Lungo la strada in duemila. Mancava all’anomalia di questo Paese anche il corteo degli imprenditori che oggi si è snodato a Treviso con in testa la Marcegaglia e altri noti industriali come Benetton e Zoppas. Non è mancata tuttavia la tradizionale ipocrisia per la quale ufficialmente la clamorosa manifestazione non sarebbe stata fatta  contro nessuno, ma per “esprimere un disagio della categoria”.

Ovvio che il pellegrinaggio di oltre due chilometri fino alla nuova sede di Confindustria, è stata organizzato contro il governo al quale si chiedono sgravi fiscali con condimento di infrastrutture e abbattimento di burocrazia. Ma alla maggioranza silenziosa di imprenditori e artigiani piangeva il cuore una manifestazione aperta contro un esecutivo che hanno fortemente voluto e di cui soprattutto condividono l’humus di culture e umori. Per non dire quanto seccasse ai vertici di Confindustria e probabilmente al presidente stesso non esente da benefici diretti nella tessitura di Silvio.

Infatti, non al corteo, ma all’assemblea che si è tenuta allo stadio di rugby e dal titolo: “L’impresa cuore della società” era presente anche il ministro Sacconi che sappiamo quanto sia sensibile al profitto, come del resto i suoi amici della Cisl. I profitti so piezz ‘e core come si dice a Napoli. Quel cuore negato a tutto il resto della società.  Si il ministro c’era, strano non ci fosse anche Bonanni, che pure poteva fare da sacro cuore.

Insomma manifestazione da una parte e contrattazione dall’altra: gli industriali vogliono che l’imprenditore di Arcore li aiuti concretamente a venir fuori dalla crisi, mantenga le promesse fatte, quelle sussurrate e soprattutto quelle implicite nell’ essere un collega. Esattamente come dalla parte opposta del tavolo sociale si esige di non avere un governo che faccia soltanto gli interessi dei ricchi, di avere un vero premier e non un vivente conflitto e colleganze di interessi. Altrimenti come ha già accennato la Marcegaglia ieri, Confindustria potrebbe scegliere altre strade, per esempio Montezemolo, per esempio una Lobby Sacconi-Cisl con benedizioni varie. Come al solito un tantino di ricatto in Italia non manca mai.

La situazione è seria, ma stravagante e in un qualche modo rappresenta l’altra faccia della medaglia della pietosa scena di Berlusconi che piatisce a Obama una qualche  una qualche attenzione verso tesi deliranti. Certo il corteo non delira, non ci sono nemmeno i black bloc confindustriali, ma alla fine con chi possono protestare oltre che con se stessi e con le loro scelte? Col destino, col mondo che è grande e cattivo? Con la globalizzazione che è il necessario correlato del più mercato meno Stato? E del resto è più che evidente l’assenza del governo nel tamponare le situazioni di crisi, la disoccupazione che cresce, il precariato, le mille situazioni angosciose, la politica industriale. Mentre è sempre presente a proteggere i redditi alti.

Forse dovrebbero rivedere  qualcosa delle loro visioni e ammettere che il rapporto tra oneri e profitti, tra libertà e responsabilità d’impresa va profondamente rivisto, che lo stato sociale di cui hanno sempre avuto orrore, specie in quella zona, ha rappresentato alla fine un vantaggio per tutti. E più si andrà avanti su questo sentiero inclinato verso il basso, più sarà necessario.

Però non è facile: tra imprenditori non particolarmente portati al’innovazione di processo e di prodotto, anche quella delle idee non fa passi da gigante nel corso di un corteo. Così si sono risentiti i soliti discorsi di attenzione agli operai che si risolvono nel magico slogan “siamo tutti sulla stessa barca”. Peccato che i più stiano in sala macchine a spalare carbone e qualcuno in prima classe.

Alla fine la porchetta ha allietato i lavori, non so se in onore di Sacconi, in virtù di altre implicazioni metaforiche o semplicemente come prova di democrazia e umiltà culinaria. Alla fine viene pure un dubbio: che sia la porchetta il cuore della società italiana?