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Cambio di narrazione? Fda scende in campo contro i tamponi

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Qualcosa si sta muovendo sul fronte del Covid, si ha quasi l’impressione  che siamo in presenza di un incipiente mutamento della narrazione anche se non possiamo sapere se essa sia legata al sempre più vicino insediamento di Biden, o ad altri fattori concomitanti: fatto sta che due giorni fa la potente Food and Drug administration  ha ammesso in via ufficiale (qui)  che i test Pcr danno troppi falsi positivi, così come aveva già fatto l’Oms il 14 dicembre, guarda caso proprio il giorno in cui si sarebbe dovuta risolvere in maniera definitiva la vicenda elettorale americana. Naturalmente di tutto questo non c’è alcuna traccia nella nostra così accurata informazione, ma della questione dell’affidabilità dei test  Prc, e soprattutto sulla gestione delle amplificazioni del segnale chimico che oltre un certo livello rende il test completamente aleatorio, si parla con sempre più insistenza da ottobre e avevo affrontato la questione in un post –   Manuale di difesa: il raggiro dei tamponi spiegato bene  –  e quindi rinvio a quello per i particolari, ma ciò che cambia è che l’utilizzo scorretto dei tamponi sta uscendo per così dire dalla clandestinità del complottismo dove lo aveva relegato l’informazione mainstream, e via via sta perdendo la sua natura di errore per apparire come una deliberata scelta al fine di aumentare a dismisura  i casi di Covid. Il sospetto viene perché mentre fin dalla tarda primavera si conoscesse il limite dei test da tampone né i Cdc, né l’Fda hanno realizzato le guide per i medici che avevano promesso, né questi ultimi, molti dei quali ignari del problemi diagnostici dei test Prc, ricevono dai laboratori i dati sul numero di amplificazioni applicate e dunque non possono formulare alcuna diagnosi fondata.

Vanamente alcuni medici e specialisti si erano opposti alla follia di considerare la positività al test Pcr come prova di essere ammalati di Covid. Ma solo a novembre, dopo la tornata elettorale, lo stesso Antony Fauci, padrino del Covid ha  ammesso che i test Prc vengono moltiplicati troppe volte per essere significativi: ” Se qualcuno arriva con test moltiplicati 37, 38 o anche 36 volte devi dire: sono solo nucleotidi morti. Punto”. Dopo questa dichiarazione il governatore della Florida Ron De Santis, aveva  emanato un’ordinanza per la quale i laboratori devono specificare il numero dei cicli  di amplificazione ed è assai probabile che l’Fda, dopo le dichiarazioni del 4 gennaio, si avvii ad estendere questa regola a tutta la nazione.

Quasi contemporaneamente alla presa di posizione della Fda è sceso in campo quello che viene ritenuto uno dei massimi esperti di epidemiologia in Usa, Knut Wittkowski ex capo della ricerca biostatistica ed epidemiologica presso la Rockefeller University il quale ha affermato che “il massiccio calo dei casi di influenza può essere attribuito al fatto che molti vengono erroneamente contati come casi Covid-19”. Secondo i dati del CDC, il tasso cumulativo di test sull’influenza positiva dalla fine di settembre alla settimana del 19 dicembre è stato solo dello 0,2%, rispetto all’8,7% di un anno prima e secondo Wittkowski, ciò è dovuto al fatto che molte infezioni influenzali vengono erroneamente etichettate come casi di coronavirus.

Insomma è presumibile che con le nuove regole il numero di ammalati di Covid subirà una riduzione esponenziale a dimostrazione dell’opera salvifica di Biden e dei poteri che rappresenta, mentre il freno alla diffusione  potrebbe essere giustificato dall’uso dei vaccini e non invece dal cambiamento ad orologeria dei criteri diagnostici. D’altro canto potrebbe comunque andare avanti l’allarmismo e le misure di segregazione grazie alle varianti del virus, fino a che non sarà andato avanti il reset economico e sociale cominciato con la pandemia. Anche l’intensificarsi delle ombre sul governo Conte potrebbe rispondere a questa logica con un nuovo leader che si potrebbe proporre come vero salvatore. Una cosa è certa mai tanto caos  sembra avere una regia così attenta. 


