Ho notato che nessuno l’ ha detto con chiarezza , segno di una certa assuefazione ai veleni, alle fumisterie ottuse divenute soffocanti. Ma la stravagante campagna leghista per i ministeri a Milano, arricchitasi poi da esternazioni folkloristiche, come quella del Quirinale, mette in luce tutta la moneta fasulla che la lega spaccia per federalismo.

Proprio in uno stato federale, già decentrato di suo, lo spostamento dei ministeri diventa inutile, superfluo e persino dannoso come  fonte di confusione, di ambiguità e di conflitto. E’ importante invece, come accade in Germania, in Usa, in Canada, come in Australia o nell’amata e citata  Svizzera, distinguere le funzioni centrali da quelle degli stati e delle regioni. La sparata dunque non solo ha le caratteristiche di un disperato bluff per recuperare i voti in uscita, ma paradossalmente va contro la ragione stessa di esistenza del Carroccio.

Sembra impossibile, ma dopo vent’anni di nenie federaliste si scopre che si tratta solo di un’etichetta dietro la quale c’è il nulla o un prodotto che non ha nulla a che vedere con gli ingredienti descritti. Un marchio contraffatto.

Nella marmellata leghista tutto si confonde restituendo l’immagine di un partito ormai abbarbicato ai suoi slogan, ai suoi biscotti della fortuna di cui però nemmeno comprende i contenuti e le conseguenze. Un corpaccione troppo cresciuto, tutto pancia e senz’anima. Com’è diventato chiaro anche in questa campagna per le amministrative.

L’ immagine che mi viene in mente è quello di  un accampamento piantato nel bel mezzo della politica, proprio di fianco al Banco dei Pegni Berlusconi & C : per coerenza dovrebbero sgombrarsi da soli.