Anna Lombroso per il Simplicissimus
Ci sono episodi e incontri folgoranti che favoriscono la conoscenza e quindi la coscienza. Da bambina ho avuto consapevolezza delle disuguaglianze e dell’iniquità crudele che le muove in un Natale nella villa di amici dei miei genitori, quando il padrone di casa travestito da magnanimo e burbanzoso Babbo Natale, distribuì doni scelti apparentemente a caso in una grande gerla, ai bambini di dipendenti e maestranze della sua azienda. Così quelli più grossi che strabordavano dal cesto,andarono ai bambini dei più fedeli e contigui alla dinastia, schierati in prima fila, riconosciuti e chiamati per nome, che poterono scartare febbrilmente scatoloni di meccano, trenini e grandi bambole parlanti, mentre in fondo, sommersi, restavano involtini di libri educativi e edificanti, involti con guanti e sciarpe ruvide, più adatti a meno noti, meno contigui, sommersi anche loro. E per chi non era stato invitato, niente strenne.
Mi sono ricordata di quei doni, elargizione a una sudditanza compiacente, in occasione delle dichiarazioni del segaligno premier senza berretto col pompon ma con altrettanto cinismo selettivo, che rivendica come in uno spot che ci perseguita puntualmente ogni anno, di non essere Santa Claus, ma un prudente pater familias. Deve aver avuto un’infanzia infelice se fa suo un uso di mondo di selezioni crudeli e implacabili tra figli e figliastri, tra meritevoli di omaggi ben impacchettati e quelli cui invece non tocca niente, salvo qualche punizione. Perché quella dissipata, occasionale e apparentemente scriteriata distribuzione di quattrini chiamata Legge di Stabilità, così come misure irrazionali, aberranti e estemporanee per via della eufemistica di governo sono state chiamate riforme, segue invece criteri rigidissimi: premiare influenti gruppi di pressione, aggressivi postulanti da cui riscuotere gratitudine pronta cassa, riconfermare un sistema di privilegi e licenze, compreso un condono promettente di altri a seguire, a chioschi e stabilimenti abusivi nelle spiagge, comprese le norme per punire comuni e regioni ostili a limitare l’installazione delle micidiali macchine succhia soldi, tutte misure intese a riaffermare la necessità irriducibile di sancire le differenze, di trasformare i diritti in benevole elargizioni e le garanzie in arbitrari privilegi.
È un padre di famiglia feroce, un Robin Hood al contrario, quello che toglie ai poveri per dare ai ricchi e al suo “ceto”, intento a difendere sostanziose indennità, con le eccezioni di M5S e della Lega che si è astenuta, molto rimproverati dalla manierata Presidente che preferisce il bon ton alla trasparenza, retrocedendo la questione morale a questione di etichetta, quando ai costi della politica si fa fronte restituendo a un muscolare immobiliarista i pingui canoni dovuti per l’affitto di vasti uffici parlamentari, incautamente aboliti da un emendamento del solito grillino.
Eppure perfino Confindustria sospetta che la crisi, ma anche le ricette per fronteggiarla abbiano provocato “danni commisurabili solo a quelli di una guerra”, eppure i disoccupati sono raddoppiati e i poveri sono aumentati di tre milioni, eppure fermenti di collera, sussulti di rabbia incontenibile serpeggiano nel paese, eppure si allarga la voragine che divide chi non ha, non ha più, non ha mai avuto, da un ceto remoto, sprezzante, impotente e inadeguato, che agisce in preda a una hybris folle e potenzialmente suicida.
Promuovono grandi eventi, perseguono il folle disegno edificatorio di grandi opere invasive e pesanti, spingono nella direzione della privatizzazione dei beni comuni, assecondando un progetto di crescita che dovrebbe realizzarsi senza rimuovere le differenze, senza preoccuparsi della ridistribuzione degli utili, indifferenti alla qualità degli investimenti e dei profitti, incuranti della stagnazione dei redditi, dell’indebitamento di larghi segmenti di cittadinanze e della contrazione irreversibile dei consumi, perché è sulle disuguaglianze che si colloca la superiorità inviolabile dei loro padroni e la loro.
Si vede che non siamo stati buoni, se la nostra sovranità si regala a poteri sovranazionali, se i nostri diritti si omaggiano a un padronato senza frontiere che ci vuole mobili, spaesati e ridotti in servitù, se il nostro patrimonio artistico, monumentale e paesaggistico è in svendita come in un mercatino di Natale, se la nostra Carta non serve nemmeno ad avvolgere un sistema elettorale che sostituisca quello delegittimato, se ci siamo fatti togleire quella democrazia che avevamo avuto in prestito e che dovevamo conservare.


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Io vedo che stiamo peggio che nel dopoguerra: allora c’era tutto da fare e da ricostruire e non c’era burocrazia alias blocco mangiasoldi per la Casta. Oggi non si può fare nulla, parlo dell’uomo cittadino comune, perché tutto è bloccato, tutto è impedito, tutto è imbalsamato dalla Massoneria al potere. L’ hanno proprio combinata bene: non potendo far salire al potere un dittatore manifesto e violento che li proteggesse, hanno preso lo stesso il potere stando nascosti come larve, piattole, sanguisughe, vermi infusori, tutti nascosti come bacilli nel culo di un asino sporco che si chiama nazione. Sono vili, sono molli e laidi, senza spina dorsale, sono senza palle, ma comandano lo stesso…Anche questa ci doveva capitare di vedere: un pugno di vermi ricchissimi che si potrebbero schiacciare con un cazzotto, se solo si mostrassero a tutti e decisi a dire ciò che vogliono, che si sono comprati tutto. L’unica possibilità è il riuscire a cancellare il loro potere segreto: i soldi. E per fare questo, ci vuole una rivoluzione, che azzeri di fatto il loro peculio. Finirà che chi lotterà davvero contro di loro, creerà un nuovo conio e lo terrà in mano lui e non loro: l’unica possibilità-salvezza per togliere ai pidocchi l’ossigeno.
Autodefinizioni lettiane:
dotato di palle d’acciaio
non Babbo Natale
Buon padre di famiglia.
Quando la ProvvidenzaNapolitana ce lo mandò pensò proprio a tutto.