La-bella-addormentata-nel-bosco-01L’evento televisivo del’anno appena nato è nientemeno che Berlusconi da Santoro, c’è da rimanere folgorati e disorientati per la rapidità con cui cambia questo Paese. E naturalmente ora c’è l’imperdibile coda di commenti, considerazioni, litanie, autodafé su questa riunione delle due faccia della medaglia di un’epoca. Ma mentre ci dilettiamo con il passato, salgono in campo altro bugiardi che promettono posti di lavoro e tagli di tasse, riprendendo le stesse illusioni, usando le medesime fumisterie riferendosi a grovigli di idee che hanno già fatto fallimento.

Guardiamo le scene come fossero un balletto, un tango, mentre il dramma sociale batte alla porta. Non ci accorgiamo che il Paese  è conteso da poteri esterni e da un liberismo al tramonto che oggi si divide tra chi cerca di salvare il salvabile di un’Europa ormai in agonia e chi invece vuole accelerare il massacro sociale. Non ci accorgiamo che molto sta cambiando attorno a noi e ci facciamo ipnotizzare dai nostri ritratti di Dorian Gray, come dice Anna Lombroso. Appena appena ci accorgiamo che la prima decade di questo 2013 si presenta con le scuse di uno dei guru del liberismo per aver sbagliato i calcoli, con la rottura di Juncker rispetto alle tesi di rigida osservanza bundesbankaria e persino rispetto alle barricate dell’euro a tutti i costi, che insomma le necessità assolute di un anno fa sono carta straccia e tutto ciò che è stato fatto viene oggi considerato inutile e dannoso. Sapete, perfino dai cattivi maestrini alla Zingales, indimenticabile consigliere economico di Renzi che oggi si chiede se le cose fatte dal governo Monti – distruzione dell’articolo 18 compreso – nascessero da convinzioni economiche o non fossero regali alla confindustria e alla classe dirigente in vista di una salita in politica.

Viviamo dentro il nostro piccolo mondo antico senza sporgerci a guardare dove stiamo andando, con una politica che si contende i posti con le unghie e con i denti, ma rifugge dalle idee come la natura dal vuoto. E ancor prima che dalle idee da un minimo di consapevolezza di ciò che è stato fatto e delle sue conseguenze, della leggerezza con la quale ci siamo fatti trascinare dentro i colpi di coda di un pensiero unico al tramonto e agli egoismi nazionali. Meglio non pensarci, aprire il cassetto dei ricordi e rispolverare la facile indignazione o la perversa ammirazione per trucco e parrucco: meglio le vecchie abitudini che mettersi a pensare ai nuovi caimani.