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Te la do io l’America

175846886-a2869087-a6cb-450b-b66f-34877f7f1d88Non passa mattina, pomeriggio o sera che dalle tv neocon Usa incistatesi in Italia e in Europa quali versioni contemporanee di Radio America al tempo della guerra fredda, non venga evocata la suadente sirena del sogno americano, ovvero un reperto archeologico che viene usato in tutto l’occidente, States ovviamente compresi,  fingendo che si tratti di un gadget appena uscito sul mercato, di quelli per cui gli idioti o i figuranti pagati appositamente, fanno la fila davanti ai negozi. Ma molto tempo è passato da sognando California e anche se chi dorme non se ne è accorto è da quarant’anni che gli Usa subiscono un’involuzione che erode giorno per giorno la realtà lasciando intatta l’immagine.

Epppre nemmeno due mesi fa  il relatore speciale delle Nazioni Unite su Povertà estrema e diritti umani, il professor Philip Alston, docente di Diritto alla New York University. ga fatto un terrificante quadro riassuntivo di questo sogno che – ha detto – è ormai solo un’ illusione, ma sarebbe da aggiungere un incubo in molte periferie dell’impero. E sostenendo che “in pratica, gli Stati Uniti sono l’unico paese sviluppato a dire che, mentre i diritti umani sono di fondamentale importanza, non includono il diritto di non morire di fame, di non morire di mancanza di accesso a cure sanitarie a prezzi accessibili, o di non crescere in un contesto di totale deprivazione” Insomma dovrebbero fa una guerra contro se stessi per esportare democrazia. E se qualcuno pensa che si tratti di opinioni stravaganti ci sono le statistiche, magari quelle che passano inosservate o che non vengono nemmeno pubblicate, a creare delle solide mura al discorso. Basta un semplice elenco:

  1. La spesa sanitaria pro capite degli Stati Uniti è due volte più alta della media Ocse e molto più alta che in qualsiasi altro paese. Ma ci sono molti meno medici e letti ospedalieri per persona rispetto alla media Ocse. Il che si traduce in assicurazioni sanitarie praticamente irraggiungibili per metà della popolazione.
  2. I tassi di mortalità infantile negli Stati Uniti nel 2013 sono stati i più alti nei paesi sviluppati e dai dati degli ultimi anni non ancora ufficializzati il divario si va allargando.
  3. A seguito dei due primi punti  gli americani hanno un’aspettativa di vita più breve rispetto alle persone che vivono in altri Paesi sviluppati e il 2017 è stato il terzo anno consecutivo in cui essa è diminuita. Come se questo non bastasse le malattie tropicali  come Zika, stanno diventando comuni negli States visto che moltissime persone non hanno le risorse per curarsi: si stima che 12 milioni di americani vivano con un’infezione parassitaria non trattata.
  4. I livelli di disuguaglianza negli Stati Uniti sono molto più alti che nella maggior parte dei paesi europei. nonostante il fatto che la faglia sociale si sia drammaticamente allargata nell’ultimo decennio.
  5. In termini di accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, gli Stati Uniti sono al 36 ° posto nel mondo.
  6. Gli Usa hanno il più alto tasso di obesità nei paesi sviluppati grazie anche a una tradizione alimentare tra le più grossolane del pianeta e che tuttavia essi stanno tentando di diffondere sia dal basso con il cibo industriale dei fast food, sia dall’alto attraverso la “mentecazione” dei cuochi televisivi.
  7. L’America ha il più alto tasso di criminalità al mondo il che si traduce con il tasso di incarcerazione più elevato di tutti i temi e comunque superiore di 5 volte alla media Ocse.
  8. Il tasso di povertà giovanile negli Stati Uniti è il più alto nell’Ocse nel suo insieme, con il 25% dei giovani che vivono in povertà contro una media del 14%.
  9. Secondo lo Stanford Center on Inequality and Poverty gli Usa si classificano tra i 10 Paesi più ricchi, mentre si classificano al 35° posto sui 37 Ocse per povertà e disuguaglianza e non ci vuole troppa fantasia per immaginare in che mani finisca la differenza. In ogni caso lo stesso centro indica gli Usa hanno tassi di povertà infantile superiori rispetto ai 15 Paesi più ricchi.
  10. Secondo il Servizio di ricerca economica del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, il 38,3% delle famiglie con reddito inferiore alla soglia di povertà federale deve ricorrere agli aiuti alimentari.
  11. Circa il 20% dei posti a tempo pieno “gode” di retribuzioni che non sono più in grado di sostentare i lavoratori nei loro bisogni fondamentali. Se a queste persone, come pare sia nei progetti, venissero tolti i buoni pasto la situazione diventerebbe drammatica.

