Sparatoria di fronte a Palazzo ChigiAlle volte la realtà diventa la narratrice per eccellenza, non crea soltanto l’evento, ma fa la notista la politica e la commentatrice, rivela se stessa con una chiarezza e uno stile così lontano dal chiacchiericcio mediatico che è quasi una consolazione. La scena del nuovo governo impaurito e confuso, colto della notizia della sparatoria davanti a Palazzo Chigi, proprio nel momento del giuramento, è l’esatta raffigurazione del suo fallimento ancor prima di cominciare: la metafora della sua essenza di esecutivo di Palazzo per gli interessi di Palazzo, mentre nel Paese cominciano le scosse di terremoto. Lo sparatore non è uno squilibrato, come si è detto nei minuti successivi, secondo un copione sempre uguale a se stesso, ma se anche lo fosse stato avrebbe espresso in maniera delirante un umore che sta fermentando in un Paese nel quale la rappresentanza è sempre più debole, inetta, ambigua e il potere così completamente barricato nei suoi palazzi.

No, Luigi Preiti, l’uomo che ha aperto il fuoco davanti alla sede del presidente del consiglio, è forse il primo che senza lavoro, senza speranza, separato e dunque vittima di una legislazione incoerente e pretesca, non ha pensato di togliersi la vita, ma di suicidarsi per così dire in maniera clamorosa, passando all’offesa. E se questo gesto può essere considerato pazzesco, non lo è più della risposta al dramma del Paese a cui siamo stati costretti ad assistere.

La frattura tra politica e cittadini è ormai così ampio e sempre più insanabile, che mentre i signori del palazzo rispolverano i vecchi ciclostili per dire le solite vuotaggini d’occasione che vanno dalla “strategia della tensione” di Grasso” alle decine di “ferma condanna del folle gesto” alla immancabile “violenza che non risolve i problemi” della Boldra intenta alla censura del web, facendo la figura dei cioccolatai intellettuali, i carabinieri presenti alla sparatoria sembrano i veri politici.  “E’ il gesto di un disperato. I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio… Ecco cosa succede se non lo sanno” dice uno di loro. E un altro di fianco sussurra: “E’ una guerra tra poveri…”. Loro lo sanno, avvertono le scosse del vulcano, ma i signori rinchiusi al Quirinale per la cerimonia sembrano invece soddisfatti della loro abilità, contenti per aver trovato la quadra della loro stessa sopravvivenza. Nemmeno si rendono conto della realtà circostante e pensano di infinocchiare qualcuno inserendo ministri che tanto non conteranno nulla come la cittadina italiana Cécile Kyenge che è di pelle nera o la biondissima valkiria Josefa Idem, idolo dello sport, che tra l’altro in Germania viene considerata un ministro tedesco, cosa in parte vera, visto che ha la doppia cittadinanza.

Insomma quello che è accaduto dovrebbe davvero indurre a  un minimo di responsabilità anche nel governicchio di re Giorgio; invece Alfano ci fa già sapere che tutto è sotto controllo che insomma “niente fu”… Che sarebbe consolante se a dirlo fosse qualcuno e non il niente stesso.