Paola Christillin per il Simplicissimus

Il Decreto recentemente adottato dal Governo (attualmente in fase di conversione con – si spera – congrue modifiche), lungi dall’ispirarsi al tanto evocato principio di “equità”, discrimina una non irrilevante fascia di popolazione di (ex) lavoratori.

Il riferimento è alle persone che (come me) hanno ricevuto dal proprio datore di lavoro una “proposta” (come tale, formalmente respingibile ma, nella sostanza, non rifiutabile) di risoluzione consensuale del rapporto di impiego, a fronte del riconoscimento di un cosiddetto “incentivo all’esodo”, volto a consentire il sostentamento del lavoratore fino alla maturazione del requisito anagrafico per l’accesso alla pensione (di vecchiaia).
Questa fascia di persone (vale a dire, ripeto, coloro che alla data di entrata in vigore del Decreto risultano disoccupati, pur avendo già maturato i requisiti minimi di contribuzione previsti e in attesa del raggiungimento della soglia anagrafica per l’accesso al trattamento pensionistico) non viene presa in considerazione fra le categorie alle quali il Decreto (art. 24, co. 14) consente l’applicazione della normativa previgente e non è dato comprendere la ratio di questa esclusione.
Il Ministro competente (!) ha, come ampiamente sottolineato in sede di illustrazione delle misure adottate, una visione idilliaca del mondo del lavoro, in cui la prosecuzione del rapporto subordinato sembra dipendere (ed essere dipesa) dalla mera disponibilità/volontà del lavoratore ma la realtà è, purtroppo, diversa: non abbiamo certo risolto il nostro rapporto di lavoro per piacere, pigrizia o scarso senso sociale e ci troviamo ora senza alcuna protezione, con possibilità pressochè nulle di trovare qualsiasi tipo di impiego, considerata anche l’età raggiunta, nell’intorno dei 60 anni.

Questa fascia di “disoccupati invisibili” è ignorata dal Governo, dai partiti politici e dai sindacati, oltre che dagli organi di stampa: evidentemente non merita considerazione, non porta voti o iscritti e nemmeno fa notizia.
L’unica giornalista che sembra aver trattato il tema, peraltro di sfuggita in un programma radiofonico, ha stimato la consistenza del fenomeno tra le 20 e le 40mila persone che, non dubito, si uniranno a me nel ringraziare per l’iniquo trattamento e nel richiedere l’introduzione nel Decreto delle modifiche che l’equità, quella vera, rende indifferibili.