Mentre Trump dall’ultimatum all’Iran di 48 ore passa alle due settimane, gira per il web la gustosa storiella di uno che si era fatto tatuare in ideogrammi cinesi quella che credeva una perla di saggezza di Confucio, ma che in realtà significava “amo la pancetta arrotolata fritta nello strutto”. E probabilmente ci saranno molti ameni casi del genere, che potrebbero essere considerati come la condizione generale delle popolazioni occidentali che ignorano totalmente ciò che c’è al di fuori, ne hanno una concezione stereotipata e grossolana, modaiola nel migliore dei casi, ma sempre del tutto falsa. Proprio il fatto che non sappiamo “leggere” ci espone alla propaganda più insensata e porta a strane commistioni. Adesso, per esempio, abbiamo una straordinaria convergenza di quelle posizioni che vengono chiamate destra e sinistra contro l’Iran, ma che sono sulla lista della spesa politica dei medesimi poteri: giunge l’ordine ed ecco che la tanto vituperata “gioggia” e la pop-up locale del sionismo che il Pd ha significativamente voluto come segretaria, vanno d’amore e d’accordo per denigrare Teheran.

L’Iran non ha la bomba per la quale viene assediato dagli occidentali, ma è una teocrazia dove le donne devono portare l’hijab e dunque non sono libere, mentre Israele ha la bomba, ha propositi genocidi, ma è una sana  e bella democrazia. Ovviamente sono tutte stronzate perché Israele è probabilmente più teocratico dell’Iran, semplicemente non lo si dice e l’uomo della strada, appositamente ammaestrato dai media che sono i nostri muezzin e rabbini (i preti non sono più abbastanza cool) non ne ha la minima idea. Formalmente la differenza è che se l’Iran, accanto ai poteri politici che vengono espressi attraverso le elezioni, ha appositi organi di potere dedicati al clero, in particolare il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, Israele ha il Gran Rabbinato, ma soprattutto una concezione della teocrazia dove Dio coincide, per quanto concerne la sua natura immanente, con il popolo ebraico stesso che del resto è quello eletto. Così di fatto Israele è governata in senso teocratico. Da un punto di vista pratico – ma è uno dei mille esempi possibili  – se le donne in Iran devono portare il fazzoletto in testa, in Israele sono alla mercé dei rabbini che regolano matrimoni e divorzi, oltre a gestire la stessa vita di coppia. In più in Israele sono di fatto proibiti i matrimoni misti esattamente come accade in uno stato razziale, cosa che in Iran non accade e sono pure rese di fatto impossibili le unioni civili. Ovviamente gli uomini sono avvantaggiati in entrambi i Paesi, ma meno in Iran dove comunque esiste una legge non religiosa che regola questi rapporti, mentre sotto Tel Aviv si arriva ad assurdi come nel caso in cui il marito abbandoni la moglie rifiutando però di concederle il divorzio:  la donna diviene una agunah, cioè una che non potrà più sposarsi.

Dunque certe squinziette, che  lavorano per organi di stampa finanziati a piè di lista dall’Usia (ex Usis), dovrebbero informarsi prima di farsi passare per martiresse. E non parliamo della von der Leyen che continua a ripetere che il Talmud è alla base dei valori europei, ovvero proprio la raccolta di opinioni rabbiniche redatte in forma scritta che, in qualche modo, sono alla base della governance di Israele.  Ma parliamo di una il cui cervello ha la stessa utilità dei capezzoli negli uomini.

Ma tant’è, c’è una solida alleanza nella distopia cognitiva tra i destri che consultano la nota enciclopedia del bar sport e solo a parlare di Islam se ne escono fuori con il conflitto di civiltà – tesi che meriterebbe una condanna per ignoranza continuata e aggravata – e i sinistri con le loro petizioni di principio così vaghe da essere sempre insopportabilmente strumentali. Tale distopia mostra chiaramente come l’Occidente sia in una fase di spaventosa regressione con la perdita di contatto con la realtà e dotata di una generale ignoranza del mondo esterno, percepito in modo schematico e al tempo stesso occasionale. Purtroppo la categoria amico – nemico concepita da  Carl Schmitt, quando non c’era praticamente nulla al di fuori dello stesso Occidente, è l’unica assieme allo stato d’eccezione – sempre teorizzata dal presidente dei giuristi nazisti – in cui si agisce. Così è anche possibile che Israele versi lacrime di coccodrillo perché un ospedale è stato danneggiato da un missile che ha colpito il  quartier generale del Comando e Intelligence dell’esercito israeliano, costruito vicino alla struttura sanitaria proprio nell’intento di coprire l’installazione militare. D’altra parte il governo Netanyahu ha distrutto finora 36 ospedali a Gaza, quindi è certamente dalla parte del giusto secondo i nostri criteri ufficiali. Ma quanto ci piace la pancetta fritta nello strutto.