Alle volte succede che le cattive notizie, siano in qualche modo anche delle buone notizie se le si inserisce in un contesto più ampio. Il fatto che si stia assistendo a un crollo del turismo balneare – ma sospetto anche di altro tipo a giudicare dalla folla sempre più smilza dei turisti al Colosseo e mangiatoie circostanti che posso misurare ogni giorno – è un colpo a quella specie di economia di sussistenza che si è creata da oltre un decennio a questa parte, come reazione alla deindustrializzazione e alla drammatica caduta di stipendi e salari. Siamo l’unico Paese dell’Ocse e probabilmente dell’intero orbe terraqueo dove le retribuzioni in 30 anni invece di aumentare, magari in maniera insufficiente come generalmente è accaduto in Europa, sono addirittura diminuite del 3% in termini reali. Però non avendo rappresentanze politiche effettive, ma solo politicanti al servizio di qualche potentato, la gente si è è dovuta arrangiare in qualche modo.

Abbiamo così assistito all’esplosione di B&B dovunque e comunque, di una ristorazione approssimativa e sciatta favorita peraltro dai giochi gladiatori culinari televisivi, di case vacanza al di sotto di ogni standard, di servizi improvvisati, di personale amatoriale, insomma di una estensione del turismo di tipo caraibico. Certo hanno portato qualche soldino a chi ne aveva già per investire in qualche attività e a chi aveva una casa di proprietà, ai sensali delle agenzie, ma ha fregato l’altra parte di italiani che adesso si trovano di fronte, soprattutto in certe aree, a non trovare più affitti o a pagarli cifre che devastano i bilanci familiari. Di tutto questo naturalmente i vari governi che si sono susseguiti in un vorticoso carosello di servitù ai poteri alti e altri, non si sono occupati perché hanno potuto far conto sul welfare familiare, sulla pensione del nonno, sul nero dello zio, sulla propensione delle ultime generazioni al compra subito e paghi dopo, insomma su un insieme di tradizione e innovazione che in qualche modo ha tenuto in piedi la baracca.

Adesso il grido di dolore che sale dalle spiagge vuote e da gestori che affittano ombrelloni e sdraio come fossero le tende del sultano e sedie Luigi Filippo, pagando un’elemosina allo Stato che detiene la proprietà demaniale dei lidi, ci dice che tutto questo improvvisato modello sta crollando. Certo sarà che l’archetipo “stessa spiaggia stesso mare” non ha più l’appeal di una volta e che cuocere al sole per ore intere giocando alla roulette russa con il melanoma, non è il meglio della vita; saranno anche i prezzi esagerati per servizi banali, ma il fatto sostanziale è che stanno finendo i soldi. I giornaloni naturalmente, nel loro intento di depistare e di fornire un’analisi povera e facile, se la prendono con il caro prezzi, come se il vero problema fosse quello e che basta qualche sconto perché tutto torni come prima: l’importante è nascondere il problema sotto la sabbia. In realtà la vacanza da spiaggia è concepita per durare un congruo periodo di tempo, le classiche due settimane, ma oggi anche ai prezzi più bassi la maggior parte delle persone deve investire una fetta troppo alta di reddito, tanto più che altre mete, magari esotiche, non è che costino molto di più. Anche i turisti stranieri ormai si fermano poco, mordi e fuggi districandosi tra le tariffe aeree scontate. E del resto ormai tutta l’Europa è nei guai.

Insomma si avvicina sempre più il giorno in cui il grasso sottopelle accumulato nel secolo scorso finirà, si esauriranno i risparmi e dunque anche l’acquiescenza delle persone. Ieri, per esempio, il governo ha regalato altri 3,2 miliardi a quel ladro matricolato di Zelensky perché continui una guerra già persa, cosa che restituisce l’idea di come vengano buttati dalla finestra i nostri soldi, invece di essere utilizzati per fare qualcosa di utile per il Paese. Per esempio piani di sistemazione ambientale o di rivitalizzazione di aree che si è deciso di abbandonare. Ma il personale politico non sembra in grado di escogitare nulla che non sia il pagamento di piani e progetti che poi rimangono nel cassetto, a parte s’intende la commemorazione della battaglia di Canne, un capolavoro assoluto di dadaismo, di impotenza e di futilità. Ma quanto ancora potrà durare tutto questo senza una totale svolta? L’abbandono delle spiagge, gli ombrelloni aperti, i lettini distesi ma vuoti, sono un segnale, la piccola scossa che precede il terremoto.