Tuttavia in questo quadro desolante i fondamentali dell’economia sono tra i peggiori fra i Paesi sviluppati: debito pubblico stellare, debiti privati incalcolabili, deficit di bilancio, tasso di risparmio negativo, scarsi investimenti e produttività mediocre. Il che in un certo senso è mostruoso pensando come il dollaro sia la moneta di riserva universale. Se così non fosse gli Usa starebbero assai peggio del Brasile. E questo mostra come il sistema sia – lo cominciano a notare alcuni econonisti visto che davvero non è mai troppo tardi –  inefficiente e sostanzialmente votato a dare soldi, sicurezza, potere a una elite wasp cui si è recentemente unita, in un equivoco pasticcio mediatico culturale, la quasi maggioranza bianca nella speranza che qualcosa cambi. Una illusione che esiste anche in Europa  sotto le diverse forme di xenofobia.

Basta soltanto che una parte di quelli che hanno ben poco da perdere a parte le catene placcate d’oro, smetta di sognare americano e le conseguenze saranno epocali.

 

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Te lo do io il sogno americano

Quando ero ragazzo, l’apice della retorica liberal democristiana, l’argomento principe, era che bisognava far andare i lavoratori in Urss per dissuaderli dal votare comunista. Non sarebbe stato male ribaltare il ragionamento  e invitare la sterminata piccola borghesia conservatrice ad andare in Usa per rendersi conto delle cose al di là dell’immagine patinata del cinema e della televisione. Tutte le volte che vedo un telefim americano mi chiedo dove le vadano a trovare le strade così lisce visto che gran parte delle highway è pessimamente rattoppata, come mai non compiano le sterminate cittadine fatte da roulottes, perché di New York o di Chicago non si vedono mai i quartieri davvero degradati, ampiamente utilizzati invece nei film del dopo bomba Eppure la conoscenza dell’America deriva proprio da questo bombardamento senza fine di immagini prive di realtà mentre il 99% dei fortunati che oltre atlantico ci sono andati davvero limita la sua conoscenza ai centri delle città e dei luoghi più noti.

Ancora più singolare è che questa “notizia” delle distorsioni dell’immagine americana appaia nella sua chiarezza proprio su Il Giornale, sia pure nel blog di Marcello Foa, di certo non allineato con i betullini di via Gaetano Negri. Ma uscendo dal campo dell’immagine e dell’immaginario ci sono due docenti della New York University che si sono incaricati di sgretolare l’apparenza del Paese più ricco e potente del mondo, utilizzando statistiche diffusissime, di facile reperibilità, spesso tratte dal fact book della Cia a dimostrazione che il complesso  narrativo e autonarrativo della fiction americana si propone una forma di narcolessia globale rivolta all’interno e all’esterno. Così Hershey H. Friedman e Sarah Hertz si sono incaricati di demolire il mito del numero uno, atto di fede imprescindibile negli Usa e anche presso le colonie.

