Non so se Di Pietro sarebbe il mio candidato ideale al Quirinale, anzi diciamo che non lo è nell’idea che ho di Repubblica che peraltro è lontanissima da quella reale. Ma francamente mi sfugge la ragione per cui la cosa dovrebbe essere scandalosa e fuori del mondo come la maggior parte dei media e dei clan politici sembra sostenere. E’ forse meglio il genero di Caltagirone, il vacuo Casini o Berlusconi o Monti o Amato o qualche altro vecchio arnese buono solo a consentire i giochi della politica e l’osservanza dei diktat finanziari?

Certo di Pietro ha un eloquio difficoltoso e popolaresco, dice che c’azzecca, ma se non altro  ha superato un esame per entrare in magistratura, mentre l’attuale inquilino del Colle, ad onta del vezzo di apparire illustre giureconsulto come il celebre Azzone , uno dei fondatori dell’università di Bologna, non è riuscito a superare per più volte l’esame per l’avvocatura, impresa che è riuscita persino alla Gelmini.

La verità è che Di Pietro è una mina vagante per l’attuale sistema politico che sta salvando se stesso e svendendo il Paese: sebbene tentato dalle prassi scellerate, sebbene massaro occhiuto di un partito cresciuto a dismisura nel voto, ma rimasto alla gestione personale, rimane inaffidabile per un milieu che chiede un curriculum a tutta prova per entrare nella confraternita. Sarebbe capace di fare osservazioni alla legge pro corruzione prodotta dalla Severino e potrebbe persino convocare Marchionne per chiedergli che c’azzecca licenziare 19 operai per far posto a quelli della Fiom. Che orrore, mica come l’elegante e discreto silenzio di tomba del vibrante.

Insomma quella dell’ex magistrato di mani pulite è di per sé una candidatura come un’altra, ma la spropositata reazione allergica della classe dirigente alla proposta di Grillo, fatta tra l’altro per papparsi l’Idv, ci fa capire che la pressione perché nulla cambi è enorme e si salda al timore dei potentati che il Paese riesca a sottrarsi alla cattività in cui l’hanno cacciata i vent’anni di Berlusconi e la pochezza politica e ideale dell’opposizione. La sensazione è così forte che è tutta acqua per il mulino del  cinque stelle.

Nessuno al contrario si scandalizza del fatto che Penati, libero come un fringuello, torni nelle aule ad insegnare dopo vent’anni di aspettativa. In fondo si tratta di un’altra pensione aggiuntiva e una specie di risarcimento per ciò che ha dovuto passare: ” il Pd con me è stato particolarmente severo: non è bastata la mia autosospensione, mi hanno cancellato anche dalla lista degli iscritti”. Che ingiustizia. Ma insomma  per i ragazzini sarà molto istruttivo e in fondo si tratta di assicurare un futuro alla politica di oggi. Poi si dice che i partiti e il governo trascurano la scuola.