Fino a qualche settimana fa sentivo spesso la frase: “Ma noi cosa possiamo fare?” Era il frutto di una rassegnazione che nasceva da lunghe delusioni e che quando riusciva a rompere il guscio dell’inazione si incamminava in quel fangoso territorio che sta fra la rabbia e l’antipolitica.

E lo confesso non riuscivo a rispondere  se non invitando a non avere troppa paura della piazza, a fare pressione sui partiti di opposizione, ognuno per ciò che poteva, perché si uscisse dalla poca chiarezza, dalle ambiguità e dalla perversa alchimia dei gruppi di potere. Certo c’era un po’ di retorica in questo e probabilmente anche un po’ di ingenuità: eppure non era affatto la risposta sbagliata.

Dopo le amministrative, la pressione delle urne risvegliata dai problemi reali del Paese e la successiva mobilitazione per i referendum ha radicalmente trasformato le cose: il Pd che era l’ideatore e il più accanito sponsor della privatizzazione dell’acqua, ora si trova ad appoggiare entusiasticamente anche “si” per mantenere la rete idrica nell’alveo del pubblico. Eppure lo stesso segretario Bersani era uno degli officianti nella messa cantata in favore dei privati.

Qui non mi interessa analizzare quale perversione avesse portato gli eredi del Pci su una strada così carica di ambiguità, così costellata di bugie, così contraria agli umori del proprio stesso elettorato. Ma quando quest’ultimo si è liberato dalle inibizioni, quando ha preso coscienza della propria forza ha costretto i vertici del  partito a una totale inversione di rotta.

Qualcosa dunque si può fare. Si può fare anche per stracciare finalmente quel vocabolario confuso e sfuggente, tutto storpiato dal berlusconismo, grazie al quale alcuni potentati dentro il Pd si apprestano a cercare formule per far sopravvivere il berlusconismo a Berlusconi. Dobbiamo cancellare  parole come riformismo, radicale,  moderati, giustizialismo che non hanno più un significato, ma sono soltanto “lemmi panino” dentro i quali ci si può mettere ciò che si vuole. E che non hanno alcun valore euristico.

Sono i termini con i quali si gioca la partita tra un rinnovamento della politica e quelle forze dentro i partiti e nella società che invece sono aggrappati ai vecchi assetti e che vorrebbero gettar via il bambino del cambiamento pur di tenere l’acqua sporca: una strategia coi baffi portata avanti dai vecchi D’Alema, ma anche dai giovani Renzi. Dobbiamo far sentire che non vogliamo Casini e quei fantasmi del cosiddetto terzo polo che navigano nella palude che saranno pure moderati, ma sono soprattutto degli estremisti della conservazione e della mancanza di idee.

Vogliamo acqua più pura in tutti i sensi e sappiamo che possiamo ottenerla.