5928_3C’era una volta il Parlamento. Adesso si è trasformato in un’area di parcheggio contro la disoccupazione politica dove nominati spesso senz’arte né parte non pensano ad altro che a conquistarsi il vitalizio, mantenendo in piedi la legislatura a tutti i costi. Ed è facile perché i costi sono pagati dai cittadini e i programmi sono dettati dalla Bce, da Berlino oltre che dai potentati nazionali: non c’è nemmeno bisogno di pensare, operazione nella quale molti avrebbero serie difficoltà. La vicenda Renzi ha se non altro il merito di rendere chiarissima la situazione e di infrangere la vetrina di fraintendimenti: il Parlamento è ormai solo una copertura dell’oligarchia dominante e infatti quando bisogna decidere dei rapporti interni e dei governi, non c’è più bisogno di sfiducia, basta un pranzo da zio Giorgio.

Visto che l’immobilismo di Letta stava creando un vasto malcontento  che avrebbe potuto riverberarsi alle elezioni europee o  portare, dio ce ne scampi, a quell’atto irresponsabile del ricorso alle urne in mancanza di una buona legge truffa, ecco che si è puntato su un nuovo promettente personaggio, non prima però di aver regalato un bel mucchietto di miliardi alle banche. Il governo non è caduto in Parlamento ma nel boudoir del Quirinale  dopo brevi consultazioni con quella decina di uomini al timone dell’Italia, Merkel compresa che di palle, lei sì, ne ha da vendere. Tanto che è riuscita a rinviare a dopo le elezioni le trattative per il salvataggio della Grecia dal terzo defaultSenza nemmeno una sfiducia pro forma, perché anche quella non sarebbe stata garantita al 100%. Così Renzi che dapprima non voleva salire a Palazzo Chigi, poi ha fatto finta di non volerlo e infine ha licenziato il premier in diretta, senza nemmeno degnarsi di delineare un piano d’azione, diventa la speranza di una durata ad oltranza della stabilità mortuaria. Ne ha tutte le caratteristiche: piace a Berlusconi con cui ha “profonde sintonie” , piace ai finanzieri che gli hanno passato quattro milioni in questi anni per farlo giocare alla ruota della fortuna, è vicino al popolo perché ha le stesse idee del barista sotto casa. Insomma non facciamo gli incontentabili e basta con la pretesa che questa debba essere una repubblica parlamentare, sono cose superate, roba da conservatori: sono sufficienti il partito azienda e il partito cooperativa.

E chi meglio di un figlio del berlusconismo che si dichiara di sinistra (battutaccia) potrebbe garantire la stabilità assoluta del declino? In fondo si tratta di passare dal nulla con le palle alle palle con il nulla. E piace a tutti anche perché si pensa che il giovane padroncino possa stroncare le gambe a qualsiasi noiosa opposizione che si metta di traverso, anche a quelle che potrebbero finalmente decidere di darsi una struttura politica, rinunciando ai piaceri un po’ fatui e palesemente inefficaci del gurismo. Che possa essere lo scattante gattopardo a garanzia che nulla davvero cambi.

Forse è per questo che a volte mi viene da pensare che i cacciatori di frodo hanno un loro perché.