
Non abbiamo televisioni compiacenti. Non abbiamo i gladiatori che tenteranno di incasinare il voto a Roma. Non abbiamo il signor Masi e il signor Minzolini e nemmeno li vorremmo per il disgusto che ci suscitano. Non ci mandiamo lettere di minaccia con proiettili e polverine, buone per convincere la gente che ha lo stesso livello intellettuale e morale dei signori che se le spediscono. Non abbiamo la mancanza di scrupoli dei banditi e dei grassatori che sono il motore politico di questi anni. Non abbiamo nemmeno il cardinal Bertone, che blocca i processi contro i pedofili, ma che tira la volata all’abominevole uomo delle prebende.
Abbiamo una sola cosa: il voto. Avere dubbi sull’usarlo è peggio che costruirsi un personale e insensato Aventino: è stare dall’altra parte con i fatti. Poco importa dove si trovi la mente: vuol dire che il Gps politico non funziona bene, ha un software che non si accorge della nuova viabilità e delle strade interrotte.
Se vogliamo dire basta all’Italia, piccola, corotta, immorale e deprimente di questi anni, non possiamo che usare le armi che abbiamo. Anche il voto può essere uno scandalo contro la lobotomia del Paese, contro le verità dell’uomo di cuoio bulgaro, può essere pisciare fuori del vaso o dentro un nuovo vaso. Pure se ci si deve turare il naso di fronte a nomi di vecchi apparati: perché la loro vittoria sarà al contempo il loro tramonto se li consideriamo dei mezzi e non dei fini. La loro sconfitta sarà invece la vittoria di apparti più famelici e invisibili.
Con un gesto molto tradizionale si può fare qualcosa di rivoluzionario contro la narcosi e appoggiare quel nuovo Paese che si è intuito l’altra sera con la trasmissione ribelle e “pirata” di Santoro. Non tradiamolo e non tradiamoci.


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Albè……voglio la rivoluzione 2.0, per questo mi appresto ad andare a votare falce e martello.
Non ho nessuna intenzione di tradire, e condivido con forza, e con la spinta di articoli come questo. Grazie, anche se i ma sono tanti e questa volta mi preoccupano più i brogli che altro.
Beh, turarsi il naso e votare lo schieramento o il partito che si ritiene il meno peggio è un consiglio di vecchia data come si sa. E’ avvilente continuare a votare così, con queste motivazioni. Che la vittoria di politici dei vecchi apparati segni il loro declino è da vedere: solitamente aumentano la propria influenza da dietro le quinte. Comunque, anche se il voto non esprime più da tempo la forza del cambiamento ma l’adesione silenziosa a capo chino al consenso della sua manipolazione e del gioco delle parti, ogni volta che voto voglio sempre sperare che serva, che conti.