Il titolo è impegnativo, ma purtroppo reale se appena si riesce a guardare attraverso i fumi del gran bailamme post elettorale: il nostro Paese si trova proprio sopra la contraddizione essenziale dell’Europa, sopra la faglia che sta dividendo il continente e più ancora quella che si trova fra una democrazia malata e la tracotante imposizione di un sistema oligarchico da parte dei potentati economici. La questione è complessa nei suoi particolari, negli intrecci economici, politici e nazionali che compongono la matassa, ma è molto semplice nella sostanza: l’austerità si è rivelata un disastro come rimedio alla crisi, lo dicono i fatti, lo urla la realtà da Atene a Lisbona e oggi anche la teoria chiede venia dei suoi errori, ma ad essa non si può rinunciare perché questo costringerebbe a rivoltare Maastricht e a fare dell’euro una vera moneta e della Bce una vera banca centrale, costringendo i paesi forti a riequilibrare debiti e crediti. Però dal momento che tutto questo è impraticabile, la rinuncia all’ austerità in nome della salvezza nazionale significa anche la crisi mortale della moneta unica.
Come si vede alla fine il dilemma è questo: l’Italia dovrebbe accettare l’impoverimento, la deindustrializzazione, la rapina dei suoi beni in nome di una moneta unica che favorisce altri, la Germania in particolare, ma che è anche un feticcio politico del liberismo e della finanza: si tratta infatti di una divisa che non appartiene a uno stato e dunque in qualche modo ai suoi cittadini e alla sua economia, ma solamente al sistema bancario. L’euro in poche parole è il segnale che il capitalismo finanziario è cresciuto fino al punto della sua incompatibilità con la democrazia. E non solo il segnale, ma anche l’arma con la quale si cerca di imporre questo cambiamento.
Naturalmente è difficile che la dialettica democratica nei vari paesi possa consentire facilmente il suicidio, nonostante giaculatorie sul fatto che l’impoverimento possa rilanciare la competitività: è solo il frutto di un pensiero rozzo e di semplicismo infantile visto che economisti amano la complicazione che confonde, ma non hanno la minima idea della complessità sociale. Per questo si cerca di fare pressione, di rappresentare come clown coloro che magari da sponde diverse si oppongono al sacrificio, di lavorare sugli spread, di intervenire pesantemente come la Merkel, di mobilitare clientes e soliti idioti. Il gioco è stato facile quando si è trattato di nominare il governatore Monti sull’onda della cacciata di Berlusconi, facendo leva sulle contraddizioni del sistema politico, i suoi apparati e il suo distacco sia dalle idee che dalla realtà. Ma alla fine come si vede il Paese è diventato ingovernabile. Oserei direi sanamente ingovernabile se la governance deve essere quella della Goldman Sachs.
Lo strappo sarebbe avvenuto in qualunque Paese sottoposto alle “cure”, ma il caso ha voluto che questo si verificasse proprio in Italia che è anche la nazione più importante tra quelle in crisi e quella dove la situazione è più confusa da ogni punto di vista, non fosse altro perché alcune delle posizioni anti austerità, sia pure interpretate in modo riduttivo e banale, sono occupate dal grande corruttore, dall’uomo che ci ha messo in questa situazione, non senza corpose complicità. Dal massimo rappresentante di un sistema che ha succhiato il midollo materiale e morale del Paese. Grottescamente, nella sua funzione di Re Mida al contrario, oggi rischia di essere il facile bersaglio da colpire per affondare la “ribellione” all’Europa matrigna.
Così siamo costretti a sentir parlare di prorogatio e di altri governi di altri tecnici, di pratiche che ci allontano passo passo dalla democrazia e dalla Costituzione. Per questo dobbiamo resistere su tutti fronti per difendere il Paese da Bruxelles e da Berlino, ma anche dalle quinte colonne e dai corruttori. Non sarà facile, non basteranno le battute, non basterà indignarsi o giudicare la situazione secondo criteri scontati, come purtroppo sta accadendo: ci vorrà impegno, fantasia e dignità. Vedremo se si troveranno o se il Paese si dissolverà in una guerra tra poveri o in una battaglia all’ultimo euro tra non garantiti, giovani, pensionati alla fame, imprenditori e autonomi alla canna del gas e i culi al caldo, ognuno dentro la propria monade sociale.


