22840332_il-vento-che-racconta-di-terra-di-testarda-resistenza-0-380x245Il titolo è impegnativo, ma purtroppo reale se appena si riesce a guardare attraverso i fumi del gran bailamme post elettorale: il nostro Paese si trova proprio sopra la contraddizione essenziale dell’Europa, sopra la faglia che sta dividendo il continente e più ancora quella che si trova fra una democrazia malata e la tracotante imposizione di un sistema oligarchico da parte dei potentati economici. La questione è complessa nei suoi particolari, negli intrecci economici, politici e nazionali che compongono la matassa, ma è molto semplice nella sostanza: l’austerità si è rivelata un disastro come rimedio alla crisi, lo dicono i fatti, lo urla la realtà da Atene a Lisbona e oggi anche la teoria chiede venia dei suoi errori, ma ad essa non si può rinunciare perché questo costringerebbe a rivoltare Maastricht e a fare dell’euro una vera moneta e della Bce una vera banca centrale, costringendo i paesi forti a riequilibrare debiti e crediti. Però dal momento che tutto questo è impraticabile, la rinuncia all’ austerità in nome della salvezza nazionale  significa anche la crisi mortale della moneta unica.

Come si vede alla fine il dilemma è questo: l’Italia dovrebbe accettare l’impoverimento, la deindustrializzazione, la rapina dei suoi beni in nome  di una moneta unica che favorisce altri, la Germania in particolare, ma che è anche un feticcio politico del liberismo e della finanza: si tratta infatti di una divisa che non appartiene a uno stato e dunque in qualche modo ai suoi cittadini e alla sua economia, ma solamente al sistema bancario. L’euro in poche parole è il segnale che il capitalismo finanziario è cresciuto fino al punto della sua incompatibilità con la democrazia. E non solo il segnale, ma anche l’arma con la quale si cerca di imporre questo cambiamento.

Naturalmente è difficile che la dialettica democratica nei vari paesi possa consentire facilmente il suicidio, nonostante giaculatorie sul fatto che l’impoverimento possa rilanciare la competitività: è solo il frutto di un pensiero rozzo e di semplicismo infantile visto che economisti amano la complicazione che confonde, ma non hanno la minima idea della complessità sociale. Per questo si cerca di fare pressione, di rappresentare come clown coloro che magari da sponde diverse si oppongono al sacrificio, di lavorare sugli spread, di intervenire  pesantemente come la Merkel, di mobilitare clientes e soliti idioti. Il gioco è stato facile quando si è trattato di nominare il governatore Monti sull’onda della cacciata di Berlusconi, facendo leva sulle contraddizioni del sistema politico, i suoi apparati e il suo distacco sia dalle idee che dalla realtà. Ma alla fine come si vede il Paese è diventato ingovernabile. Oserei direi sanamente ingovernabile se la governance deve essere quella della Goldman Sachs.

Lo strappo sarebbe avvenuto in qualunque Paese sottoposto alle “cure”, ma  il caso ha voluto che questo si verificasse proprio in Italia che è anche la nazione più importante tra quelle in crisi e quella dove la situazione è più confusa da ogni punto di vista, non fosse altro perché alcune delle posizioni anti austerità, sia pure interpretate in modo riduttivo e banale, sono occupate dal grande corruttore, dall’uomo che ci ha messo in questa situazione, non senza corpose complicità. Dal massimo rappresentante di un sistema che ha succhiato il midollo materiale e morale del Paese. Grottescamente, nella sua funzione di Re Mida al contrario, oggi rischia di essere il facile bersaglio da colpire per affondare la “ribellione” all’Europa matrigna.

Così siamo costretti a sentir parlare di prorogatio  e di altri governi di altri tecnici, di pratiche che ci allontano passo passo dalla democrazia e dalla Costituzione. Per questo dobbiamo resistere su tutti fronti per difendere il Paese da Bruxelles e da Berlino, ma anche dalle quinte colonne e dai corruttori. Non sarà facile, non basteranno le battute, non basterà indignarsi o giudicare la situazione secondo criteri scontati, come purtroppo sta accadendo: ci vorrà impegno, fantasia e dignità. Vedremo se si troveranno o se il Paese si dissolverà in una guerra tra poveri o in una battaglia all’ultimo euro tra non garantiti, giovani, pensionati alla fame, imprenditori e autonomi alla canna del gas e i culi al caldo, ognuno dentro la propria monade sociale.