Ci sono cose di grande interesse che vanno oltre lo studio stesso e costituiscono un evidente atto di accusa sugli ultimi 40 anni. Si comincia col con il cancellare l’idea che gli Usa siano la prima potenza economica. In realtà l’anno scorso sono stati superati dalla Cina: se si tiene conto del potere di acquisto Pechino ha un Pil di 17.632 miliardi e gli Usa di 17.416 miliardi, Costruita questa cornice il ritratto prende forma: per quanto riguarda il numero dei poveri assoluti gli Usa si situano al 35* posto ( si va dal meno al più) su 157 Paesi con 45,3 milioni di persone prive di qualsiasi risorsa. E’ interessante notare che durante gli anni ’50 e ’60, prima che il neoliberismo cominciasse a vagire, si era passati dal 20 al 12, 1% nel ’69. Adesso si è al 14, 5%, ma su una popolazione molto più numerosa. Dunque un arretramento, generale che però svela le sue dinamiche nei particolari: nel ’66 il 28,5% dei poveri era formato da anziani che avevano potuto sfruttare solo in parte gli avanzamenti sociali partiti col new deal e rafforzatisi dopo il conflitto mondiale. Oggi invece gli anziani indigenti sono solo il 9,1% proprio perché gran parte degli ultra sessantacinquenni hanno goduto della fase keynesiana dell’economia occidentale, mentre giovani e persone mature, sotto schiaffo del neoliberismo, costituiscono il grosso dei poveri. Non stupirà apprendere che su 35 Paesi gli Usa sono al penultimo posto per quanto riguarda il numero di bambini poveri: solo la Romania fa peggio del 25% statunitense.

Per quanto riguarda l’indice di diseguaglianza gli Usa si pongono agli ultimi posti: l’indice Gini misura 0, 501 per il Cile, 0,466 per il Messico, 0,411 per la Turchia, 0,380 per gli Usa, 0, 376 per Israele (dove lo ricordiamo un terzo della popolazione è palestinese con tutte le conseguenze del caso, eppure strappa qualcosa all’America). Nel 1992 il 10% per cento di popolazione più ricca aveva 20 volte i beni del 50% più povero. Adesso sempre quel 10 per cento possiede 69 volte i beni della metà più povera della popolazione. Secondo i repubblicani i poveri sono tali perché non si sforzano di lavorare e vogliono vivere facilmente alle spalle dello stato. Fesserie bottegaie di cui anche da noi si sente ogni tanto l’eco: in realtà le statistiche dicono che i poveri assoluti hanno quasi sempre un lavoro, spesso più di uno (naturalmente quanto mai aleatorio o in nero, ma sempre pessimamente pagato) mentre la maggioranza dei non lavoratori è costituito da ricchi nullafacenti. L’economista Robert Reich ha scritto  recentemente: i self made man, simbolo della meritocrazia americana sono ormai scomparsi: sei tra i dieci americani più ricchi sono in realtà solo eredi di immense fortune tanto che gli eredi Walmart possiedono da soli più del 48% degli americani più poveri”.

Così non può stupire che gli Usa siano al 27° ed ultimo posto per quanto riguarda la ricchezza media lorda (considerando gli introiti e il valore del beni di proprietà ) 38 786 dollari, contro -tanto per fare un esempio i 123.710 dell’Italia, caso particolare vista la diffusione degli immobili di proprietà. Del resto l’America si situa al 14° posto su 228 Paesi per pil pro capite, al 17° su 175 per corruzione percepita. Anche la scuola dal cui modello pendono i coglioni di governo non va affatto bene: gli Usa si collocano al 17° posto su 64 per la lettura, al 21° nelle scienze, al 26° nella matematica. Cosa questa che si riverbera anche negli studi universitari: nonostante i primati delle più note università della nazione, dovuti più che altro a criteri assurdi studiati per ottenere questa preminenza, solo il 18% degli studenti arriva a un livello sufficiente e internazionalmente comparabile.

Ma ci sono cose che stupiscono è che sono insospettabili se ci si riferisce al mito americano: per esempio gli Usa sono solo 16° su 34 Paesi Ocse per la velocità della banda larga che peraltro è anche la più cara e sono soltanto all’ 87° posto per l’uso dei cellulari. Per quanto riguarda la tutela della salute gli States sono al 44° posto su 145,  al 60° per mortalità infantile e al 55° per aspettativa di vita (l’Italia è all’11°). Anche la democrazia non sta molto bene, visto che si situano al 14° posto su 150.

