Una foto irresistibile e iconica quella di Trump che sembra un cameriere in atto di porgere il menù al suo padrone preferito, ovvero Netanyahu, con l’aria di chi pensa che il cliente ha sempre ragione e gli vuole offrire la carne più tenera. Ma questa immagine deriva da una lunga storia perché se c’è una cosa sulla quale si può contare è che i criminali di guerra non sono mai estemporanei, non si fanno mai trascinare dagli eventi, ma calcolano ogni cosa, salvo una: la possibilità che siano gli altri a vincere. Così l’attacco di Israele all’Iran è avvenuto il 12 giugno, ovvero tre giorni prima che ci fosse il sesto incontro con l’Iran per l’accordo sul nucleare, che si sarebbe potuto rivelare decisivo e a pochi giorni dalla conferenza Onu sulla Palestina con sul tavolo la soluzione a due Stati. Netanyahu non poteva permetterlo anche perché avrebbe vanificato trent’anni di lotte per la guerra che questo osceno individuo ha incessantemente portato avanti.

È dal 1996, da quando divenne per la prima volta premier di Israele che insieme ai suoi amici di oltreoceano ha lavorato per distruggere qualsiasi accordo e creare la Grande Israele a spese dei suoi vicini, un obiettivo che è diventato più concreto dopo l’11 settembre quando gli Stati Uniti pianificarono di “attaccare e distruggere i governi di sette Paesi in cinque anni, iniziando dall’Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran “. Benché questo “programma” abbia incontrato molte difficoltà, alla fine è riuscito nel suo intento finale 0vvero la guerra contro l’Iran, tassello fondamentale per il dominio del Medioriente. Sono trent’anni che Netanyahu va dicendo l’Iran è “molto vicino ad avere armi nucleari”, cosa che tutti gli scribacchini che impestano l’Occidente ripetono a pappagallo, mentre essa è palesemente autocontraddittoria anche perché è ben noto che il regime iraniano  considera impuro e peccaminoso l’uso di queste armi e l’Aiea ha sempre confermato che l’Iran non ha mai arricchito l’uranio oltre il grado utile a produrre energia civile o utilizzi medici. Magari Teheran avesse la bomba: adesso non ci sarebbe il pericolo di un Armageddon globale, non ci sarebbero state le stragi di Gaza e certamente Netanyahu non sarebbe primo ministro. Paradossalmente il peccato di Teheran è stato proprio quello di non costruire un arsenale nucleare sottobanco, per questo adesso i cani vogliono azzannare l’Iran.

Il problema per Israele è che la guerra non sta andando molto bene: prendendo dapprima di mira alti responsabili delle forze armate del potere civile e della ricerca, Tel Aviv ha cercato di mettere in crisi la risposta militare di Teheran, poi terrorizzando i civili ha sperato di ottenere un cambio di regime, mentre ha solo suscitato una reazione esattamente contraria e adesso si aggrappa disperatamente a Trump perché le sue forze si stanno esaurendo. Hanno già sparato molti dei missili contraerei di cui disponevano e l’Iran comincia a prevalere, riesce a piazzare moltissimi colpi tanto che il quartier generale del Mossad è stato ridotto in cenere provocando la morte del suo capo David Barnea. A questo punto l’unica via di uscita è usare le bombe atomiche di cui Israele dispone e/o trascinare gli Usa in una guerra diretta e il mondo dentro un conflitto nucleare generalizzato. Certo se a Washington esistessero uomini e non solo caricature del potere, se la cultura anglosassone non fosse quella specie di camera iperbarica di sciocchezze auto referenziali ad alta densità, non ci sarebbe storia.

Purtroppo c’è Trump e se è per quello anche tipi come Biden, Obama, Bush e Clinton, ovvero quelli che hanno tutelato e incoraggiato i piani di Tel Aviv. The Donald però ha avuto l’abilità di  cacciarsi in una trappola in cui deve fare la guerra che la stragrande maggioranza degli americani non vuole, come confermano tutti i sondaggi, o perdere la faccia che è la cosa a cui, incredibilmente, tiene di più. Non si è ancora accorto che esistono delle fondamentali differenze tra vendere lottizzazioni e fare diplomazia.  Anzi forse non conosce bene la differenza tra una persona per bene e un gangster arrivando al punto di minacciare di morte l’ayatollah Ali Khamenei se non dovesse pagare il pizzo all’impero e asserendo di conoscere il “luogo segreto” in cui si nasconde la massima autorità iraniana aggiungendo in un impeto di generosità  “ma non ti uccideremo ancora”. Trump che voleva rifare grande l’America è troppo stupido per capire che sta facendo la figura del servo di Netanyahu e che ha già firmato la sua fine politica. Passerà alla storia come la più grande delusione immaginabile, anche, se non soprattutto, per la parte che lo ha sostenuto. Volevano un presidente, si sono ritrovati con un cameriere.