berlusconi-cita-benito-mussolini-L-1-1-298x300Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri un capo di paese straniero, molto confinante con noi, in occasione delle sue dimissioni ha pronunciato un’implacabile, accorata e spietata invettiva contro le divisioni interne, i conflitti intestini, i veleni che intossicano la sua organizzazione e minacciano credibilità e autorevolezza del ceto dirigente al governo dello stato e della sua comunità .
Oggi un ex premier, e leader indiscusso della destra “moderata” del nostro Paese, ha pronunciato una beffarda, ma sincera difesa della corruzione come strumento di governo, imprenditoriale e politico, senza il quale è impossibile stare alla ribalta del consesso internazionale degli affari e della diplomazia, pena l’esclusione e l’emarginazione.
Facciamocene una ragione, senza stecche, senza oliare, senza mazzette, non c’è crescita, non si fa business, non si vende e nemmeno ci si vende, come hanno dimostrato i viaggi di Monti, che ha dovuto contribuire di tasca nostra, in modo più o meno esplicito per offrirci in liquidazione agli emiri.

Con umorismo involontario Berlusconi ha ricordato che la tangente è necessaria per “facilitare” e incoraggiare le transazioni nelle democrazie instabili, come se la nostra fosse solida. E che tutto il mondo è paese.
E tutti a dire, guarda come ci ha ridotti, proprio lui parla, lui che è stato il motore di questo processo che ci ha spinto irreparabilmente verso l’illegalità, lui, con i suoi conflitti di interesse, la personalizzazione della politica, la privatizzazione della cosa pubblica, comprese le leggi e la costituzione.

Succede di confondere l’untore col contagio e con la malattia. Berlusconi è il volto prestato a rappresentare e interpretare un costume che si ripresenta ciclicamente in forme più o meno patologiche ed estreme, come Sallustio e Cicerone in modi diversi denunciarono, che a volte si interrompe e sospende in occasioni “eroiche” e purificatrici, per fiammeggiare poi con più infuocato vigore, proprio come è avvenuto vent’anni fa quando si capì presto che stava riaffacciandosi un pervicace e generalizzato senso d’impunità, lo stesso che aveva caratterizzato la fase precedente a Mani pulite.
Con franca spudoratezza, sentendosi un nuovo Mattei pronto a spendersi per una nuova ricostruzione, Berlusconi ha detto quello che con ipocrisia tacciono imprenditori, manager, boiardi di stato e con cautela omettono politici a tutti i livelli territoriali: il sistema delle mazzette è funzionale. Proprio come Monti quando dice che lo è la rinuncia ai diritti, alle garanzie del lavoro, ai beni comuni. La convinzione che li muove è la stessa: le regole e le leggi rappresentano ingombranti ostacoli al dispiegarsi della libera iniziativa, al profitto che è la molla che muove la concorrenza e il mercato. In attesa di rimuoverli beneficamente ed opportunamente bisogna oliare un po’ la macchina, fidelizzare, persuadere, farsi degli amici, scavalcare qualche ostacolo, elargire qualche regalia.

Ne sono così convinti: imprenditori, politici, boiardi di stato, banchieri, manager, che hanno persuaso tutti che è talmente inevitabile fare così che non si deve fare altrimenti, rendendo corruzione, clientelismo, evasione, slealtà, un costume nazionale cui sarebbe irrazionale, sfigato, per non dire antipatriottico, antieuropeo, anticosmopolita nonché disfattista, sottrarsi.
La legalità è un fastidio a tutti i livelli, così che si è intessuta una rete nazionale di illecito, un vero e proprio sistema di arricchimento, alimentato e coperto anche da norme specifiche, come quella sulla Protezione Civile, ma anche un clima che ha intriso le relazioni, favorito dalla precarietà e dall’incertezza che legittimano scambi di favori, sgambetti e sorpassi in una miserabile gara tra vittime.

Si è vero, la corruzione è un patologia dei sistemi instabili. E la democrazia serve proprio a mitigare gli effetti della corruzione, quando – senza doversi affidarsi solo al potere giudiziario – consente al sistema economico di penalizzare imprese che hanno comportamenti illegali, allo stato di rimuovere i suoi dirigenti sleali, alle istituzioni bancarie di far pulizia di operatori infedeli, alla politica quando il meccanismo elettorale mette in condizione i cittadini di mandare a casa gli eletti e i candidati corrotti,
Nel caso servisse una conferma la democrazia in Italia è sospesa, la tirannide del mercato è in fervido allestimento e la corruzione regna.