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Asilo Mariuccia

2Il nuovo governo inizia nella vecchia tradizione democristiana con una certezza, sia pure indefinita e nascosta come il formaggio negli involtini, ovvero una revisione della spesa che vuol dire mandare al macero parecchio di ciò che si è fatto durante l’anno del vecchio governo. Ma anche con una promessa esplicita, anche se incerta e fumosa di dare una mano alle famiglie per gli asili nido secondo una lunga tradizione che va dai pourboire mussoliniani per riempire le culle a quelli berlusconiani e renziani, presi con un occhio al Vaticano e l’altro al portafoglio perché la mancia non sia troppo generosa . L’Italia profonda che è cresciuta e rimane all’asilo Mariuccia approva e applaude non sentendo minimamente puzza di bruciato. Eppure il discorso di Conte è palesemente pieno di vuoti e filigranato sui contorno dell’austerità di marca tedesca e di inquietanti allusioni. come quella ad esempio sul salario minimo, che in realtà non viene quantificato nemmeno per ipotesi, ma semmai verrà concordato categoria per categoria con i sindacati più rappresentativi, ovvero quelli che il governo sceglierà e questo in compensazione del voto che molti ex sindacalisti della resa ai padroni hanno dato al nuovo governo. E’ chiaro che si vuole allontanare persino l’ipotesi fatta negli anni scorsi di 9 euro lordi all’ora, una vera pacchia da brioche e cappuccino, (visto che poi, tolte tasse e contributi si riducono della metà).  Ma andando a leggere da vicino questa terza via rispetto a quanto si discuteva in passato siamo in un strano incrocio tra la presa per i fondelli degli italiani e il ritorno a vecchie suggestioni di vero e proprio corporativismo con i sindacati di stato.

Insomma la sostanza è quella di Monti, persino più accentuata mentre la carta in cui è stata avvolta mette in fascina miraggi che permettono di non far perdere del tutto la faccia all’armata Brancaleone dei pentastellati accomodati in poltrona. Ma bisogna proprio essere dei non vedenti per cascarci. Ci mancava la ciliegina sulla torta per confondere ancora di più le acque: visto che qualche imbecille all’ultimo stadio ha fatto dell’ ironia cialtrona e volgare sulla “presenza” fisica di alcune ministre, senza andare al fondo delle capacitò dimostrate in passato dalle medesime, cioè zero assoluto,  il tema diventa quella della difesa delle suddette e pretesto per dimenticare tutto il resto. Persino le sinistre sparse invece di badare alla  sostanza politica si lasciano trascinare da queste polpette avvelenate come mastini della dimensioni di un topo. La demonizzazione di Salvini ha funzionato egregiamente, così che adesso avendo un nuovo nemico da esorcizzare e un nuovo meno peggio da seguire, tutto si placa e si potrà finalmente saltare tutto ciò che riguarda la politica specifica dell’Italia e dei suoi interessi o bisogni per dedicarsi, in maniera del tutto vaga e approssimativa, ai grandi temi globali come l’ecologia e l’immigrazione e con vera solerzia ai diktat dell’europeismo che sono l’altra faccia del neo liberismo e delle disuguaglianza. E’ l’analogo dei piccoli comuni che in tempi passati invece di badare alle strade o alle fognature o ai problemi concreti del traffico si dedicavano a prendere posizione sulle grandi questioni internazionali: in effetti il paragone non si limita al folclore localistico, ma va alla radice. in quei piccoli comuni  (e non solo piccoli, ma anche grandissimi) nei quali  la sostanza dell’azione delle giunte era decisa dai comitati d’affari, esattamente come oggi il comitatone di Bruxelles determina gli indirizzi sia generali che specifici. Del resto basta pensare che prima della caduta del governo giallo verde si era ottenuto lo scopo di poter scorporare dal calcolo del deficit le spese per l’accoglienza dei migranti: cosa giustissima anche se favorisce il proliferare di ogni genere di affari opachi sulle spalle dei poveracci costretti a migrare, ma non si possono scorporare le spese per i terremoti, alluvioni, insomma tutti i disastri naturali di cui lo Stivale  è generoso e che provocano danni immensi.

Ma non importa, l’asilo Mariuccia è contento perché hanno promesso le caramelle se faremo i buoni: Battiam battiam le mani/ arriva il direttor/ battiam battiam le mani/ all’uomo di valor. Che vergogna. continuare a cantarlo nella maturità.

