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L’intelligenza intermittente

Licia Satirico per il Simplicissimus

Nello splendido “Le invasioni barbariche” di Denys Arcand, premio Oscar nel 2003 come miglior film straniero, l’intelligenza veniva definita come un fenomeno collettivo nazionale intermittente. Essa si manifesterebbe storicamente con una forza pari solo alla sua lunga latitanza, alternando rinascite culturali a desolanti momenti di assenza. La tesi è affascinante e dà un senso, assai meglio di altre, alle derive materiali, politiche e sociali che oggi ci investono. Non vogliamo più parlare di comandanti di navi da crociera che costeggiano isolette fuori rotta abbandonando con inaudita solerzia la nave speronata: esistono speroni reali e anche Speroni europarlamentari, fanatici della velocità, che citano Hitler invitando a mitragliare i migranti.

La Lega conferma appieno l’ipotesi dell’intermittenza dell’intelligenza collettiva: confonde Padania e Tanzania, condisce il grana fondativo della terra promessa con l’ampollina del dio Po e designa i delfini del partito attraverso cerchi magici più fasulli dei celebri cerchi nel grano. Il termine delfino è più che mai improprio, visto che si parla di un salmonide suscettibile, al più, di trasformarsi in tonno. Gli orientamenti manifestati sulla richiesta di arresto dell’onorevole Cosentino lasciano pensare che i secessionisti stiano diventando scissionisti, con buona pace di un Bobo Maroni passato in poche ore da ribelle a figliol prodigo riammesso ai comizi e a imbarazzanti partecipazioni televisive.

Su altri versanti partitici le cose non migliorano. Il Pd, in totale crisi d’identità, sostiene il governo Monti e auspica un dialogo sociale che assomiglia moltissimo a una messa in discussione dell’articolo 18 spacciata per “cambiamento e coesione”. In Sicilia la crisi è degenerata in una vera e propria scissione dell’Io: il Pd Jekyll ha imposto al Pd Hyde di indire un referendum tra elettori e simpatizzanti del partito per decidere se continuare o meno a sostenere il governo di don Raffaele Lombardo. La consultazione, prevista entro la metà di febbraio, è però saltata, non si sa se per un’ulteriore spaccatura interna al Pd-matrioska o per un diktat perentorio dello stesso Lombardo. Il governatore della Sicilia ha parlato alla stampa di un “genio del male” che si sarebbe impadronito del Pd: genio che per il segretario regionale del partito Giuseppe Lupo sarebbe peraltro lo stesso Lombardo visto allo specchio. Nella vana attesa del referendum che deve decidere di decidere, non si sa se sperare in nuove elezioni o chiamare un esorcista.

Al di là dei partiti da operetta e di quelli confusi, la sensazione angosciante è quella di un naufragio della politica sostenuta da idee, da programmi, da leader non compromessi da conflitti d’interesse o contraddizioni insanabili. Siamo rassegnati agli ossimori: equità diseguale, sacrifici sacrileghi, governo tecnico. E se tutto fosse il frutto di un’intermittenza dell’intelletto senza precedenti? Se il vero lascito del berlusconismo fosse quello di aver distrutto irreversibilmente i partiti tradizionali, sovrapponendo le logiche individualistiche all’interesse pubblico?

Cominciamo a chiederci con preoccupazione cosa accadrà dopo la fine della legislatura, tasto dolente dopo la morte annunciata dei quesiti referendari. Certo, il parlamentare-tipo eletto col porcellum sembra lontano persino da una valutazione dell’intelligenza come concetto di genere. Viene piuttosto in mente l’evoluzione del personaggio brillantemente dipinto dallo scomparso Carlo Fruttero: “è stato grazie al progresso che il contenibile stolto dell’antichità si è tramutato nel prevalente cretino contemporaneo, personaggio a mortalità bassissima la cui forza è dunque in primo luogo brutalmente numerica”. L’intelligenza sulla terra è uguale a costante, la popolazione è in aumento.

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