Anna Lombroso per il Simplicissimus

“Come dicevo, egli è abituato a fare un pisolino nel pomeriggio, cosicché, dopo esserti impadronito dei suoi libri, potrai strappargli le cervella; oppure con un bastone potrai spezzargli il cranio, o sventrarlo con una pertica, o tagliarli un’arteria col tuo coltello. Però ricordati di impadronirti prima dei suoi libri; senza di essi egli è solo uno sciocco come me, e nessuno spirito potrebbe obbedirgli. Solo i suoi libri, devi bruciare”. Calibano nella Tempesta ancorché rozzo e grossolano sa bene che  così si indebolirà talmente Prospero  da espropriarlo del potere.

E 19 parlamentari della maggioranza altrettanto rozzi e grossolani fanno tesoro della lezione di Shakespeare, che certamente non avranno letto, e sotto la guida della pimpante e spericolata  Gabriella Carlucci (nota per aver pronunciato nel 2010 l’immarcescibile topos della tracotanza:  lei non sa chi sono io) hanno firmato una ineffabile proposta di legge per la riedizione di  un “Indice” a   carattere politico che escluda dalle scuole una serie di testi dichiaratamente “comunisti”.

«in Italia, negli ultimi cinquant’anni, lo studio della storia è stato spesso sostituito da un puro e semplice tentativo di indottrinamento ideologico» retaggio «dell’idea gramsciana della conquista delle ‘casematte del potere» che «si è propagato attraverso l’insegnamento della storia e della filosofia nelle scuole». Pronti per il remake di Farenheit 2011 ci sono ‘La storia’ di Della Peruta-Chittolini-Capra, edito da Le Monnier, ‘Elementi di storia’ di Camera-Fabietti, edito da Zanichelli,   la ‘Storia, volume III, di De Bernardi-Guarracino, edito da Bruno Mondatori. E molti altri sarebbero in attesa del cerino purificatore.

Piace ai tiranni, da sempre, ridurre in cenere pensiero, istruzione, sapere, bellezza e conoscenza. Questo governo talebano aveva già avviato l’opera di distruzione con muscolari  contro riforme e tagli poderosi. E visto che c’era aveva anche collaborato alla manomissione della storia attraverso quell’uso politico ben confezionato dai Pansa, dai Bruno Guerra e altri manipolatori di ritorno, per contribuire a quell’impasto infame di pacificazione e mistificazione adatto a far diventare tutti uguali tutti colpevoli e quindi tutti innocenti, fratelli Cervi e ragazzini di  Salò.

Perché così si diffonde un clima favorevole all’irresponsabilità, senso  preliminare alla tolleranza di menzogna,  illiceità e illegalità. Si sa tutti i gatti in certe condizioni sono bigi.

Ma questa accolita di fascistelli  ama i gesti estremi e simbolici. Vorrebbero mettere al rogo oppositori riottosi, immigrati ingombranti, magistrati esuberanti. Ma sono costretti a rinviare questi atti liberatori, accontentandosi mandare al macero i libri “antagonisti”, in attesa di sparare  sui clandestini, di imbavagliare i dissidenti, di internare i giudici e di bruciare non solo simbolicamente i volumi sgraditi. E d’altra parte la scelta del fuoco come strumento di annientamento non è casuale perché è il modo migliore di annientare la memoria, distruggere il presente e annichilire il futuro.

Il primo presidente della camera degli scrittori nazionalsocialisti, Hans Friedrich Blunk, scrisse nelle sue memorie: “Queste cose accompagnano tutte le rivoluzioni, è un processo naturale e benefico”. Roghi di libri, visti come strumento in grado di diffondere un’infezione,  ebbero luogo in Cina nel III secolo a.C., nel corso del Medioevo ad opera dell’Inquisizione, dopo la distruzione dell’impero Azteco, nella Spagna della Riconquista, nella Germania hitleriana. Ma le censure e la messa all’indice riguardano tutti i regimi.

In un saggio che si chiama appunto “Calibans Erbe” , Leo Löwenthal identifica tre moventi della distruzione e messa all’indice dei libri: estinzione della storia, azione igienica di repulisti, liquidazione del soggetto critico. Tutte le società autoritarie vogliono riscrivere la storia del mondo. Löwenthal riconosce una motivazione ulteriore per quanto riguarda i nazisti:  avrebbero voluto riscrivere la storia per cancellare la “consapevolezza della propria condizione di inferiorità sociale”.

Voglio far tesoro di questa interpretazione che conferma un mio convinto pregiudizio. Qualcuno ha definito la guerra ai libri, come strumenti della verità e della storia,  “pornografia del potere”. E si sa che a questo “potere”  si addice la pornografia.