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a dire la verita grillo e un politico fenomenale sapiamo tutti chi se italia cade il resto della europa cade allora com el arte de la politica e esere piu furbi del altri usiamola come arma de disuazione del debito chi abiamo e chi no lo aviamo preso noi facciamo pagare a chi li a preso a politici corroti. anche inversore stranieri chi siano messi di accordo con nostri corroti e vadano a fa…….. r bichieri insieme
Che il lavoro sia un diritto non mi sembra essere un concetto sostenuto nel nostro paese, in Europa e nel mondo in generale. Con la caduta del comunismo i partiti politici di sinistra hanno perso la storica occasione di affermare che sì, il comunismo era una dittatura a volte spietata, ma il capitalismo non lo è di meno. Il capitalismo non fa rumore, non in modo evidente, ma sapete che si possono annientare intere nazioni con la penna stilografica, nel silenzio più assoluto. Tutte le manovre finanziarie messe in campo negli ultimi mesi, vedi Grecia, Portogallo, Spagna e Italia non hanno fatto altro che salvare banche e banchieri. Pensate all’assurdo che si sta discutendo se calmierare i super bonus per i manager delle banche mentre la gente comune muore di fame. Siamo di nuovo al dilemma, il lavoro è solo un parametro del mercato o un valore sociale?
Più d’accordo con gli ultimi due post che con alcune tesi obsolete del Sig. Guidetti, ma sul fixing dell’euro a 1936,27 lire sono del tutto concorde. Ma attenzione: IL LAVORO E’ UN DIRITTO. Abbiamo visto che fine ha fatto un recente e assolutamente non rimpianto Ministro del Welfare per aver detto una castroneria del genere (vedasi a tal uopo Art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana, non c’è bisogno di compulsare chissà quale commentario di un Manuale di Legislazione sul Lavoro). Se in Cina o Bangladesh ancora non ci sono arrivati, pazienza: esportiamo anche un po’ della nostra civiltà anziché la nostra barbarie.
Ilcommento di Paolo, che richiama al dumping creato dalla globalizzazione selvaggia è corretto. Il problema (che l’Italia non può risolvere ma che forse può far esplodere a livello internazionale) è che la finanza globale, totalmente antidemocratica in quanto priva di governance, sta travasando la ricchezza dei paesi occidentali verso i paesi emergenti. Nulla di scandaloso, se non fosse che ciò avviene in condizioni di degrado ambientale e sociale che devastano la convivenza civile internazionale del futuro prossimo. Una politica dissennata degli anni novanta ha scatenato l’economia mondiale al di fuori di ogni controllo ed ora è solo un tentare di ritardare (da parte del ceto politico di tutti i paesi a parte rare eccezioni) l’inevitabile crollo disastroso (a livello globale) per lasciarne la gestione ad altri. In tutto questo l’Italia doveva scegliere se estinguersi anestetizzata dalle tv del cavaliere o provare un ultima reazione per accendere la miccia globale di una presa di coscenza del disastro imminente per provare almeno a limitarlo. Direi che si è scelta la seconda via.
Il Lavoro è un dovere? sono d’accordo, ma allora bisogna che tutti abbiano la possibilità di averne uno e quindi di poter assolvere tale dovere. Ma è anche doveroso che lo stipendio percepito consenta ad una persona che lavora di vivere dignitosamente (anche senza I-Phone 4, senza automobile, senza casa di lusso, senza Pay per View ecc…).
Almeno con uno stipendio che consenta di nutrire la propria se stessi e magari la propria famiglia ed avere un tetto sotto cui vivere, anche in affitto potendolo pagare.
Oppure dato che siamo privilegiati dovremmo entrare in lotta con quelli che arrivano da altre parti e fanno i lavori tipo Muratori, Ciabattini, Idraulici ecc…sottopagati e magari in nero?
Magari un bello stipendio da 800 euro al mese per vivere in un paese dove anche tirando la cinghia ce ne vogliono almeno 1.200 per vivere?
E se poi capita qualcosa? se succede di dovre andare dal dentista? se ci si rompe la bicicletta o le scarpe?
E’ questo lo sforzo che gli Italiani che sanno solo lamentarsi dovrebbero fare per ricominciare a vivere felici?
Mi scusi Sig. Guidetti, ma non mi sembra un’analisi appropriata la sua o forse non ho compreso il suo commento.
Con rispetto
Paolo
finalmente una giusta analisi di quanto sta accadendo.Ci vorrebbero meno preconcetti ideologici e più storia .
Spiacente è lungi da me la voglia di difendere Berlusca, ma la nostra crisi ha radici ben più lontane e, drammaticamente, senza rimedio!
