Anna Lombroso per il Simplicissimus

Il master alla Sda Bocconi che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Daniela Santanchè si vanta di avere conseguito e che figura nel suo curriculum sul sito del governo sarebbe falso. A rivelarlo il settimanale «Oggi» secondo il quale del titolo di studio non ci sarebbe traccia negli archivi della scuola di direzione aziendale del prestigioso ateneo di Milano, organizzazione proverbialmente comunista. Come d’altro canto Oggi, che   sibila maligno: “La Sda Bocconi organizza in continuazione seminari di aggiornamento per manager che durano uno o più giornate. E di queste decine di migliaia di persone non conserva traccia. Ma sono corsi  che non possono essere certo confusi con un master».

Abbiamo  sempre motivi per stupirci.

La signora Garnero  ha voluto ritoccare – il ritocco è una sua specialità – il suo excursus studiorum ritenendo,  sorprendentemente, che ai suoi elettori interessassero davvero istruzione  e preparazione professionale. Un valore aggiunto, si direbbe, assolutamente superfluo, se guardiamo alla compagine governativa e agli standard di competenza dei ministri strategici proprio in materia di sapere e cultura, degradati a risibili ossimori.

«Se tutto è vero, Daniela Santanchè abbia la decenza di dimettersi dal suo incarico di sottosegretaria», chiede Ettore Rosato del Pd. Dello stesso avviso l’Idv, per il quale, se la notizia fosse vera, il sottosegretario si dovrebbe dimettere immediatamente.  Tutti d’accordo, la verità non deve essere un’opinione, ma magari sarebbe stato meno sorprendente, e preferibile per non dire doveroso chiedere un passo indietro alla talebana  in tacchi a spillo per le sue esternazioni xenofobe e razziste, più che per la manomissione alla Navicella, nella quale si consuma da sempre una nobile gara alla lievitazione dei meriti.

Non meno stupefacente è lo sdegno suscitato nell’opinione pubblica – che ormai è davvero invece un’opinione incerta – da questa leggerezza, peraltro, diciamolo, appropriata in una socia del Billionnaire che è la Bocconi della frivolezza.

Stiamo diventando più bacchettoni che puritani e più perbenisti che morali. Così  anche lo sdegno da noi è opinabile e suscitano più scandalo le effusioni alle escort del bacio a Gheddafi, il caso Ruby più del caso Mills, i servigi della Minetti più di quelli di Mangano e Dell’Utri.