Notissimo è il fatto che gli Usa sono la nazione con il maggior numero di detenuti: ce ne sono circa 2 milioni e 300 mila (più di quelli russi al tempo di Stalin) a cui si devono aggiungere altri 5 milioni di persone sottoposte a misure restrittive, un numero troppo alto per non dare da pensare sullo “stile di vita amwericano, anche se infinitamente sfruttabile a fine di film, telefilm, serie e quant’altro.

Però in una cosa gli Usa sono di gran lunga i primi: le spese militari. Esse sono più alte di quelle messe insieme di Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna , Germania, Giappone, India e Arabia Saudita che come sappiamo si sta armando a livelli folli. Probabilmente questo basta e avanza alla piccola oligarchia di comando che attraverso lo strumento militare pensa di poter perpetuare il potere economico del dollaro e di esportare dovunque il neo liberismo. Proprio come gli imperi in decadenza.


Il compagno Monti

Devo fare ammenda: ho sempre detto che le manovre del governo Monti oltre ad essere imposte dall’esterno, erano la quintessenza dell’iniquità e della volgarità sociale oltre che un sistema certo per evitare i nodi reali della società italiana e per portare il Paese  verso la recessione. Ma mi sono sbagliato: l’impressione che si volessero colpire sistematicamente i più deboli, favorendo i ricchi, che si volesse dare ogni vantaggio alle aziende e nessuno ai lavoratori, che si volesse permettere ai potentati libertà di azione contro i cittadini era solo un errore di prospettiva, che è stato finalmente corretto dai dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2011.

Innanzitutto i ricchi non esistono o meglio sono una parte così insignificante della società che un loro contributo sarebbe del tutto marginale: i redditi sopra i 300 mila euro lordi sono solo lo 0,07 , poco più di 30 mila persone, nemmeno sufficienti a popolare di barche il porto turistico di Imperia sul quale Scajola ha lucrato a sua insaputa. Se si sottraggono i boiardi di Stato e l’esecutivo nel suo complesso, rimane poca cosa. In secondo luogo i lavoratori dipendenti sono più ricchi degli imprenditori: si mettono in tasca  19.810 euro lordi l’anno contro i 18.170 dei capitani d’azienda. Insomma mentre le assemblee della Cgil sono affollate da benestanti fannulloni, quelle di Confindustria sono raduni di poveracci che probabilmente devono affidare il catering alla Caritas. E nemmeno possono permettersi buone letture, come appare chiaro da quello che dicono e dal linguaggio affettato, ma triviale con il quale lo dicono. Per fortuna che a volte ci si può fare una cultura sui sedili delle porsche, come qualche ministro dimostra.

Insomma, al contrario di quanto potesse sembrare, effettivamente il governo ha colpito senza pietà i più ricchi e spillato un po’ di soldini a chi sta meglio, cercando con estrema decisione di togliere tutele e diritti alla parte più abbiente della popolazione. Se non fosse per il fatto che l’impero di Berlusconi non sia stato toccato nemmeno per sbaglio, che le epiche riforme della scuola ideate da Nostra signora del tunnel, siano state conservate e lodate, che si continui a puntare sui livelli più bassi della conoscenza e della produzione, che si prosegua nella strategia di raccontare agli italiani un sacco di balle, che si sia aumentata l’età della pensione a un anno dopo il decesso, che si siano sfrontatamente favorite banche e assicurazioni, che la precarietà è stata ribadita aggravandola con un’altra dose di ipocrisia, si potrebbe sospettare che Monti sia un po’ comunista. Ma è un timore che non dobbiamo avere, il premier al massimo è un compagno di merende.


