Ciò che tutti avevano capito è ufficiale: Fabbrica Italia, l’inesistente piano nel quale Marchionne diceva di voler raddoppiare la produzione di auto in Italia era una balla. Anzi “è superata” come dice l’uomo del maglioncino che si sta portando via il gruppo torinese come un ladro, ma con con tutta la politica italiana a fare da palo con Monti in testa. Un super lavoro per il premier che già  fa da palo a  alla Bce, a Bruxelles, alla Merkel, a Goldman Sachs, in attesa del suo bel premio di produzione che gli sarà conferito al Quirinale.

Fatto sta che un’evidente menzogna a cui tutti i responsabilissimi rappresentanti del popolo hanno fatto finta di abboccare, è stato il cavallo di Troia con il quale si è dato l’avvio al massacro dei diritti del lavoro: l’operazione Pomigliano e con i suoi diktat risibili dal punto di vista economico, ma inquietanti e perversi da quello politico, è stata l’ “eccezione”  destinata a diventare la regola. Ora i complici tacciono oppure, come Sergio Chiamparino, si godono le poltrone  (presidenza della Compagnia San Paolo), conquistate con l’acquiescenza e la ragionevolezza con cui hanno condotto le greggi al mattatoio.

Ma c’è il serio pericolo che i posti in banche e fondazioni non siano sufficienti ad accontentare tutti quelli che di fronte alla cartellina in cui si spiegava il piano “Fabbrica Italia” sono rimasti folgorati. Per fortuna che ora Corrado Passera, uno con la schiena diritta quando si trova nell’altro emisfero, le canterà chiare all’Ad di Fiat: se proprio non può raddoppiare la produzione di automobili che almeno raddoppi i compensi a chi di dovere, il milieu tecnico politico su questo sa essere intransigente. Vorrei proprio vedere con faccia  Marchionne avrà il coraggio di dimenticare persino di mettere in piedi un ordine monastico per Bonanni che ci tiene tanto: i figli della Gran Madre di…  beh,  il nome non è ancora completo, il catecumeno Raffaele ci sta ancora riflettendo.

Certo tutto questo ha un po’ spiazzato il povero Lapo Elkann che poco si raccapezza di queste cose, ma tiene il punto: ” quello che va bene pev la Fiat va bene  pev l’Italia diceva il nonno. Pervciò cvedevo che quello che piace a me piace anche agli italiani “. Non so perché, ma comincio a credergli.