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Documenti, prego!

saidIl Corano non ne fa cenno, ma Allah nella sua infinita saggezza suggerisce evidentemente ai suoi fedeli più scalpitanti e avversi agli infedeli di portarsi sempre appresso i documenti come forma di martirio burocratico e ingresso nel paradiso delle Urì. E’ successo nella vicenda di Charlie Hebdo dove uno dei due killer, Said Kouachi  Kuachi, ha lasciato in bella vista sul sedile dell’auto usata per la prima parte della fuga lq carta di identità. La stessa cosa è accaduta  con l’attentatore di Nizza che non contento ha lasciato sul sedile del camion assassino pure le carte di credito e il telefonino. Il medesimo scenario si ripete adesso in Germania con l’attentato di Natale, seguendo una linea in realtà cominciata con 11 settembre dove proprio un documento abbandonato all’aeroporto di Chicago permise all’Fbi di identificare in 48 ore tutti i 19 attentatori che in precedenza erano sfuggiti ad ogni controllo, praticamente un miracolo per una polizia estremamente efficiente nei telefilm, ma che nella realtà non riesce a risolvere quasi l’80 per cento dei casi sui quali si trova a investigare.

A questo punto ci sono solo alcune spiegazioni per comprendere questo arcano:

1 I terroristi sono cretini o ritengono cretine le polizie occidentali.

2 I documenti vengono abbandonati da attentatori di incerta origine affinché la matrice genericamente terroristica e islamica non possa essere messa in dubbio e sulla base di essa sia possibile creare situazioni, di eccezionalità e operare quelle restrizioni di libertà (e dunque anche di democrazia) di cui il potere ha bisogno.

3 L’abbandono delle tracce di identità la cui regolarità  è più che sospetta se non grottesca fa parte di un codice segreto per cui formazioni armate, bande, sette, servizi di intelligence, lobby  e gruppi di potere interno, sanno chi ha fatto cosa, al di là delle indagini e delle rivendicazioni le quali fin dal 2001 vengono raccolte e autenticate  pressoché in esclusiva al “Site” di Rita Katz, cittadina Usa e israeliana  che riceve  notevoli contributi pubblici dall’America per la sua opera. E che oggi certifica e diffonde la rivendicazione da parte dell’Isis, unico elemento per collegare l’attentatore al Daesh il quale di certo non ha bisogno della carta d’identità per sapere chi sono i suoi terroristi, ad onta della spiegazioni ufficiali che vengono fornite. Ma forse ne hanno bisogno altri.

Naturalmente è possibile che due di tali condizioni giochino in contemporanea, ma la sensazione è che queste strane ricorrenze di assurdità siamo come messaggi che è impossibile decrittare se non si hanno le mani bene in pasta. Anche il fatto che il tunisino accusato della strage abbia lasciato sul camion l’attestato di sospensione temporanea dell’espulsione fosse stato in galera in Italia poi sorvegliato per qualche mese in Germania e lasciato infine perdere, in attesa di una documentazione dalla Tunisia che è giunta proprio il giorno successivo al massacro, sa di beffa ad orologeria. Per non parlare della caccia al pakistano che ha ottenuto l’unico scopo di far volatilizzare l’autore o gli autori della strage o del fatto che adesso si dica, in base a chissà quali informazioni che si sarebbe “radicalizzato” di recente.

Di certo questi tragici eventi  si formano e si aggregano in un complesso universo i cui confini sono permeabili e poco chiari per usare un eufemismo, con infiltrazioni reciproche, scopi e interessi che talvolta si possono intuire o dedurre, ma solo per difetto di narrazione, dando luogo a quei complottismi da deprivazione di verità plausibile  contro i quali Soros e le oligarchie di Bruxelles, come gemelli siamesi, inveiscono minacciando censure o azioni di disinformazione ufficiale. Almeno loro non  hanno bisogno di lasciare documenti perché si sa benissimo chi sono.

