Le cose vanno male, lo vedono tutti, compresi quelli che ci dicono di aspettare, di vedere cosa combinerà il governo. Ma già lo si è visto: equità ridotta a triste bugia e ripresa affidata alle macumbe neoliberiste, già fallimentari altrove. Conti in sicurezza a parole, ma smentite dagli spread e da un documento dello stesso Fmi. Noncuranza dei diritti e dell’eguaglianza accompagnata da un imbarazzante appiattimento sulla Merkel: non a caso il premier era Berlino il giorno della nomina. Evidente volontà di non toccare alcun privilegio in attesa di “studiare i dossier” i dì del mai, magari affidandoli alla “professoressa” Fornero, nemmeno chiamata ministro.

Tutte queste cose me le aspettavo: benché Monti godesse di una stima universale, forse perché nipote di quello che è stato per trent’anni il più potente e certamente più acculturato banchiere italiano, non scorderò mai la faccia che faceva Spadolini, quando veniva evocato quel nome. Poi, il lavoro nel campo informatico mi diede l’idea di una persona poco elastica e molto ideologizzata, con uno scarso senso della realtà oppure dentro quell’area grigia dove i principi diventano alibi degli interessi e viceversa.

La battaglia contro la Microsoft è stata una delle cose assieme più inutili e più assurde che si possano immaginare anche se gli smanettoni più conformisti ancora esultano: la pretesa che il navigatore explorer e windows media player, offerti gratuitamente con le varie versioni di windows, insieme alla segretezza del codice nascente per i sistemi server, danneggiassero la creazione e la commercializzazione di software di terze parti, era  praticamente un delirio: i due programmi non impedivamo affatto che se ne potessero montare altri alternativi, mentre il motore sottostante chiamato Trident, quello che permetteva il lavoro del sistema operativo in molte parti ( per questo Explorer non si può cancellare, ma se ne può solo disattivare l’interfaccia) , era ben conosciuto tanto che oggi è contenuto, come motore alternativo, anche nel principale rivale, Firefox.

Anzi se oggi i browser e molto software collegato sono gratuiti lo si deve proprio a quell’idea di integrare explorer nel sistema operativo. Fatto sta che nonostante la multa inflitta tutto è continuato esattamente come prima: tanto rumor per nulla, in base a principi  di mercato del tutto avulsi dalla realtà tecnica, commerciale e produttiva. Perché windows, come ogni sistema operativo, ha bisogno di terze parti per poter rimanere punto di riferimento degli sviluppatori e dei programmatori, per rimanere sulla cresta dell’onda. E oggi che si sta sviluppando il cloud computing l’ idea di posizione dominante per un navigatore inserito nel sistema operativo, è accartocciata come una foglia secca. I problemi di possibili monopoli sono ben altri.

Insomma quella vicenda di hot air, di aria fritta, sempre che non ci fossero interessi nascosti come qualcuno sospetta, un intrico fra Sun Microsystem, ispiratrice dell’accusa e una software house tedesca. Ma anche al di là del complottismo che lascia il tempo che trova, in quella vicenda apparentemente così lontana dai nostri problemi, ci scorgo le stesse stigmate di rigidità ideologica e di distanza dalla realtà assieme alla difesa di interessi di privilegi, prassi, potentati.  Una stella cometa di luoghi comuni già invecchiati che verranno ad offrire recessione e uno smantellamento dell’articolo 18 che non si applica nel 90 e passa per cento delle aziende italiane, ma che è un simbolo dei diritti del lavoro. Semmai andrebbe esteso alla totalità delle persone, dopo un periodo di prova e di apprendistato, come del resto prevedono alcune proposte alternative in campo.

Alla fine quando ci saremo accorti che è il prodotto a fare forti le aziende, che bisognerebbe promuovere tecniche e conoscenze, alleanze e fusioni invece di andare dietro all’aria fritta o alla precarietà più o meno istituzionalizzata per essere competitivi, saremo già in un’altra stagione. E le riforme mai fatte che ancora s’invocano come un rito vudù, saranno già foglie secche.