Pare che assieme all’impalcatura berlusconiana comincino a cadere anche quei pezzi d’Italia che vi si erano attaccati, sperando di riuscire a fare un facile bottino assieme al cavaliere e alla sua banda. Così anche il caimano 2 , cioè Marchionne oggi ha ricevuto due sonore batoste. La prima arriva da Moodys che ha declassato la Fiat mantenendo prospettive negative per tutta una serie di motivi che riguardano la poca razionalità dell rapporto con Chrysler, ma soprattutto l’inesistente rinnovo dei modelli e di conseguenza la caduta libera delle vendite e della penetrazione commerciale del gruppo in Europa, oltre che i guai in Brasile e l’inesistenza in Asia.

La seconda è che nel complesso Chrysler di Dundee il 99% dei lavoratori ha votato a favore dello sciopero contro un piano demenziale, evidentemente approvato dall’uomo col maglioncino, di far fare a tutti una settimana di turno di giorno e un’altra di turno di notte.  Ma non è tanto questa ribellione a diktat che da noi sono filati lisci grazie al governo e ai suoi lacché sindacali, quanto  il fatto che il sindacato dei metalmeccanici ha invece firmato con General Motors nuovi contratti con miglioramenti salariali per i nuovi assunti e bonus. Anzi i rappresentanti sindacali non si sono nemmeno presentati da Marchionne, preferendo andare da GM a discutere e a firmare. Un ottima mossa che inchioda il manager Fiat a una presenza di secondo piano.

Così  il piccolo piano furbesco che era quello di importare l’America della crisi in Italia, calpestando persino la Costituzione, servendosi anche del piano berlusconiano di divisione sindacale e un po’ d’Italia in America quanto ai rapporti e ai finanziamenti diretti o indiretti dello Stato, i rapporti politici e via dicendo, rischia ora di naufragare nel suo esatto contrario: quello di risvegliare in Italia la combattività sindacale appannata da troppi colpevoli cedimenti se non vere connivenze con il governo del Cavaliere e di perdere in America l’appoggio di Washington: tanto che i 3,5 miliardi di prestiti agevolati chiesti da Marchionne nel 2009 per investimenti nella ricerca di auto più pulite non sono ancora stati sbloccati. E del resto la Chrysler è l’unica delle tre sorelle Usa dell’auto con non ha in listino alcuna auto elettrica o ibrida. Dall’altra parte dell’Atlantico non ci hanno messo molto a sgamare il giochino, così facile invece da noi dove c’è chi si è fatto convincere da un foglio di appunti che era tutto il grande piano marchionnesco per il raddoppio della produzione automobilistica.

Insomma l’unto dell’automobile, con una parabola sincronica a quella dell’unto dei media e della politica, si rivela sempre più al di sotto delle aspettative. Dai maglioncini e dai doppiopetti emerge la mediocrità e una straordinaria povertà di idee. L’eroe americano, il crocodile dundee in cachemire, proprio da Dundee si è preso una bella limata ai denti. Il che non gli impedirà di tentare di perpetuare il berlusconismo in Italia. Ha pur sempre la coda e i suoi colpi.