Abbiamo un primato nel mondo. E non si tratta di uno di quei record fasulli che ogni tanto vengono sbandierati per non far assopire il nostro provincialismo. No, questo è assolutamente vero, visibile a chiunque, persino a chi non lo vuole vedere:  siamo l’unico Paese al mondo dove una città colpita dal terremoto e da un terremoto devastante non per la forza, ma per la colpevole debolezza delle costruzioni, non viene più ricostruita.

Una volta spesi i soldi disponibili per le case di cartongesso, realizzate a prezzo di ville palladiane, una volta soddisfatti gli sciacalli del berlusconismo e la fatua vanità del Cavaliere e della sua longa manus Bertolaso, L’Aquila è stata abbandonata al suo destino, alle sue macerie. Dare un tetto provvisorio in questi casi è solo il primo passo e anche questo è stato fatto solo parzialmente. Dopo a un anno migliaia di persone vivono esiliate altrove.

La cosa più importante è invece ripristinare il ciclo economico, attirare investimenti reali e non di sola speculazione, mettere in campo progetti di vasto respiro, tutte cose impossibili senza una vera ricostruzione. E  tutte completamente al di fuori dalla teoria e dalla prassi del berlusconismo e della fiction governativa.

Del resto la classe politica abruzzese, nel suo complesso, è troppo asfittica, troppo intenta alle mangiatoie di partito e personali per avere un qualche forza contrattuale nei confronti di Roma o anche per esprimere se non occasionalmente  un sentire politico diverso. Proprio questa classe è politica è causa oltre che complice dell’abbandono.

Ma collegato a questo magnifico primato, ne abbiamo anche un altro. E’ la prima volta che una popolazione vota per la propria spoliazione. Il risultato delle provinciali nell’ormai ex capoluogo regionale dove ha vinto la filosofia dell’elemosina mediatica, dimostra che i diretti interessati, hanno capito ben poco di quello che sta succedendo o che  sono così abituati al rapporto di sudditanza – obbedienza che non ne sanno uscire nemmeno nel dramma.

Ammesso che proprio questo non sia il vero dramma.