Medico, cura te stesso

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Quando in tutta Italia sono stati chiusi reparti, ridotte o cancellate strutture ospedaliere specialistiche  abbiamo visto la “resistenza” di personale infermieristico arrampicato sui tetti dei vecchi nosocomi, i loro sit in che sollecitavano la partecipazione di cittadini.

Ma di manifestazioni di medici ne abbiamo viste poche e dire che quando è accaduto nel 2013, nel 2018 hanno avuto risalto sulla stampa per la sensazione suscitata dalle rimostranze  dei camici bianchi con stetoscopi penzolone scesi in piazza contro i tagli che hanno impoverito la sanità pubblica.

È che come è sempre successo ci vuole un bel po’, un bel carico di umiliazioni, un bel numero di affronti alla dignità e alla professionalità prima che certi lavoratori si accorgano di non appartenere più a ceti risparmiati dalla perdita di beni, di privilegi e del riconoscimento di una superiorità sociale, economica e morale.

E c’è da dire che otto mesi di promozione a martiri e eroi non ha  restituito interamente alla categoria  la reputazione  macchiata da obiettori di coscienza nel pubblico e cucchiai d’oro nel privato, intra moenia e extra moenia opachi, chirurghi che arrotondano col botulino, altri che dimenticano le forbici negli anfratti dello sventurato paziente, dentisti che preferiscono donare lo sfarzoso prodotto dell’implantologia piuttosto che emettere regolare fattura.

Ma anche dai molti medici di base, già prima retrocessi a ruoli impiegatizi di erogatori di ricette, che in questa fase godono le opportunità della smartworking, non rispondendo nemmeno al telefono per far dire 33 alla “clientela”, che non hanno preteso venisse predisposto un protocollo e un piano terapeutico per la cura del virus, lasciando alla buona volontà del singoli totale discrezionalità.

Non stupisce che la voce della corporazione si sia sentita poco in questo frangente, anche se da giorni associazioni di clinici specializzati lanciano l’allarme sui danni provocati da una gestione dell’emergenza indirizzata unicamente a contrastare il Covid, che lascia scoperte prevenzione e ordinaria assistenza e cura di patologie gravi, croniche, sottodiagnosticate o trascurate.

Il fatto è che le poche voci dissenzienti, le denunce di malgoverno della crisi e per l’incidenza di interessi privati, sono state censurate fin da marzo, in Sardegna, in Romagna, nel bergamasco, in Campania dove lo zar ha proibito al personale sanitario di “parlare con la stampa”, nelle zone più calde dove le rivelazioni sulla proibizione di fatto di eseguire autopsie sono state tacitate malgrado le ammissioni dello stesso Ministero della Salute, o sono state smentite alla stregua di fake news o fantasie di ciarlatani in cerca di notorietà.

E molti altri se non venivano zittiti, mettevano volontariamente il silenziatore facendosi assorbire da una spirale di soggezione e conformismo, nel timore di ripercussioni sulla carriera.

Sarà sempre peggio. E i precedenti lo lasciano intendere: molti medici  sono in attesa del verdetto della CCEPS, Commissione Centrale Esercenti Professioni Sanitarie, con la più grave delle sanzioni disciplinari, la radiazione, una punizione obbligatoriamente comminabile solo per condotte aventi rilevanza penale o assimilabili.

Invece gli accusati sono perseguiti per “reato d’opinione”,  per aver espresso   un loro convincimento non allineato con la determinazione del potere politico di promuovere la diffusione di determinati “trattamenti sanitari”.

Parte dei procedimenti risalgono ad anni nei quali regnava la ministra Lorenzin, altri si sono aggiunti,. La colpa della quale si sono macchiati non ha prodotto danni personali alla salute degli assistiti, né tantomeno sono venuti meno agli obblighi  sottoscritti con il giuramento di Ippocrate.

No, l’accusa è quella di aver manifestato le proprie convinzioni, nel pieno rispetto dell’articolo 21 della Costituzione che afferma che “tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione” e di  aver così influenzato  la popolazione istillando dubbi sull’utilità dei   vaccini.

