Fino a qualche settimana fa il pensiero unico imponeva di credere che le disavventure giudiziarie del premier e del suo entourage, derivassero da un complotto di giudici, di toghe rosse dedite a costruire teoremi su istigazione della sinistra. A questa tesi stravagante ed evanescente, aderivano naturalmente commentatori, terzisti e intellettuali a piè di lista, preoccupati di compiacere il principe e di assicurare le loro carriere, la loro visibilità. Però con il crescere delle inchieste e l’estendersi degli scandali anche a personaggi chiave della rappresentazione mediatica berlusconiana, questa tesi si è dimostrata sempre più inadeguata e sempre meno convincente, sebbene il leader massimo la usi ancora a dimostrazione della propria incorreggibile rozzezza.
Ma gli intellettuali no, stanno elaborando una nuova ideologia della grassazione.
Non a caso proprio oggi Carlo Nordio ed Ernesto Galli della Loggia propongono in due diversi editoriali una nuova sintesi teorica raffinata e di grande impatto. Gli scandali, le ruberie, lo sciacallaggio non derivano né dalla corruzione che si irradia dall’alto, né sono interamente frutto di una guerra della magistratura agli unti dal popolo. No, tutte queste cose ci sono perché la corruttela è nella natura umana ( Nordio) o è diffusa nella cultura italiana (Della Loggia).
Si direbbe che sono spiegazioni che non spiegano nulla, scoperte dell’acqua calda per lavare dal corpo carismatico del premier e dei suoi famigli dal fango accumulato. Si direbbe roba banale, qualunquistica, discorsi da bar al terzo aperitivo. Però hanno un forte appeal su quella parte di opinione pubblica che considera sporca la politica: la nuova teoria implica e anzi sostiene esplicitamente che contro la corruzione non ci può far nulla perché è un aspetto strutturale del Paese, una disposizione introiettata dalla storia o dalla natura stessa. Dunque nessun addebito al berlusconismo: qualunque altro leader o governo non riuscirebbe a fare pulizia. Tanto vale l’uomo di Arcore che almeno “fa” qualcosa.
Insomma 18 anni da mani pulite, siamo alla teorizzazione delle mani sporche.
O forse si tratta soltanto di penne sporche.



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Furberie e corruzione sono insite nella forma mentis degli Italiani, cioè: nessuno lo ammette, ma tutti lo fanno. Per fortuna, che Silvio c'è e che ha portato questo nostro congenito modo di essere, alle luci della ribalta. Ora, si potrà finalmente mostrasi per quel che davvero si è, senza far finta che, in Italia, esistano anche menti oneste e corrette.
Alla fine la caparbietà è la tenacia del premier è riuscita a convincere pure le ex penne pulite così come convinse il nanetto baffuto di d'alema a proporre una legge che consentisse al nano di governare….siamo alla catalessi, alla resa davanti ad un ominicchio che trova la sua forza di governare nell'incapacità altrui di reagire in maniera adeguata. La corruzione è da sempre esistita così come sono da sempre esistite le persone oneste che vogliono combatterla, rimettendoci, in alcuni casi la vita. E' sostenendo queste tesi assurde, che di fatto suggellano tutto il vuoto che esiste, che si spiana la strada alla dittatura.
Probabilmente tutto questo affanno nel dedicarsi alla privatizzazione dell'acqua pubblica ha un suo perchè.Questi hanno tutti un gran bisogno di lavarsi le mani, privatamente, però