Licia Satirico per il Simplicissimus

Il caldo estivo nuoce ai parlamentari, che invocano la Costituzione difendendo il loro diritto alla vacanza: la stessa che ci è negata dai tagli dei diritti e dello stipendio, non meritevoli della medesima tutela costituzionale. Troppo facile, allora, cedere alla tentazione di approfittare delle vacanze di deputati e senatori per vedere cosa giace in Parlamento, prima di una ripresa delle attività che immaginiamo tormentosa sotto tanti fronti.
Scopriamo così che, tra i vari progetti di modifica della Costituzione – non per quel che riguarda, beninteso, le vacanze dei parlamentari – ce n’è uno, incredibile, di cui si è parlato qualche tempo fa ma che non è mai stato accantonato. Risulta ancora “in fase di assegnazione” il disegno di legge presentato il 29 marzo 2011 su proposta dei senatori Pdl De Eccher, Di Stefano, Bevilacqua, Bornacin e Totaro, che prevede l’abrogazione della dodicesima disposizione transitoria e finale della Costituzione: sì, proprio quella che sancisce il divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista. Pare che vietare il partito fascista sia iniziativa obsoleta e contraria alla libertà di opinione, stando almeno a ciò che si legge nella relazione di accompagnamento del ddl: «la sola ipotesi che sussista, nella realtà di oggi, il pericolo di una riproposizione di quello che è stato il partito fascista non può essere realisticamente prospettata da alcuno e conseguentemente l’approvazione del presente disegno di legge costituzionale consente, da un lato, di chiudere finalmente un capitolo che non ha motivo di rimanere aperto e, dall’altro, di ridurre quegli spazi di legislazione speciale che restano in ogni caso poco corrispondenti ad una compiuta realizzazione del principio di libertà».

In effetti il “capitolo che non ha motivo di rimanere aperto” manifesta in ogni modo la tentazione perniciosa della chiusura: vengono erette statue in memoria di generali sanguinari, Casapound gode della benevolenza dell’amministrazione capitolina e i terroristi neri fanno gli editori o addirittura i senatori. Ci riferiamo al pidiellino Cristiano De Eccher, promotore del disegno di legge sull’abrogazione del divieto di riorganizzazione del partito fascista e già condannato, in gioventù, proprio per quel reato. Il senatore De Eccher, amico di Franco Freda e di Stefano Delle Chiaie, secondo le testimonianze filtrate dal mondo dell’eversione nera sarebbe stato il custode dei timer di Piazza Fontana, salvato da un’abile serie di depistaggi e dalla stessa desolante insufficienza di prove che graziò Freda. Nel 1971, inoltre, il senatore avrebbe organizzato un addestramento alla guerriglia in una zona montuosa nei pressi di Trento e partecipato, negli anni successivi, a vari attentati dinamitardi. La sua carriera eversiva si è, in seguito, istituzionalizzata in modo persino borghese: militante del Msi e poi consigliere provinciale di An a Trento, De Eccher è dal 2008 senatore del Popolo delle libertà. Miracoli del Porcellum?

Insomma, un fascista chiede di poter ricostituire il partito fascista, facendola finita con inutili surrogati più o meno perbene (Forza Nuova, La Destra, Fli e Pdl). Il punto è proprio questo: il divieto di ricostituzione del partito fascista non ha impedito la ricostituzione dei fascisti, in modo per nulla “transitorio” come invece auspicava la stessa carta costituzionale. Sembra anzi che il fascismo sia una costante ineliminabile della nostra vicenda politica e che si riproponga in modo trasversale nelle vesti imbiancate della riconciliazione, del capitolo chiuso, del periodo storico da comprendere o addirittura da rivalutare.
Nulla è innocuo, sotto questo punto di vista: la statua al generale Graziani, massacratore coloniale ritenuto “una merda” persino da Rommel, la periodica tentazione di abolire il significato civile del 25 aprile, quella di equiparare i liberatori agli oppressori, i partigiani ai repubblichini, Casapound ai centri sociali e via fascisteggiando. Finché ci saranno fascisti, il famoso capitolo non ha motivo di essere chiuso: deve, anzi, restare aperto come le ferite liberticide e le stragi senza colpevoli, come la nostra coscienza inquieta e la nostra memoria senza pace. Ingenui i costituenti nel pensare a una disposizione solo transitoria: il partito fascista non si può riformare ma i suoi esponenti continuano a sedere in Parlamento e tentano di modificare la Costituzione. Non prima però di una ritemprante vacanza.