Figuriamoci che gogna mediatica, che anatemi e che ostracismo colpiranno i 935 medici di Anpas e di altre associazioni che si riconoscono nella Medicina di Segnale, che si stanno esprimendo con forza per contestare la confusione artificiosa tra asintomatici, da sottoporre a inutili tamponi, e contagiati, che rischia di imporre restrizioni irragionevoli, proprio quando si starebbe consolidando “la resistenza anticorpale alla malattia”, in virtù di  un “autoritarismo emergenziale”, che ha come pilastro la  colpevolizzazione del comune cittadino, spezzando i già labili legami di solidarietà sociale.

Sono sempre loro che hanno cercato di mettere  in guardia i “decisori” sull’affidabilità dei tamponi, che comunque non hanno  alcuna efficacia sul piano della prevenzione, e non solo per gli eventuali danni prodotti da una procedura invasiva soprattutto se affidata a personale non adeguato, ma anche perché l‘amplificazione del materiale genetico può portare a errori “tecnici”, facendo risultare  positivo al test un soggetto affetto da uno qualsiasi dei virus che appartengono alla famiglia degli “orthornavirae”, i comuni virus influenzali. E quindi non solo il Sars-cov-2, ma anche quello del raffreddore, o della gastrite, ecc.

Qualche sera fa una trasmissione ha deciso che era proprio il momento opportuno per informare sui successi e le carriere di maghi, ciarlatani, guaritori della libera e disincantata America, e non si parla di quelli passati e futuri alla Casa Bianca.

Ovviamente l’occasione era buona per arruolare in questa stessa compagnia di giro, che in Italia ha avuto ogni genere di rappresentante da Vanna Marchi al mago Do Nascimento, da Di Bella, che almeno medico era al veterinario Bonifacio che oggi avrebbe nuovo sbocchi professionali grazie a Zaia, quelli che correntemente vengono ormai chiamati impropriamente negazionisti.

L’intento delle cheerleader della Pfizer, come di tutti quelli che si ostinano a condannare in qualità di apostati quelli che, in numero sempre più numeroso, non dichiarano l’inesistenza del virus ma contestano la strategia intrapresa per contenere e gestire una crisi sociale che ha creato i presupposti  di una emergenza sanitaria, è quello di persuadere il popolo puerile, ignorante, irresponsabile, che oppugnare una teoria scientifica significa disconoscere la Scienza. Quella scienza oggi incarnata in forma spettacolare da quei santoni che hanno riposto il caposaldo di ogni disciplina, quel dubbio che promuove ricerca continua, tenace sperimentazione.

Così non c’è diritto di cittadinanza per lo “scrupolo” che obbliga a cercare alte conferme ma solo per i dogmi incontrastabili, elargiti da un ceto di sacerdoti che possono contare sulla visibilità e la credibilità conferiti  dall’affiliazione non tanto alla casta accademica o a istituzioni rappresentative del sapere specialistico, ma dalla appartenenza a contesti, salotti, poteri  che consentono il diritto di parola solo a chi si muove nel solco del conformismo.

Il processo che concede solo a questa élite di esprimersi e di comunicare, collocando gli eretici nel girone infernale dei “pazzi” secondo  Galimberti molto citato in questi giorni, immaginiamo insieme a Galileo ma pure a  Pappalardo, è lo stesso che ha fatto dell’economia una scienza che si basa su leggi diventate naturali e perciò inconfutabili e incontrastabili, alle quali non è legittimo opporre un’alternativa.

Allo stesso modo gli stretti vincoli tra ricerca speculativa e applicazione profittevole sono gli stessi per i quali Schumpeter  o Keynes devono obbligatoriamente piegarsi agli algoritmi della realistica austerità interpretati dai “ragiunatt” bocconiani.   

L’anatema  e il disprezzo supponente espresso con violenza nei confronti di  mette in discussione una teoria egemonizzata dai poteri politici e economici, indicati come irresponsabili, disfattisti, nel più benevole dei casi, come visionari,  si basa sulla decodificazione aberrante del concetto di competenza, assurto a “principio” che diventa insindacabile, contro gli attacchi dei dissenzienti, grazie non alla verifica degli effetti e dell’efficacia dei risultati, ma solo all’autorevolezza e al prestigio dei suoi detentori autonominatisi. E che adottano il meno scientifico degli approcci, quello dell’assertiva imposizione dell’obbedienza a un dogma e a una teoria che non lasci spazio alla discussione, all’approfondimento, all’ulteriore indagine.   