È la fotografia di un paese senza risorse, se non il lavoro intelligente, che sta pagando il prezzo di avere vissuto al di sopra delle sue possibilità, assecondato da una sciagurata politica fiscale propugnata, per lo più, dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori. La capacità del lavoro intelligente, connubio di testa e di mani operose, e’ stata abbandonata con il disprezzo nei confronti delle scuole professionali a favore di scuole di maggior livello, forse, intellettuale ma di scarso livello operativo, abbandonando quindi il sapere del fare per il sapere per il sapere! Risultato: abbiamo creduto di creare tanti generali dimenticando che chi vince le battaglie e le guerre sono i soldati semplici. Oggi 30% di disoccupazione giovanile quasi tutti con titoli di studio di livello, ma pochi che facciano: idraulici, elettricisti, ciabattini, panettieri, meccanici, carrozzieri, autisti, muratori, posatori di impianti, etc… Etc… Questi lavori a 1.200 €. Mese li facciano gli extracomunitari poiché quella retribuzione oggi è considerata non dignitosa per i nostri rampolli (coadiuvati sovente dai loro genitori)! Inoltre il nostro lavoro e’ diventato troppo caro, complessivamente, rispetto al resto del mondo dove MILIARDI di persone lavorano per 200$\mese e quindi chi ha capacità di creare beni o servizi va a cercare lavoro meno costoso.
Temo che drammaticamente dovremo fare molti passi indietro nel nostro livello di benessere e dovremo capire che il lavoro NON è un diritto bensì un dovere e che dovremo conquistare e combattere con altri miliardi di individui che partono da livelli dieci volte più bassi del nostro, e vincerà la loro fame contro il nostro ingiustificato e continuo lamento.
Bisogna prendere coscienza che noi Italiani siamo dei PRIVILEGIATI (salvi pochi Casi e situazioni) rispetto al rimanente 75% della popolazione mondiale dunque non lamentiamoci: o difendiamo i nostri privilegi cercando di fare il nostro dovere tutti insieme oppure saremo soverchiati dalla disperazione di chi ha meno di noi!!!!!
Per tornare ad alcune cause che possono avere accelerato il nostro INEVITABILE declino credo che Ciampi, Amato e Prodi abbiano molte più colpe dell’indifendibile Berlusconi. Ricordate l’entrata nell’€uro a lire 1.936,27 quando la nostra fragile economa manifatturiera e di trasformazione poteva a malapena sopportare a 1.300 lire per €uro. Ma dovevamo stabilire la Grandeur Italiana e difendere la nostra dignità di europeisti convinti (peraltro vi ricordate qualcuno che abbia chiesto il nostro parere con un referendum o qualcosa di simile?). Che sappia io negli ultimi 20 anni ha governato più il centro sinistra che non il centro destra e la somma delle manovre finanziarie operate alle spalle degli italiani e l’aumento del debito ha più il segno del centro sinistra che non del centro destra!!! Quindi sarà opportuno attribuire le colpe in uguale misura a tutti coloro che ci hanno governato assumendo, tuttavia, la certezza che neanche il PadreEterno potrà evitare la nostra recessione se non riprenderemo, come popolo, a lavorare seriamente avendo il massimo rispetto del nostro lavoro. Altrimenti altri lavoreranno per noi, loro saliranno socialmente noi scenderemo inevitabilmente!!!!!
Ciò non toglie che gli alti privilegi di cui gode una casta di profittatori (politici, alti burocrati, alti magistrati) sia portata ai livelli minimi affinché non si abbia più bisogno di strani movimenti di protesta che non condurranno a nulla di positivo per il Nostro Paese ( e non Questo Paese come dice Bersani, come se lui ne fosse estraneo!)!!!!!!!!
Diversamente da altri paesi, qui si sta molto molto bene, altrimenti non si capisce il perchè nessuno fiati, visto che di scioperi, manifestazioni ecc… non se ne vedono
Non comprendo nemmeno la seconda parte del discorso, difendere il paese? che paese? non mi direte che credete l’esistenza dell’italia? se anche esistesse di certo non esisterebbero abitanti di quel paese.
Ciao 🙂
Nella guerra di resistenza si organizzarono gli attacchi all’usurpatore ed ai suoi sostenitori. Bene la Resistenza, ma cominciamo con qualche attacco significativo, abbiamo la solidarietà, e non solo a parole, di Grecia e Spagna. Se non si riuscisse con azioni “democratiche” non ci resta che la resistenza ben più dura delle armi, e non sto scherzando…