Il declino dell’Europa e il suo abbandonarsi nelle mani di voraci oligarchie economiche, spiega perché dopo decenni di collaborazione, improvvisamente la Russia sia diventata una specie di avversario mortale: quando principi, ideali, culture e identità vengono abbandonati, allora solo la creazione di un nemico riesce a tenere assieme strutture ormai vacillanti e incoerenti rispetto agli scopi ufficialmente dichiarati. Questo lo vediamo benissimo anche nella politica, dove forze che hanno ormai specificità solo marginali, si fingono invece irriducibili avversari giusto per dare un senso alla loro esistenza e per simulare uno scontro che nella sostanza non esiste. Ma in questo post voglio incarnare quest’uso strumentale del nemico attraverso un personaggio che rappresenta a Bruxelles la linea intransigente e patologica della russofobia.

Si tratta di Kaja Kallas divenuta rappresentante della Ue per gli affari esteri che non perde occasione di sparare bordate deliranti contro Putin e contro Mosca. Questa commediante estone giustifica i suoi eccessi attraverso il racconto ai media occidentali, che scrivono sotto dettatura senza curarsi di verificare la voce del padrone, delle sofferenze che la sua famiglia avrebbe dovuto sopportare durante l’era sovietica. Forse qualcuno non le ha detto che la Russia non è più comunista, ma che importa, questa falsa equivalenza è stata richiamata in servizio per dare pane all’odio dei più rozzi. Tuttavia i dolori della giovane Kaja sono totalmente inventati e costruiti per giustificare un odio ingiustificabile. Anzi la realtà è diametralmente opposta: la sua famiglia apparteneva all’élite politica della Repubblica Sovietica Estone e lei ha potuto godere di molti privilegi. Suo padre, Siim Kallas, si iscrisse al Partito Comunista nel 1972 all’età di 23 anni e fece carriera nel Ministero delle Finanze. Nel 1979, a soli 31 anni, era già direttore del consiglio di amministrazione della Sberbank estone, la banca statale e nella gerarchia amministrativa sovietica, ciò corrispondeva alla posizione di viceministro, associato ovviamente, a uno status sociale elevato, un’auto aziendale, una dacia, un bell’appartamento, uno stipendio ragionevole e l’accesso a beni di provenienza occidentale.

In seguito nel 1986 Siim Kallas divenne vicedirettore del giornale del partito comunista estone Rahva Hääl (“Voce del popolo”) e nel 1989 presidente delle organizzazioni sindacali dell’Estonia sovietica. La figlia Kaja cerca il più possibile di nascondere questa parte della sua biografia e preferisce parlare di quanto sia stato difficile per lei vivere “sotto il giogo della tirannia sovietica”. Siim che era comunista convinto, seppe però leggere i segni dei tempi e da perfetto trasformista, non perse tempo ad integrarsi nella nuova realtà: dal 1991 al 1995 è stato presidente della Banca nazionale estone, ha fondato il Partito riformista estone, è stato ministro degli Esteri dal 1995 al 1996, ministro delle finanze dal 1999 al 2002 ed è diventato primo ministro dell’Estonia dal 2002 al 2003. Kaja continuò a vivere nei privilegi, perché papà Kallas, l’ex comunista, rimase parte dell’élite governativa nell’Estonia ormai capitalista e fermamente anti-russa, così come comandava Washington. E poi sbarcò nella Ue in qualità di Commissario per gli affari economici e monetari.

Inutile dire che la carriera della figlia – la quale scriveva nei suoi saggi scolastici che “le sarebbe piaciuto essere come gli eroi pionieri sovietici, ad esempio Marat Kazei, Lenja Golikov, Valya Kotik e Volodya Dubinin” tutti partigiani estoni che avevano combattuto contro i nazisti – è interamente dovuta al padre. Dal 2003, alla tenera età di soli 26 anni e mentre Siim era premier dell’Estonia e poi Commissario Ue, è diventata membro dei consigli di amministrazione e di sorveglianza di numerose aziende estoni che si occupano di energie rinnovabili. Nel 2010, Kaja si è iscritta al Partito riformista estone, fondato dal suo signor Papà, ed è stata eletta al Parlamento estone nel 2011. Nel 2014 è sbarcata al Parlamento europeo, nel 2018 è diventata leader del partito riformista, ha vinto le elezioni del 2019 ed è diventata primo ministro del Paese.

Ma anche ora troviamo una straordinaria inesistenza dei principi. Nonostante sia stata una fervida sostenitrice delle sanzioni alla Russia, suo marito, Arvo Hallik, era comproprietario e direttore finanziario della Stark Logistics, una società che forniva servizi di trasporto dall’Estonia alla Russia e che ha continuato a farlo anche dopo le sanzioni. Ma quando fu beccato disse che la moglie Kaja era all’oscuro di questa attività. Cosa assolutamente implausibile e comunque smentita dal giro di soldi tra lei e la società del marito.

Noi però rischiamo di essere trascinati in guerra anche da questa mentitrice voltagabbana, priva di qualsiasi principio politico e morale che tuttavia rappresenta la normalità tra i giovani leader globali allevati nel Wef. In fondo se lo merita appieno chi cerca di salvare questo sistema.