A consolazione di quelli che oggi, come è successo a me, vengono zittiti in quanto negazionisti, offro come consolazione la frase che un perseguitato mette in bocca a un altro perseguitato per eresia: “Scopo della scienza non è tanto quello di aprire le porte all’infinito sapere, quanto quello di porre una barriera all’infinita ignoranza”.  (da “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht )


L’operazione è riuscita, il paziente è morto

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Scommettiamo che è successo anche a voi e molte volte di rimanere in attesa nell’anticamera del vostro medico di base (quando le Usl sono diventate aziende si è intervenuti anche per aggiornare la dizione : medico di famiglia) a sfogliare rotocalchi di due anni prima con la rivelazione di morti, divorzi e  nascite che erano sfuggite al vostro controllo, o riviste specializzate in reflusso, emorroidi, pruriti.

È che l’indugio era doveroso: a passare saltando la fila era stato l’informatore scientifico, altra spericolata acrobazia linguistica adottata per dare dignità al commesso viaggiatore, al rappresentante di commercio di farmaci, pozioni, unguenti e preparati, molto gradito a molti clinici quindi meritevole di attenzione e rispetto.

In anni passati avevamo saputo il perché ma col tempo ci eravamo assuefatti a quelle rivelazioni che denunciavano la rete di generalizzata corruzione esercitata dalle ditte farmaceutiche, tanto che molti pare godessero  della possibilità di usufruire dei campioni gratuiti generosamente elargiti insieme a gite organizzate, computer e dispositivi medici.

Una inchiesta del 2003 che aveva coinvolto una delle major conclusa  con l’assoluzione dei medici indagati per le regalie ricevute   fu accolta con sollievo perché restituiva la reputazione ai camici bianchi, ma resta ancora aperto il capitolo che racconta della collezione di accuse di corruzione imputate alle grandi aziende distributrici di mazzette, favori, crociere in cambio dell’accreditamento di antiasmatici.

Da anni facevamo finta di non sapere che protocolli e piani terapeutici adottati e applicati in corpore vili, cioè noi, erano preconfezionati e comunque condizionati dalle case produttrici così come avevamo fatto il callo all’eclissi della diagnostica e dunque all’obbligo, se potevamo permettercelo per costi e tempi d’attesa biblici, di effettuare analisi, test, indagini, raggi, tac, risonanze per venire a capo di un disturbo, un’allergia, un dolorino, tutti accertamenti che esercitavano una pressione forte sull’attività delle Asl e degli ospedali, non garantendo la qualità delle prestazioni e la loro tempestività e favorendo così il business dei laboratori privati come unica alternativa.

Ormai c’eravamo abituaui a non scandalizzarci e gli effetti si vedono oggi.

E difatti in questi otto mesi non ci siamo  scandalizzati che non sia stato pensato e adottato nessun provvedimento per rafforzare  il presidio dei medici di base sul territorio mettendoli in grado di intervenire sul nascere di una malattia, invece di aspettare che si sviluppi  per conferire il malato ormai grave a intasare gli ospedali.

Non ci siamo scandalizzati quando ci siamo rivolti al nostro Mmg (medico di medicina generale) che aveva ricevuto indicazione di non visitarci, non venire a domicilio, di venir meno al giuramento di Ippocrate e alle regole deontologiche, indirizzandoci ai numeri verdi, ai centri anticovid delle aziende sanitarie, a interlocutori variamente fantasmatici e inafferrabili.

Non ci siamo scandalizzati quando illustri virologi, infettivologi e clinici hanno colpevolizzato gli il gregge degli impauriti che assediano i pronto soccorso, quando, ormai lo ripetono quotidianamente, la maggior parte dei pazienti potrebbe essere curata e potrebbe guarire stando a casa e quando  delle Usca (le propagandate unità speciali per la continuità assistenziale), definite strategiche e essenziali, non c’è più traccia e che il cortocircuito di competenze e responsabilità rimpallate tra medici di base, pronto soccorso e centri per i tamponi sia ormai in procinto di deflagrare all’arrivo delle influenze stagionali.