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11 settembre, dai complotti alla storia

1473605461-7089283-1Per una qualche ironia della storia che alla fine non risparmia nessuno gli eventi hanno dato ragione ai complottisti più spinti che in mezzo ai fischi dicevano che erano stati gli americani stessi a buttare giù le torri. A distanza di 15 anni molte cose sono ancora avvolte nella nebbia e di certo la verità non si esaurisce con l’inchiesta ufficiale peraltro oggi messa in dubbio da alcuni di quelli stessi che vi contribuirono, ma sta di fatto che la tesi dell’auto attentato è diventata se non fattualmente almeno storicamente vera nel momento stesso in cui gli Usa sono divenuti alleati e ufficiali pagatori dei supposti colpevoli. Al Quaeda, i cui uomini e il cui capo Bin Laden furono accusati di aver provocato il massacro dell’ 11 settembre oggi sotto il nome di ribelli moderati (e sotto altre sigle in Libia e nel resto dell’Africa) sono i protagonisti dell’assalto per distruggere la Siria. Anzi Al Qaeda e le sue incarnazioni locali sono ufficialmente alleati dell’occidente .

Insomma si è chiuso il cerchio che vide l’organizzazione terroristica nascere in Afganistan nel 1980 durante la presidenza di Carter e con la regia di  Zbigniew Brzezinski, come freedom fighters ovvero mujaeddin, grazie all’opera della Cia che raccolse, organizzò e armò, anzi in qualche modo creò il fanatismo mussulmano. Tanto che fu proprio nel periodo di formazione di Al Quaeda che prese vita il movimento talebano. In un documento recentemente declassificato dell’amministrazione americana e risalente all’87, si evince che tutto questo era già noto nei suoi significati, nelle sue conseguenze e nella sua cattiva coscienza: “Qualsiasi cambiamento nel modo di vita tradizionale è considerato sbagliato e le idee moderne, sia comuniste che occidentali sono viste come una minaccia …. I gruppi tribali resistono ai marxisti afghani e ai sovietici più per preservare le loro tradizioni che per combattere il comunismo. Alcune delle riforme che hanno irritato le tribù – l’ istruzione delle donne, per esempio – sono in conflitto con la percezione della tribù di ciò che è giusto …. Nei villaggi tribali, è nell’interesse degli uomini più influenti proprietari terrieri, capi religiosi, o entrambi,  respingere le riforme, specialmente quelle comuniste, che minacciano sia le loro proprietà sia il loro potere politico”.

Insomma ciò per cui ufficialmente si combatte in Afganistan con l’esportazione di democrazia è in realtà stato creato dalla stessa “democrazia eccezionale” degli Usa e  nel documento citato, come del resto in altri, si riconosce persino che la cultura che ora si vorrebbe cambiare era combattuta in maniera più radicale ed efficace dai laici afgani e dai sovietici contro i quali e per ragioni di pura strategia geo politica Washington opponeva l’organizzazione e l’armamento delle fasce più fanaticamente religiose prima esigua e ininfluente minoranza.  Quelle stesse che oggi giustificano la guerra della civiltà.

Dunque è assolutamente vero che l’assalto dell 11 settembre è stato in qualche modo un attentato interno: inutile chiedersi – come fa ormai persino Bloomberg – come fu possibile che gli attentatori potessero prendere il brevetto di volo in Usa, perché i caccia levatisi per intercettare gli aerei furono lasciati senza informazione, come mai edifici di quella mole siano inaspettatamente collassati cosa per la quale non c’è forse bisogno di pensare alla distruzione controllata, ma semplicemente all’uso di materiali inadeguati e non rispondenti alle specifiche, pratiche che conosciamo benissimo, né a tutte le altre teorie e considerazioni che si sono via via accumulate. Storicamente sono state forze suscitate dagli Usa, divenute incontrollabili e oggi di nuovo alleate di Washington in medio oriente.

In un certo senso è quasi emblematico che Hillary Clinton sia svenuta durante la cerimonia di commemorazione di ieri visto che lei è l’ideale e fanatica continuatrice di questa linea rosso sangue che si è dipanata per quasi quarant’anni. Il fatto che subito dopo il malore già si parli della sua sostituzione come sfidante di Trump squaderna uno spettacolo di drammatica crisi della democrazia made in Usa: un candidato democratico eletto a forza di brogli su quello della sinistra, che poi accusa Putin di rivelare i suoi documenti compromettenti  spediti e ricevuti con leggerezza ci dicono che di democrazia ne è stata esportata fin troppo e che in patria ne rimane ormai molto poca.


