I minatori del Sulcis asserragliati dentro la miniera con il tritolo, il pasdaran di Berlusconi e di un’italia corrotta e affaristica, Sallusti, applaudito alla festa del Pd, lo stato  che si appresta a salvare il Montepaschi con 3,4 miliardi totali, naturalmente con la benedizione di Bruxelles che quando si tratta di banche striscia e si inchina, i finlandesi che sono venuti a far man bassa dei nostri beni per dare luce verde agli aiuti e riservarsi un posto al sole nella svendita. Ecco i quattro eventi che nella loro sincronicità, descrivono la situazione nella quale siamo: niente politica industriale, niente politica, dilapidazione di sovranità  e soldi alla finanza, ai suoi meccanismi infernali e ai suoi diktat.

Tutto si tiene, la politica non esiste perché l’opzione politica a cui la casta dei nostri rappresentanti è stata costretta dalla sua stessa avida nullità è quella delle troike finanziarie: quindi i vari componenti possono amalgamarsi nel frullatore delle idee sbriciolate, Vendola e Fini, Sallusti e Napolitano, Cicchito e Fassina possono comporre la vellutata di parole su sui adagiare lo stracotto della loro permanenza al potere.

Tutto si tiene: l’opzione politica della finanza non prevede che valga la pena aiutare il Sulcis con una una ristrutturazione che impegnerebbe in 8 anni meno della metà dei soldi necessari al Montepaschi per salvarsi. Anzi più disoccupazione c’è, più bassi saranno i salari, più alto il ricatto del lavoro, un ricordo i diritti e più alti i profitti futuri. Ecco perché allo sviluppo è stato messo il banchiere Passera la cui inesistenza è la caratteristica più richiesta dal suo premier e dai burattinai interni ed esterni del medesimo.

Tutto si tiene: dopo aver ottenuto con estrema facilità che si firmassero impegni impossibili con l’Europa, l’unica via uscita è quella dell’impoverimento coatto, la trasformazione della noncuranza in piano quinquennale per portare a termine l’esperimento politico liberista, nel quale la moneta unica è l’arma fine di mondo. Ecco perché dalle parti di Reggio Emilia si esprime la più incondizionata fedeltà all’Europa, qualunque essa sia. Ma naturalmente non basta: l’esperimento è visto con estremo favore anche da chi ha tutto l’interesse a eliminarci come concorrente e a sfruttare l’euro come moltiplicatore di differenze, ma anche a impadronirsi di quanto più Paese possibile. Ecco perché arrivano i finlandesi a esercitare i loro ricattini, loro che hanno la metà del pil della Lombardia.

Per fortuna che a Bruxelles hanno anche la faccia tosta di dire che tutto va bene e gridano al miracolo portoghese. Oh certo la cura presenta delle difficoltà, tanto che Lisbona si trova con 3 miliardi di buco imprevisto nei conti pubblici, ma in compenso ha aumentato le proprie esportazioni. Dunque le ricette funzionano davvero? No è semplicemente che il Portogallo esporta il 26% in più di benzina, quella non usa più, visto il precipitare dei consumi e l’84% di oro in più, quello che i portoghesi impoveriti sono costretti a vendersi in quelle agenzie sorte un po’ dappertutto, come da noi, che trattano metalli preziosi e che ovviamente rivendono all’estero. Un vero successone di cui aspettiamo i risultati anche nel Bel Paese..

Tanto più che noi il gioco al massacro è facile, visto che a ricevere cravattari finlandesi , bankster ed emissari della Bce  c’è un chierichetto del liberismo, uno che aveva lo zio cardinale, che è nato col turibolo in mano.  Tutto si tiene: ci vorrebbe il tritolo per decomporre questo insieme.