Non ci siamo scandalizzati quando una volta stabilito sia pure a mezza bocca che le persone con sintomi non gravi devono essere trattate a domicilio, non si abbia nessuna informazione se ai medici di base siano state dati protocolli sanitari da seguire con le indicazioni dei farmaci da prescrivere, del piano terapeutico da applicare, o se ancora una volta ci si affidi all’arbitraria discrezionalità, ai consigli per gli acquisti degli informatori, alla buona volontà dei singoli che dovrebbero districarsi nella massa rozza e imperscrutabile   di dati offerti in rete.

Non ci siamo scandalizzati che non si sia promosso uno screening a tappeto al momento debito, che i tamponi, dei quali deve essere accertata definitivamente l’efficacia e l’attendibilità, anche senza incaricare i veterinari come vorrebbe Zaia, vengano affidati  all’esercito grazie a un accordo tra Salute e Difesa, che grazie all’impegno dei fratelli De Rege Fontana-Gallera  chi non vuole sottoporsi a frustranti attesa  li paghi oltre 90 euro in una struttura privata e che in Regioni che rivendicano efficienza quelli semigratuiti  in una struttura pubblica comporti almeno mezza giornata di attesa al drive in.

Non ci siamo scandalizzati che – se gli ospedali devono essere riservati alla cura dei soggetti che presentano complicazioni serie e che richiedono assistenza ventilatoria, sia in forma intensiva che sub-intensiva – dei 3500 posti in più promessi dal commissario Arcuri da aggiungere ai 5.179 preesistenti ne siano stati procurati  solo 1.259, ovvero poco più di un terzo, laddove comunque l’Italia sia al di sotto della media europea con una disponibilità dei posti letto in terapia intensiva pari a 12,5 ogni 100.000 abitanti, che è meno della metà della Germania.

Non ci siamo scandalizzati che le Regioni sia pure dotate dei macchinari e dei dispositivi necessari non abbiano organizzato i reparti specializzati  per via della carenza  di personale sanitario originata dai tagli esercitati negli ultimi anni sicché il rapporto in Italia tra anestesisti-rianimatori e posti letto di terapia intensiva era di 2,5 unità, con un rapporto così  basso, da mettere a rischio la gestione, l’assistenza e la cura, come ha ribadito la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva che denuncia come già in condizioni normali  in condizioni normali, manchino all’appello 4000 anestesisti.

E d’altra parte non ci eravamo scandalizzati quando nel 2018 e ancora prima le associazioni di clinici pneumologi avevano lanciato l’allarme in modo da rispondere adeguatamente all’aumento di incidenza e prevalenza delle malattie respiratorie croniche a livello mondiale, per via di fattori legati all’inquinamento e alla trasmissione incontrollabile di patologie, con una più corretta ed adeguata programmazione dei posti letto di Pneumologia negli ospedali e con l’attivazione di Unità di Terapia Semi-Intensiva Respiratoria, “in grado di poter dare le giuste risposte terapeutiche a pazienti affetti da patologie respiratorie acute e/o croniche severe che affollano i Pronto Soccorso, oltre a liberare posti di pazienti meno critici dalle Rianimazioni, soprattutto in presenza del ripetersi di epidemie influenzali”.

Non ci siamo scandalizzati quando alla legittima derisione per un commissario, a suo dire drogato dai burattinai di un oscuro complotto, ha ammesso di non sapere che rientrava sulle sue funzioni la predisposizione di un piano di emergenza regionale, non ha corrisposto la esibizione dei piani accuratamente realizzati da suoi omologhi, nemmeno quando si è saputo che forse ne esisteva uno nazionale troppo inquietante per essere diffuso, mentre al tempo stesso si propalavano messaggi apocalittici e millenaristi, nemmeno quando il format cui riferirsi nel caso di crisi, il  Piano Nazionale per le emergenze di tipo epidemico pare risalga a un bel po’ di anni fa.. e si vede.

