Emerge ora qualcosa di ridicolo e inquietante. Ad un incontro di suoi donatori, durante la campagna elettorale dello scorso anno, Trump (l’audio della Cnn è disponibile) ha detto ai suoi uditori che durante la sua precedente presidenza aveva telefonato a Putin dicendogli: ‘Se vai in Ucraina, bombarderò Mosca a tappeto. Ti dico che non ho scelta. E poi Putin mi ha risposto: ‘Non ti credo’. Ma lui mi ha creduto al 10%”. Il che significa che Putin sa che il presidente americano è un bugiardo al 100 per cento. Ciò che colpisce è tuttavia la totale rozzezza e barbarie del pubblico americano che crede a queste fesserie e soprattutto è convinto della propria onnipotenza. Certo Trump sa di non poter attuare le sue fantasie con la Russia, ma appena può dà sfogo ai suoi sogni bagnati: lo ha fatto con l’Iran dove ha cercato di bombardare a tappeto, ma ottenendo l’esatto contrario delle cose che probabilmente si aspettava. A meno che non si aspettasse solo una gragnuola di titoli di giornali, il che è anche possibile.

Tuttavia la sua azione è stata disastrosa. Egli si attendeva veramente che l’attacco israeliano all’Iran del 13 giugno scorso avrebbe fatto crollare l’Iran come un castello di carte. Questo è ciò che Israele si aspettava – ed è ciò che chiaramente credeva anche Trump: certo gli israeliani erano in delirio per la “professionalità” del Mossad, per le decapitazioni guidate, per gli omicidi di scienziati, per gli attacchi informatici e di sabotaggio, ma sono stati tutti successi tattici. L’ obiettivo strategico è stato un fiasco clamoroso: l’Iran non soltanto non è imploso, ma ha avuto una potente scossa che ha riacceso l’identità nazionale e sciita. Ha acceso un fervore e una passione in gran parte sopiti. L’Iran insomma sarà molto più risoluto in futuro. Il che vuol dire che un secondo attacco avrà ancora meno successo del primo, tanto più che la produzione di missili antiaerei americana non è sufficiente per garantire Israele da un conflitto prolungato. Nelle stesse alte sfere di Israele, anche di fronte agli enormi danni, negati, ma reali, inflitti dai missili iraniani si sta facendo strada l’idea che il conflitto con Teheran non può essere vinto con mezzi militari, ma va affrontato con la diplomazia.

Trump forse non si rende pienamente conto che proprio il suo inutile bombardamento, oltre alla minaccia di uccidere la Guida Suprema, hanno reso l’Iran più coeso che mai facendo sfumare anche l’ipotesi del cambio di regime, su cui l’operazione Usa – Israele contava. Però sta vedendo che nei circoli Maga comincia a serpeggiare lo scontento e la delusione per le sue azioni e per il continuo cambiamento di tattiche e prospettive, praticamente su tutti fronti. Un pessimo segnale, peraltro raccolto da Elon Musk che si è deciso a fondare un partito alternativo. Chissà, magari vagamente Trump si rende conto di essersi messo in trappola da solo. Infatti ora, svanita la prospettiva di un cambio di regime, svanita quella di una resa dell’Iran, le uniche due possibilità sono una guerra prolungata fra Teheran e Tel Aviv che Israele non è in grado di sostenere e probabilmente nemmeno gli Usa, vista la produzione anemica di armi antimissile e il loro costo stratosferico ( in nota alcune cifre in merito), oppure una guerra nucleare. E per l’intanto ha deciso di tornare a dare armi all’Ucraina.

Non c’è scampo: Trump rischia di rivelarsi l’ennesimo burattino in mano alle oligarchie globaliste e il suo continuo cambiare opinione non è altro che la drammatica sintesi fra la vanagloria del personaggio, gli ordini del giorno che gli vengono passati e la spaventosa incompetenza della governance allargata americana. Ma a noi dopotutto che ci frega: abbiamo già l’invalicabile difesa fornita da Bruxelles e dai nostri governi con biacca e naso rosso: fare provviste per tre giorni e chiudere le finestre. Chi potrebbe mai infrangere difese così potenti?

Nota. La produzione americana di missili in grado di intercettare quelli avversari è piuttosto ridotta rispetto alle necessità, tenendo conto che per distruggere un vettore in arrivo devono essere lanciati almeno due missili, ma più spesso tre o anche quattro. Includendo tutte le versioni, i Patriot vengono prodotti in 740 esemplari all’anno con un costo che varia dai 4 ai 7 milioni per esemplare. I Thaad vengono realizzati in ragione di 80 intercettori l’anno al costo di 13 milioni di dollari ciascuno. Israele nella guerra dei 12 giorni ne ha utilizzati 90: 1,2 miliardi di dollari nel vano tentativo di fermare i missili iraniani. Si può anche aumentare la produzione, ma i tempi non sono brevi e in ogni caso insufficiente in caso di lanci massicci di missili e droni. Se teniamo conto che negli ultimi tre giorni, la Russia ha lanciato oltre 1300 missili e droni contro le installazioni militari ucraine è facile fare i conti. Si tratta peraltro di tecnologie messe a punto in una diversa stagione storica e tecnologica.