Bombe sui terroristi di “casa America”: i bari scoprono le carte

terrorismo-na-siriaPer anni si è sorriso di quelli che ipotizzavano un’altra verità sull’11 settembre e l’abbattimento delle torri, degli irriducibili complottisti che gridavano all’attentato compiuto dallo stesso potere americano per avere mano libera in Medio Oriente e Asia Centrale oltre che per ridurre la libertà interna. Adesso dobbiamo dare loro una parte di ragione, nel senso che hanno colto comunque una verità di fondo, ossia la creazione di uno scenario tutto strumentale per il terrorismo. Adesso hanno moralmente ragione visto che gli Usa hanno vivacemente e grottescamente protestato contro i raid russi diretti contro le le postazioni di Al Quaeda oltre che dell’Isis a ridosso della base di Tartus, ossia di quella organizzazione terrorista accusata di aver organizzato l’attentato alle twin tower. Dov’è finita la guerra infinita e la caccia all’uomo nei confronti di Bin Laden dal cui scalpo è nata la rielezione di Obama?

Le povere vittime dell’attentato si rivolteranno nella tomba e nelle oscurità del ground zero ora che sono state vendute a nuovi e diversi disegni imperiali in cui i terroristi presumibilmente autori della strage sono divenuti alleati, pagati e armati nemmeno sottobanco, ma con una specifica delibera del Congresso. mccain-isisOra che il senatore McCain protesta contro l’attacco ai ” CIA-trained rebels.”, che i “White Helmets” di Geroge Soros, operanti in Siria si sono dedicati  a produrre “prove” dei presunti guai provocati dall’attacco russo in contrasto con la professionalità francese che ha fatto partire i caccia per colpire l’Isis e invece ha casualmente attaccato le truppe di Assad. Purtroppo gli elmetti bianchi lo hanno fatto usando foto precedenti l’attacco, finendo per essere smascherati quasi in tempo reale. La conclamata ambivalenza di alleanze e guerre, di amici e nemici, in un caos che è scopo a stesso rendono superflui i dubbi sull’attentato che è nato in questa immoralità geopolitica al di là di chi siano stati gli esecutori materiali.

Certo la finta guerra contro i tagliatori di teste dell’Isis in stretta alleanza con i tagliatori di teste sauditi, la pervicacia con cui viene combattuto Assad, per derubare la Siria delle sue risorse energetiche grazie ai terroristi “buoni ” e a una campagna mediatica tra le più fasulle e vergognose mai viste in occidente, hanno ricevuto un formidabile colpo di maglio dall’entrata in scena attiva della Russia. Gli Usa e i loro servili alleati sono sotto choc e reagiscono scompostamente non accorgendosi nemmeno di mettere a nudo il loro gioco: è stato un trauma scoprire che sta venendo meno la possibilità di imporre tutto ciò che vogliono senza avere alcun avversario a contenere i loro piani e ancor più spiacevole è la constatazione che a questo punto la conservazione di un’egemonia simile a quella instauratasi negli anni ’80 non può prescindere dalla guerra. L’intervento potente e deciso dell’aviazione russa contro i terroristi di casa America significa proprio questo: che la commedia dell’Isis combattuta a parole e rifornita di fatto, tutto il gioco della Turchia neo ottomana e dell’Arabia saudita, tutto il caos statunitense volto a tenere in scacco il medio oriente e le sue risorse, devono fare i conti con nuovi limiti, con una “frontiera” che non può essere valicata se non con un conflitto globale dall’esito letale oppure facendo ciò che gli Usa non sono abituati a fare, ossia un lungo passo indietro.

Che dovrà essere fatto se non si vuole dare prima o poi la parola alle armi globali, quanto meno lasciando allo stato siriano ( ed è ciò che sostanzialmente interessa a Mosca)  le regioni costiere, ovvero quelle interessate dai ricchi giacimenti di gas, smettendola di fingere una guerra civile pagata a cottimo. Tutto dipende a mio giudizio da chi comanda davvero a Washington, se l’amministrazione regolarmente in carica o le varie lobby e gruppi di pressione che oltre a tenere in pugno il congresso, sono in prima fila nel creare le condizioni del caos e a gestirlo nella sua espressione mediatica. A questi ultimi, espressione del capitalismo finanziario in crisi e tentato dalla guerra come uscita da una strada senza sbocchi, gliene importa pochissimo di tutto ciò che non riguarda il loro potere. Loro possono e vogliono sfruttare anche i morti. Sono loro i veri e unici terroristi.


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