Vengono i brividi a sentire parlare i professori di equità. E vengono ancor più i brividi quando il centro sinistra tenta di accreditare questa tesi, mostrando tutta la mutazione a cui è andato incontro e anche quella cultura da risvolto di copertina, da settimanale di cui ormai è portatore. Per cui gli ideali inesistenti e le prassi liberiste, ciò che non si sa più dire e ciò che non si ha il coraggio di dire, si condensano come il vapore attorno all’aggettivo moderno.

Che questa sia la deriva lo si vede non soltanto dalle non scelte che in politica significa scegliere senza ammetterlo, ma anche dalla dissoluzione dei valori di base. In questi giorni abbiamo assistito a episodi su cui il Pd fa il pesce in barile, ma che  denunciano tutta l’involuzione del partito come soggetto politico: la segretaria provinciale torinese, Paola Bragantini, ha partecipato alla spedizione anti rom di Torino. Le penose e ridicole giustificazioni che la stessa ha addotto per la sua presenza denunciano un cinismo elettoralistico e un eccezionale vuoto morale: poche ore prima della marcia la stessa Bragantini aveva postato sul suo profilo di Facebook il volantino che chiamava al progrom  “ORA BASTA, ripuliamo la CONTINASSA!!!”

Che poi non abbia partecipato materialmente, ma solo immoralmente all’assalto è ovvio: questa gente non ha mai il coraggio di sporcarsi le mani in prima persona, è gente che fa dell’ipocrisia a tutto campo la sua stella polare. Il bello è che poi, una volta puniti i rom per lo stupro che non avevano commesso, si giustifica con un moralismo domenicale domandandosi chi mai insegni i valori ” a questa gente”. Già ma non dovrebbe essere anche  il dirigente di una partito  a farlo? Che ci sta a fare la Bragantini alla segreteria provinciale? Forse gli affari suoi e quelli della Tav , ammesso che ci sia una differenza?

Eppure tutto questo è come se non fosse successo, il Pd o l’Unità non sembra averne avuto notizia. M a chissà che qualcuno prima o poi non scorga una certa equità in tutto questo: sono sicuro che se la trovano nella manovra non avranno difficoltà a rivenirla anche nelle spedizioni punitive.

Ma si trattasse di uno pazienza. C’è anche il caso di Firenze, certamente più ambiguo, ma forse ancora più significativo perché coinvolge uno dei personaggi che dentro questo non senso sono riusciti ad avere una platea nazionale. Si tratta del modernissimo sindaco Renzi che dopo la mattanza dei senegalesi, ha coperto le responsabilità di Casa Pound e come se non bastasse è andato sì alla manifestazione di ieri , ma non ha consentito che ad essa fosse presente il gonfalone del Comune di Firenze. Evidentemente Renzi sa bene quale moderno elettorato lo ha portato a Palazzo Vecchio e cerca di barcamenarsi tra l’estrema destra e la sua figura di personaggio del centro sinistra. Ma anche di questo cerchiobottismo infame  il Pd non sembra essersi accorto e l’Unità intervista il sindaco senza nemmeno sognarsi di chiedersi come mai alla manifestazione non ci fosse il gonfalone della città in cui è avvenuta la strage. Lascia che Renzi esprima i suoi pensierini elementari, la banalité meme come si direbbe a Parigi, riportando fedelmente il folgorante e modernissimo abbecedario renziano.

La perdita di senso di una forza politica diventa evidente quando nemmeno più ti fanno incazzare gli errori e i silenzi, ma diventano la penosa via crucis di una dissoluzione morale oltre che politica. E guardare dall’altra parte serve proprio a poco.