L’opaca trasparenza di lor signori

Licia Satirico per il Simplicissimus

Parafrasando Nietzsche si potrebbe dire che, se guardi troppo a lungo nella trasparenza, prima o poi la trasparenza guarderà dentro di te. Ibrido tra lo specchio di Lewis Carroll e il “politicamente corretto”, l’epifania al fisco dei possedimenti dei ministri rivela ben presto la sua natura ingannevole: la trasparenza dei mezzi non sempre si accompagna a quella dei fini, e nei chiaroscuri delle dichiarazioni dei redditi può celarsi un mondo segreto di case e di sogni sottratti alla curiosità dei comuni mortali.

Il primo a cadere nel tranello è stato il ministro della funzione pubblica Filippo Patroni Griffi, che ha annunciato tagli agli stipendi dei dirigenti dello Stato omettendo però di rendere trasparente la dickensiana casa con vista sul Colosseo acquistata a prezzo imbattibile. L’ultima è stata Paola Severino: la Guardasigilli è prima nella classifica dei redditi del governo, con i suoi sette milioni di euro annui. In un’intervista a Repubblica la ministra della giustizia interviene sulla trasparenza, ammettendola nei limiti in cui non si trasformi in gossip, e precisa che il denaro non è tutto nella vita. In ogni caso, i soldi non la imbarazzano: con i quattro milioni di euro da lei versati allo Stato «si potrebbe costruire il padiglione di un ospedale, o un edificio scolastico, o ampliare un penitenziario».

In effetti si potrebbe. Peccato che in Italia, in questo momento, non si costruiscano né ospedali né scuole, e che l’edificazione di nuovi penitenziari sia stata recentemente affidata a privati. La costruzione degli ospedali come rito espiatorio sa, oltretutto, di déjà vu: proprio un anno fa Silvio Berlusconi diceva di se stesso «sono un ricco signore che può passare il resto della sua vita a fare ospedali per i bambini nel mondo come ho sempre desiderato». Visto lo smantellamento dello stato sociale portato avanti prima da Berlusconi e poi da Monti, non resta che sperare che l’edilizia ospedaliera sia promossa in funzione catartica dalla classe dirigente di questo paese, traducendosi finalmente in un circolo virtuoso. I fautori della politica dei tagli diverranno così generosi benefattori, placando la propria coscienza e pacificandosi con una popolazione di precari senza reddito e senza futuro.

Il guadagno non è un imbarazzo, dice Paola Severino. Eppure un minimo di imbarazzo deve averlo provato per non includere tra i suoi beni anche la sontuosa villa con parco e piscina sull’Appia Antica da dieci milioni di euro, scoperta da uno scoop del Fatto quotidiano e intestata alla Sedibel: una società le cui quote sono intestate per il 90 per cento al ministro della giustizia e per il restante dieci per cento alla figlia Eleonora. Parlare della villa è trasparenza o gossip? Se guadagnare lecitamente non è peccato, perché omettere dettagli come il possesso di un immobile di pregio, al cui cospetto le case con vista sul Colosseo diventano miserabili tuguri?

L’impressione è che la “trasparenza” sia l’ennesima beffa dei sacrificatori verso i sacrificati: è una visione parziale, edulcorata di un mondo molto diverso dal nostro, fatto di professionisti rampanti, banchieri, accademici bocconiani che tagliano sui diritti e ci bacchettano lamentando la nostra riottosità a pagare le tasse, ad abbandonare il posto fisso e persino la famiglia. Mentre i ministri vagheggiano la costruzione degli ospedali, i nostri nosocomi si sfasciano sotto il peso della malasanità, mentre ipotizzano la ripresa dell’edilizia scolastica la scuola pubblica muore. Il Guardasigilli dovrebbe spiegare non come e perché guadagni il suo denaro palese e occulto, ma la ragione per cui da ministro non fa in modo che il denaro pubblico sia destinato agli scopi che lei stessa auspica.
I soldi (dei ricchi) non danno la felicità. Per i diseredati, gli anziani, i malati e tutti quelli che non possono dichiarare un reddito perché non ce l’hanno vale la trasparenza estrema teorizzata da Groucho Marx: non eravamo poveri. È solo che non avevamo un soldo.


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