Minaccio dunque sono. L’esistenza in vita del governo, la prova che l’encefalogramma non è piatto, deriva solo dall’arroganza e dalla prepotenza che sa mettere in campo. La manovra tremontiana è di una banalità che nemmeno un governo estivo democristiana avrebbe saputo attingere. Ma si riscatta per la sua iniquità, per i condoni ai soliti noti e soprattutto per la pericolosa e disinvolta arroganza dei rimandi al dopo elezioni.

Lo stesso avviene con i rifiuti di Napoli dove non si riesce a vedere vivo nemmeno in un neurone: ma il governo dimostra di esserci per l’insolenza vacua e ottusa della Lega. Oltre a questo dimostra di respirare  soltanto per l’ ossessivo tentativo di cacciare dappertutto qualche comma per salvare il capo dai suoi guai giudiziari.

Ma soprattutto il governo dimostra di esistere con i provvedimenti “suggeriti” all’Agcom e al suo indipendentissimo presidente, per mettere il bavaglio al Web con una manovra che non ha precedenti dei Paesi democratici. O quando si propone di tappare la bocca alla stampa impedendo di rivelare, attraverso le intercettazioni, che razza di galatuomini siano quelli che ci governano. Anzi ha offerto anche all’opposizione una buona occasione per esistere, chiedendo un accordo per censurare la realtà. E sono quasi certo che non mancheranno persone “ragionevoli” disposte al compromesso.

Insomma se si esce fuori dalla sfrontatezza di un potere ormai del tutto autoreferente, il governo non esiste. E meno esiste più deve ricorrere all’arroganza. Si direbbe un circolo vizioso, se anche il vizio non avesse più dignità.