La Ferrari di Marchionne.. incidentata ovviamente

Se il Cavaliere ricorre ai belletti e alla mignotteria politica per ringiovanire un’immagine dietro cui non c’è nulla, ci sono altri che mimetizzano il loro vecchiume e la loro mediocrità, dentro quella del Paese, facendola brillare.

La cosa più perversa, più deludente di questi giorni non sono i diktat di Marchionne che appartengono per spirito e sostanza agli anni ’70, sono i peana e l’assenso che riceve, segno non solo delle ovvie clientele serpeggianti come certi sterzi Fiat, ma anche dell’incapacità globale di capire a che punto sono le nostre notti. La notte della Repubblica, la notte dell’economia, la notte del sindacalismo, la notte del sistema Paese.

L’uomo del maglioncino che non avrebbe alcun problema a risolvere di persona il problema di Mirafiori visto che tra stipendio e stock option da 120 milioni di euro, guadagna più di tutti gli operai della fabbrica messi insieme, ma pagando solo il 12,5 per cento di tasse. Si dunque dicevamo Marchionne  presenta come nuovo un piano d’azione che si sostanzia nella riduzione di diritti e di costi, ma senza alcuna innovazione di prodotto e di processo che è invece la strada maestra con cui tutti rispondono alla globalizzazione.

Quello che presenta non è un piano industriale, ma un piano di dismissione di rami d’azienda e di risparmi su salari già tra i più bassi dei Paesi industrializzati e sulla compressione dei diritti sindacali. Tutto nell’intento di riuscire a tener testa alla Chrysler che dal punto di vista delle dinamiche di prodotto è messa anche peggio della Fiat. Insomma è qualcosa di ideologico sul piano politico e di arcaico sul piano produttivo.

Et pourtant, tutto questo riceve approvazione, lode, ad ogni livello come se davvero fosse qualcosa di nuovo e non invece di decrepito. Ma la ragione di tutto questo sta nel fatto che Marchionne, manager dei due mondi, fa e pensa le stesse cose che penserebbe e farebbe il padroncino dell’azienda con dieci dipendenti. Quello col capannone dove si lavora in nero, dove non si vogliono sindacati, né controlli perché il prodotto è sempre quello e non si può far altro che aggirare ed eludere per saltarci fuori.

Ecco cosa piace in Marchionne: questo abbandono ai vizi e pregiudizi del vecchio capitalismo padronale italiano che finalmente posso alzare la voce. Non il grande manager, ma il piccolo padroncino. Non l’annuncio di novità, ma lo spaccio dell’usato come fresco di fabbrica. Comprereste un usata da quest’uomo. Io nemmeno nuova .