Lega e Grillo convertiti all’Islam

C’è qualcosa che non teme il relativismo, ed è la stupidità universale. Così non c’è molto da stupirsi se la Lega che ci difende accanitamente dal kebab, insidioso attentato alla nostra radicata identità incarnata nel paninazzo crudo e caprino, si trovi politicamente schierata con l’imam della moschea di Segrate , Ali Abu Shwaima. I sedicenti celoduristi nostrani e la guida spirituale musulmana sono infatti d’accordo nell’invitare i rispettivi fedeli a non votare Vendola perché non in accordo con i dettati di Maometto e del Trota: in pratica perché è gay.

Trascuro qui il fatto che Imam deriva da una radice che significa stare davanti e sulla quale si potrebbe fare parecchia ironia, ma non posso trascurare il fatto che i celoduristi di casa nostra non fanno altro che calare le braghe di fronte a Berlusconi di cui sono alleati per contratto.

Ma non sono gli unici, anche Grillo sembra pensarla allo stesso modo o almeno così si è espresso a Bologna nei confronti di Vendola, sfruttando il vernacolo locale. E’ da quando il comico è sceso in politica che ormai non fa più politica  ma si limita ad ambigue e facili battute. Forse qualcuno dovrebbe spiegargli che in politica contano le idee e non le preferenze sessuali, anche se per chi non ha idee far parte di una qualche maggioranza pendula è l’unico vantaggio possibile.  Bisogna però constatare che l’hotel a cinque stelle si rivela sempre più un albergo a ore per arrivisti di provincia.

Quindi non si vede perché Lega e Grillo dovrebbero essere così contrari all’Islam, alle moschee e all’immigrazione, visto che condividono concetti, predicazioni e pregiudizi. Si, forse è solo una questione di panini, meglio di merende elettorali.

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