Dobbiamo invece cominciare a scandalizzarci quando ancora una volta si risponde agli eretici, quelli che osano criticare l’azione dei governi, nazionale e locali, subito arruolati nell’armata Brancaleone dei Pappalardo e dei terrapiattisti, che in questi mesi, non era possibile riparare i danni fatti in 30 anni:  solo negli ultimi dieci si sono avuti tagli alla sanità per 36 miliardi.

Reazione che sarebbe plausibile se non provenisse da chi non chieda di rinnovare ciecamente l’atto di fede nelle ricette dell’austerità offerte a caro prezzo dall’Europa, da chi non trova di meglio che obbedire ai richiami confindustriali, imponendo lockdown generali, locali quanto basta, soft o light a seconda delle gerarchie dell’essenzialità, da chi prevede gerarchie e graduatorie anche nel rispetto dell’unico diritto garantito quello alla salute, in modo che non si muoia di Covid, ma, come denunciano i cardiologi da un pezzo, di infarti, attribuibili alla mancanza di controlli, o di cancro, come sostiene l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, perché sono sospese o rinviate le chemioterapie e la prevenzione già prima ridotta è diventata un lusso e un capriccio per pochi meritevoli.

Risposta che dopo otto mesi e più diventa una presa per i fondelli quando  la salvezza è affidata ai vaccini sui quali viene indirizzato ogni sforzo, ogni decisione, ogni investimento, mentre è stato disincentivato qualsiasi impegno per l’individuazione di cure efficaci, dopo che erano state proibite le autopsie e delegittimate sperimentazioni sul campo da parte di medici poco avvezzi alla frequenza di studi televisivi.

Come si diceva una volta, quando almeno aveva cittadinanza un po’ di amara ironia, sappiamo che l’operazione è riuscita, ma il Paese è morto.  


Manuale di difesa: il raggiro dei tamponi spiegato bene

E dopo il titolo sarebbe doveroso aggiungere a commento “come costruire una pandemia e vivere impuniti”. Sappiamo tutti che i famosi tamponi Prc che sfornano a migliaia i contagiati asintomatici, nuova categoria dell’ambiguità medica, abbiano una scarsa affidabilità dovuta a fattori di contaminazione o al basso numero di sequenze geniche virali prese in considerazione, ma ci sono altri fattori che permettono di modulare a piacimento i risultati e simulare una crescita o una diminuzione dei contagi secondo cosa conviene di più in un determinato momento. Come questo sia  possibile lo avevo già spiegato in questo post   Covid a la carte: i governi scelgono il menù pandemico  ma adesso disponiamo di una ricerca scientifica che misura in maniera  documentata il grado di affidabilità dei tamponi a seconda dei criteri scelti per la loro lettura. La potete trovare qui  , ma proverò a riassumere in estrema sintesi la questione. Come forse saprete i test Prc per scovare le minime tracce geniche di un virus devono amplificare più e più volte il segnale chimico per poterlo rilevare facilmente, ma via via  che cresce il numero di tali amplificazioni il risultato diventa più incerto fino a diventare, dopo le 30 volte, estremamente aleatorio  e dopo le 40 volte del tutto insignificante perché rivela tracce di altri virus o sequenze di quello ricercato così infinitesimali da non poter portare ad alcun contagio e men che meno la malattia. L’inventore di questi test il premio nobel  Kary Mullis non si è mai stancato  di dire che il suo test è inutile per diagnosticare malattie e di mettere in guardia contro l’errore di amplificare il segnale oltre le trenta volte, ma invano perché la scienza invocata dai coviddiani non è quella che conosciamo, non è quella di Galileo, ma quella artefatta e svilita dal denaro e dalle sue “verità” eterodirette.

