Anna Lombroso per il Simplicissimus

Governare mentendo non è una novità dei nostri tempi, anzi si è sempre ripetuto benevolmente che la politica è anche l’arte della menzogna. La novità che però contrassegna i nostri tempi è che oggi assistiamo e abbiamo prodotto un spregiudicato sdoganamento della bugia, chi governa non ha bisogno di nascondere che sta mentendo, lo fa apertamente senza pudore, ma soprattutto gran parte dei “governati” lo asseconda conoscendo la sua fallacia, anzi invoca le menzogne si direbbe, come se servissero per allontanare dalla vista e dalla coscienza quanto c’è di fastidioso, doloroso, pesante nella realtà intorno a noi.

Così una ministra con giulivo cinismo si produce nella narrazione di una scuola italiana da migliore dei mondi possibili, belle scuole moderne e pulite, pochi felici ragazzini in aule informatizzate, soddisfatti docenti che alacremente si dedicano con passione economicamente gratificata a crescere nel sapere generazioni future felici e garantite. E se c’è qualcuno più sfortunato, ci pensa lei che è ministro e mamma a assicurare sostegno professionale, dedito e continuo. Per una volta a smentirla non sono stati genitori comunisti o quei soliti eterni malcontenti cui non sta bene nulla, ma l’Ocse che con la forza algida della contabilità l’ha invitata a desistere dalle bugie e soprattutto a non fingere che iniquità, favoritismo sciagurato nei confronti della scuola privata, pressapochismo, irrisione dell’interesse generale, siano la via nazionale all”armonizzazione” con principi e regole europee.

L’Italia si è scelta il primato di essere uno dei paesi che spende meno per la scuola, il 4,8 del Pil contro il 5,9 della media Ocse. E scrivo “spende” perché è questo che pensa questa sciagurata classe di governo che va messa dietro la lavagna: che le risorse per la scuola sono costi ingrati e non desiderabili investimenti su presente e futuro. Per non dire di quando si devono aprire i cordoni della borsa per chi versa in difficoltà. Gli sfortunati, i bisognosi, che ha il diritto di ricevere di più perchè ha una minore “dotazione” è proprio sgradito a questo governo come un postulante insistente e inopportuno.

Così anche quest’anno sui banchi di un paese dove ci si balocca con i diritti, i doveri e il bene comune come fossero optional trascurabili, ci saranno 20mila studenti portatori di handicap in più mentre grazie alla riforma Gelmini vengono tagliati insegnanti e ore di sostegno. Così alcuni ragazzi rischiano di iniziare l’anno senza nessuno che li segua. Nonostante il ministro dell’Istruzione continui a vantare “il più alto numero di insegnanti di sostegno mai registrato”, negli ultimi anni il dato è rimasto invariato. E l’aumento di 20mila unità degli alunni con disabilità certificata (quasi 190mila quest’anno) scardina il rapporto di due alunni per singolo insegnante, fissato da una norma istituita dal governo Prodi e mai abrogata.

E il paese è proprio uno e unito: non c’è regione o provincia dove non si verifichino criticità. La Flc, il sindacato della scuola della Cgil, ha denunciato la situazione particolarmente grave della Lombardia, dove l’organico dei docenti di sostegno è rimasto invariato (da 11.664 a 11.662), mentre gli studenti diversamente abili saranno 1.785 in più. Ma non va meglio in Sicilia dove gli alunni disabili avranno – forse – diritto ad un insegnante di sostegno dl ventesimo giorno di scuola. E in molte città il rapporto di tre alunni per insegnante si traduce in sei ore di sostegno a studente per l’intera settimana.
Le spiegazioni a questo stato di cose sono ormai perfino banali. Il disinteresse generalizzato per l’interesse generale. L’ignoranza proterva di un ceto che pensa che sapere e conoscenza siano ostacoli al dispiegarsi di personalità e azioni indirizzate solo a competizione, profitto, consumi. Una perversa aberrante derisione della solidarietà e dei vincoli di coesione sociale, intesi come arcaici avanzi di ideologie desuete. C’è tutto questo ma c’è soprattutto l’intento scoperto e sfacciato di impoverire e far degenerare tutta l’impalcatura dei servizi pubblici e del welfare per dirottare spesa della collettività e individuale, fiducia e aspettative sul sistema privato. E se non ci sono quattrini all’accudimento, all’assistenza, alla cura ci pensino le famiglie, le donne, che tanto il mondo del lavoro così è ancora più legittimato alla loro espulsione.
Si c’è tutto questo ma c’è anche qualcosa di ancora più orribile, un rifiuto di quella che queste aberrazioni della civiltà e dell’umanità chiamerebbero “ imperfezione”.

Un concetto i cui contorni sono sempre più indecisi e i confini sempre più indecifrabili. Ormai è imperfetto chi non ubbidisce alle regole di mercato, chi reclama diritti usurpati in nome di una sedicnete necessità. Sono imperfetti i corpi che non si adeguano all’estetica di governo: labbroni e forme siliconate. Sono imperfetti gli anziani contenti di aver vissuto e che non pensano di dover vender l’anima al diavolo e alla chimica. Sono imperfetti i malati che vanno nascosti alla nostra vista pudica, quelli che vorrebbero morire con dignità, condannati invece a una perfetta indefinitamente prolungata agonia “medicale”. Sono imperfetti quelli che hanno inclinazioni politicamente scorrette, perché amano gratis, e magari una persona dello stesso sesso. In una cittadinanza i cui territori sono sempre più esigui, a beneficio di pochissimi e danno di una moltitudine sempre più numerosa, quelli che sono imperfetti devono essere esclusi, sommersi, penalizzati. Forse perché a vederli potrebbero svelare l’orrore profondo della disarmonia di chi vive nella finzione dell’arrivismo, delle ambizione, del potere del denaro, della perfezione di facce di bronzo e di cuori senz’anima.