 

 

 


La Ue non è un unione per poveri

povert_in_una_foto_simbolo-550-340-482977Si potrebbe dire che così va il mondo, se non fosse che è così che lo lasciamo andare. Sembra davvero straordinario che in realtà molto diverse tra loro troviamo gli stessi falsi sillogismi, le stesse proterve ragioni della diseguaglianza che sono l’unica cosa davvero globale. A gennaio Bernie Sanders, il famoso socialista d’America che la Clinton era riuscita a vincere nelle primarie con trucchi ignobili, aveva presentato un disegno di legge per portare il salario minino da 7,5 a 15 dollari l’ora con un processo graduale da terminare nel 2024. Ma adesso gli stessi democratici fanno marcia indietro con l’argomento che questa sontuosa cifra che si riduce a 9 dollari netti cui poi bisogna sottrarre l’assicurazione sanitaria e altri balzelli locali, non può essere attuata dovunque perché in alcuni stati ricchi come la California andrebbe bene, ma in altri come l’Alabama sarebbe troppo. E’ il medesimo inconsistente argomento che viene usato in Italia contro analoghi progetti ma che è totalmente privo di senso perché queste misure servono appunto a raggiungere un riequilibrio che poi fa bene a tutti come qualsiasi esperienza e statistica economica dimostra: non fosse altro perché se il valore marginale di un minimo salariale è più ampio in alcune aree e meno in altre più sviluppate, è ovvio che queste ultime finiranno per intercettare parte di quel surplus.

Si tratta solo di far naufragare qualcosa che dà fastidio ai poveri ricchi, perché alla fine “molte aziende ne risentirebbero negativamente” come dice il documento anti Sanders, solo che non si vuole mai mettere in primo piano la ragione vera del rifiuto di questi provvedimenti e si cazzeggia con assolute idiozie che a una lettura distratta possono apparire plausibili, ma solo a pensarci un attimo si rivelano delle assolute castronerie. Il fatto è che il ruolo dell’informazione è proprio quello di impedire il ragionamento.

Altro scenario, altra farsa che in questo caso ci riguarda da vicino. Questa volta ripassiamo l’Atlantico e torniamo nell’Europa dei tormenti. La Bce dal 2015 ha creato oltre 2600 miliardi di moneta, andata esclusivamente alle banche, un vero buco nero, che poi si sono guardate bene di riversarla nell’economia reale. Sarebbe stato molto meglio dare quel denaro agli stati per dare impulso ai lavori pubblici, alle infrastrutture, al recupero del territorio, al welfare o al limite trovare un sistema per darlo alle aziende in funzione della produzione e dell’innovazione del prodotto. Ma questo è vietato dallo statuto della Bce e dai trattati di Lisbona per cui una enorme massa di denaro va ad esclusivo beneficio dei padroni della finanza. Se non vivessimo in questo mondo si potrebbe persino pensare che quei 2600 miliardi avrebbero potuto trovare impiego nella riduzione della povertà la cui area si è estesa in maniera enorme nell’ultimo decennio, ma anche questo non è possibile – secondo la dottrina ufficiale perché potrebbe creare inflazione e addirittura come nelle parole dell’economista belga De Grauwe “creerebbe il rischio che la Bce fosse caricata  di troppe responsabilità sociali che non può gestire correttamente”.  Questa frase è davvero sorprendente e sconcertante perché la Bce gestisce la moneta unica cui sono strettamente legati e intrecciati tutti i trattati europei ed è come dire che la Ue stessa non può correttamente gestire responsabilità sociali.

In mezzo a tutto il chiacchiericcio emerge almeno questa verità programmatica, ovvero che l’Europa  non è in grado di gestire responsabilità sociali: ce ne eravamo accorti in mille occasioni a parte la Grecia dove questa visione ha raggiunto il suo apice, ma almeno adesso lo sappiamo con certezza e in un certo senso in maniera ufficiale. La Ue è una costruzione per ricchi.


Salario minimo: la Merkel costretta a cedere

imagesLa Grosse Koalition si farà solo se verrà istituito un salario minimo di 8,50 euro l’ora. Questo pare essere il diktat posto dai socialdemocratici alla Cancelliera per fare il nuovo governo: in pratica la richiesta di cominciare a smantellare il sistema dei mini jobs, l’equivalente della nostra precarietà, imponendo un minimo salariale orario. Un risultato che pare essere stato dovuto in gran parte ad Hannelore Kraft, presidente del Reno Westfalia, il più importante Lander industriale oltre che il più popoloso, per accettare anche in casa propria un’alleanza con i democristiani della Cdu.

Secondo le indiscrezioni i socialdemocratici chiedono i ministeri delle finanze e del lavoro e lascerebbero alla Merkel quello degli Esteri da cui sostanzialmente passa gran parte della politica comunitaria non direttamente affidata alla Cancelleria. I colloqui ufficiali per il nuovo governo cominceranno dopodomani, ma se la soluzione dovesse essere questa è abbastanza chiaro che si tratterà di un affare tutto interno alla Germania e con pochi riflessi, se non indiretti, al di fuori: la Merkel e i suoi ministri continueranno a pretendere l’austerità in Europa, mentre concederanno qualcosa all’interno dove i malumori cominciano a crescere.

Certo qualcuno si chiederà come mai i socialdemocratici al 26% riescano a strappare concessioni così importanti a una Merkel sostanzialmente vincente, mentre da noi quelli che vincono calano le braghe senza nemmeno che glielo chiedano. Ma il fatto è che dopo esserci privati della sovranità di bilancio la Merkel da noi ha il 100 per cento.


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