Bene un gruppo di ricerca con alla testa il professor Didier Raoult, uno dei maggiori virologi del pianeta, anche se  reo di aver consigliato  l’uso  di un farmaco a basso costo come l’idrossiclorochina contro il Covid, ha dimostrato che con un ciclo di 25 amplificazioni  (ct nel gergo tecnico) circa il 70% dei campioni è rimasto positivo in coltura cellulare, vale a dire che  effettivamente il virus è presente; con 30 amplificazioni  solo nel 20% dei casi si ha una risposta corretta, mentre con 35 amplificazioni  appena il 3% delle risposte positive si è rivelato esatto. Un risultato ormai acquisito dalla ricerca tanto che Juliet Morrison, virologa dell’Università della California, ha spiegato al New York Times: “Qualsiasi test con una soglia del ciclo superiore a 35 è troppo sensibile. Sono scioccata dal fatto che la gente pensi che con 40 cicli si possa dare un giudizio di positività” Ma attenzione qui viene il bello della ricerca: dopo i 35 cicli di amplificazione nessun campione è rimasto positivo  in coltura cellulare cioè conteneva  effettivamente il Sars Cov 2. E’ qualcosa che si può facilmente prevedere sulla base  della caduta verticale delle risposte corrette con l’aumentare dei cicli ct  ma non  è possibile immaginare la menzogna che ci raccontano  visto che mediamente i tamponi vengono amplificati dai laboratori americani dalle 37 alle 40 volte e da quelli europei  dalle 30 alle 40 volte anche se qui la media è ingannevole perché mentre in Germania e in Austria il ct va dai 25 ai 30 in altri Paesi come l’Italia o la Francia  può arrivare a 45.  In termini teorici dunque il coronavirus Sars Cov 2 può anche non essere presente in nessuno dei pazienti sottoposti a tampone prc fino ad ora visto l’uso sbagliato e spregiudicato che se ne fa. Non sarà così, perché c’è anche il problema dei falsi negativi (dovuto a campioni prelevati in modo non corretto) ma non c’è dubbio che siamo di fronte a una gigantesca alterazione della realtà che produce a star bassi il 97 per cento di positività fasulle e per giunta impedisce di studiare a fondo l’epidemiologia del virus e i suoi reali effetti. portando perciò ad un ulteriore danno cognitivo pur di mantenere l’efficacia dell’effetto emotivo.

Dovrebbe essere obbligatorio riportare nei test di laboratorio il numero di cicli Ct effettuati per capire il livello di probabilità effettiva di essere venuti a contatto con una carica virale significativa di Sars Cov 2 e invece tutto rimane nella nebbia più fitta. Almeno gli ipocondriaci che si sottopongono spesso al test privatamente dovrebbero pretendere che nell’esame sia incluso il numero dei cicli ct per comprendere se il responso ha un senso oppure non è altro che un costoso tiro a dadi truccati. Ma di tutto questo non si parla affatto, anzi viene tenuto ben nascosto perché è un sistema troppo comodo per modulare a volontà la massa di positivi, anche a numero di tamponi costanti per poter suscitare la paura necessaria allo smantellamento sociale ed economico e/o al più banale obiettivo di vincere le elezioni o al contrario di rimandarle il più possibile. Ora all’uomo della strada tutto questo potrà parere impossibile perché ha un’idea spesso cultuale della scienza medica e non sa quanto essa sia  totalmente dominata dalle aziende del farmaco e dunque dal profitto, quanto usi in maniera scorretta strumenti diagnostici, vedi ad esempio il test del Psa, per favorire altri e più costosi esami e infine interventi chirurgici spesso invalidanti e di fatto inutili o quanto meno molto sbilanciati  dal punto di vista  rischio – beneficio. Oppure nasconda ricerche che testimoniano l’inutilità a certe condizioni di farmaci costosi e dai molti effetti collaterali, come per esempio le statine, prescritte anche quando i livelli di colesterolo non sono più considerati pericolosi dalla ricerca di base o possono essere facilmente tenuti a bada con integratori sui quali non appena si comincia a riscontare un effettiva efficacia, cade una cortina di silenzio e gli studi  vengono interrotti perché si possa dire che “non ci sono evidenze”, semplicemente per sottrazione, perché non si è fatta abbastanza ricerca.

Potrei continuare a lungo citando per esempio la preferenza per l’uso di chemioterapie con il massimo di effetti indesiderati e sgradevoli perché questo è funzionale alla vendita di farmaci che li contrastano, ma non vorrei aver dato l’impressione di essere un naturopata o un fan di alternativismi di varia natura, anzi ho talmente fede nel metodo della scienza da non tollerare che esso sia bestemmiato in nome del profitto di alcuni. O della salvezza di un intero sistema di ingiustizia.


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