Basta una pioggia un po’ più intensa del normale che l’Italia fatiscente si accartoccia nel dramma: morti e interi paesi allagati, voragini che risucchiano le strade, frane e comunicazioni in tilt. Un ambiente devastato dall’incuria e dall’abusivismo legalizzato o meno è arrivato al limite e crolla ormai alla minima avversità: il che vuol dire che ogni anno possiamo avere la certezza che una perturbazione un po più forte, una nevicata particolarmente abbondante, una scossa di terremoto che si accanisce su  costruzioni rese fragili da corruzione, noncuranza  o “distrazioni”,  devasterà zone più o meno grandi del territorio nazionale.

Si dovrebbe intervenire in maniera massiccia per evitare tragedie, danni astronomici, considerevoli guasti  all’economia, ma dopo decenni in cui non si è fatto nulla, adesso che i cambiamenti climatici hanno aumentato la frequenza dei fenomeni estremi, non ci sono più soldi per porre rimedio. E dire che sarebbe denaro sacrosanto destinato a risparmiare sulle conseguenze del degrado. Eppure dentro questo maelstrom  si continua a considerare l’ambiente come una non risorsa, ma solo come un ornere  e a far finta che  eventi ormai normali nella loro frequenza come un’imprevedibile fatalità.  Così si continua a intestardirsi sulla Tav Torino – Lione e i molti misteri che ammantano i suoi appalti anche di fronte al disinteresse francese per l’opera, si vuole giocare alla guerra con l’acquisizione di aerei inutili e per giunta costossimi e mediocri, si riesce persino a prolungare il diversivo del ponte sullo stretto.

E’ solo qualche esempio, ma tutto questo non nasce per caso, non è solo frutto di noncuranza, ruberia e speculazione, è figlio invece della mutazione ideologica portata dal liberismo: l’ambiente e i beni comuni non sono considerati un valore economico se non quando sono gestiti dai privati e diventano oggetto di profitto. Scardinato il concetto di cittadinanza, reso puramente teorico quello di bene comune, lo stesso “pubblico” nelle sue varie articolazioni ha la tendenza a considerare uno spreco l’ambiente. E interviene, con molta calma, solo quando l’incuria e i drammi possono mettere in pericolo il consenso e elettorale. Anche in quei casi in cui un’amministrazione viene trombata per le conseguenze delle sue trascuratezze, i protagonisti sono talmente permeati dall’idea che l’ambiente sia un non valore che non si rendono conto delle ragioni della bocciatura e si sentono vittime incolpevoli. Un esempio per tutti l’ex sindaco di Genova, Marta Vincenzi.

Finché questa mentalità non verrà ribaltata e l’ambiente verrà considerato un bene senza un valore contabile, ci dovremo rassegnare ai disastri da una parte e alle grandi svendite dall’altro. Che poi non otterranno altro effetto se non quello di “fragilizzare” ancor più il Paese. E continueremo a chiamarla fatalità.