Per una serie di circostanze assolutamente casuali, sono venuto in possesso di una lettera di licenziamento inviata al premier Silvio Berlusconi da una località sconosciuta. La pubblico integralmente.

Ogg. Lettera di licenziamento.

Prot: P200170

Egregio Cavaliere,

come Ella sa, eravamo assolutamente fiduciosi che la Sua opera ci avrebbe portato i più ampi benefici, l’abbiamo sostenuta quando era insostenibile, difesa quando era indifendibile, puntellata quando qualcosa franava nelle sue scelte, spalleggiata nelle sue gaffes. E tutto in nome dei comuni ideali  di antidemocrazia, svuotamento dello Stato, distruzione del sindacato, umiliazione del lavoro, difesa ad oltranza dei privilegi e delle rendite, valorizzazione dell’affarismo, tolleranza fiscale, guerra senza quartiere alle regole.

Insomma eravamo, forse ingenuamente, fiduciosi che le Sue capacità e abilità, oltre che il Suo personale potere, avrebbero dato concretezza al nostro sogno di un Paese  finalmente libero dal peso del welfare e dei troppi diritti, persino quello alla sanità, un Paese retto da una oligarchia sottratta alle regole della vita civile e dell’etica pubblica, ma santificata dai dettami della moralità divina che impongono come morire, come nascere, che vita sessuale avere, come onorare la Chiesa. Alla qualità della vita avremmo pensato noi.

Purtroppo Ella ha tralignato non tanto dagli ideali, quanto da quella giusta “prudentia” a cui si sarebbe dovuto attenere per non scoprire il comune gioco. Avventure con minorenni, giri di prostituzione, ricatti da parte di lenoni, baci sconsiderati a personaggi poi deposti, affari privati troppo scoperti nelle relazioni internazionali, compravendite di deputati fatte all’asta pubblica, l’hanno resa sempre meno credibile in Italia e ridicolo oltre che inaffidabile all’Estero. Temiamo che Ella abbia pensato che il carisma le consentisse ogni cosa e invece è accaduto che la si veda sempre più come un dilettante. immorale.

La crisi che ci sta investendo e nella quale Ella si è dimostrata particolarmente incerta, anzi disorientata e in affanno, non ci consentono più di darle ulteriore copertura  senza rischiare di mettere in serio pericolo i nostri progetti. La preghiamo quindi di voler cedere il posto a persone di nostra assoluta fiducia che si incaricheranno di ridare credibilità e slancio al sogno che condividiamo.

Abbiamo già dato incarico al nostro Ufficio Di Contabilità di proporle una opportuna liquidazione consistente, non in denaro, ma in una serena e agiata residenza all’estero.

Con immutato affetto

I poteri forti