte di profitti finanziari o geopolitici, far capire ai partiti di regime che se non rigano dritti è già pronto il ricambio e così via. Nulla nasce dal nulla e la politica è sempre più “ispirata” dall’alto, sempre meno genuina e autoctona. L’unica consolazione che ci rimane non è identificare chi tesse le fila, perché già lo sappiamo, ma riuscire a discernere nell’intrico di eventi le fila, nascoste come sono da strati e strati di apparenza e menzogna.
“resa obbligatoria la memoria autocritica del nazismo attraverso leggi,”
a cosa serviva il nazismo per il padronato tedesco? A distruggere il comunismo. Quale fu una delle prime leggi della RFT? La messa fuori legge del KPD. Le fondamenta anticomuniste del nazismo rimasero intatte, altro che autocritica!
“Ucraina, paese in parte complice ma assai più vittima dell’aggressione hitleriana.”
il fatto che, specie nell’Ucraina occidentale, ci fosse una russofobia tale da considerare i nazisti come alleati, anzichè come carnefici quali poi si rivelarono, è una costante di tutti i fascismi dell’Europa orientale, che furono più che contenti di consegnarsi mani e piedi ai nazisti, salvo accorgersi che la slavofobia nazista non faceva sconti per i migliori fornitori di guardiani di lager (i peggiori erano quasi tutti ucraini).
Mi chiedo come sia possibile vedere gruppi neonazisti in Ucraina, paese in parte complice ma assai più vittima dell’aggressione hitleriana. Laggiù (ma anche in Ungheria e nei paesi baltici) il “socialismo reale” ha avuto decenni per educare intere generazioni al rispetto della memoria, potendo esercitare sui mezzi d’informazione un controllo che i nostri servi di regime se lo sognano di notte.
Certo il neonazismo ucraino può anche essere concepito come veicolo effimero del nazionalismo, così come lo è stato il fondamentalismo cattolico per i polacchi. Ma ciò non elimina il dubbio che il lungo governo socialista non sia riuscito a fortificare perlomeno la testa dei giovani dalle ingannevoli letture storiche e sociali dispensate a man bassa dai regimi post-1989.
E allora, se la televisione è sufficiente per garantire la vittoria della barbarie ma non lo è abbastanza per difendere il socialismo, che cosa occorre fare? La rivoluzione perpetua?