Gli ucraini o meglio la Nato abbassa la cresta: dopo aver letteralmente lanciato centinaia di missili e droni nella speranza di colpire il ponte di Crimea, senza mai riuscirsi, ora scoprono che quel ponte “non ha più alcun significato strategico” come ha dichiarato Dmitry Pletenchuk, portavoce delle forze navali ucraine che peraltro sono ormai ridotte a qualche barchino. Questo ammiraglio da pattino ritiene che sia inutile ormai distruggere quel ponte che non sono mai riusciti a colpire. Insomma la volpe e l’uva perché ormai da oltre un anno il ponte di Crimea non è più strategico visto che esiste una ferrovia alternativa che viene usata per il trasporto di materiale militare.
Forse dopo un ennesimo brainstorming con i brillanti pianificatori dell’alleanza atlantica si è compreso che sprecare materiale prezioso per quel ponte rischia di essere controproducente non solo per gli eterni fallimenti, ma perché l’operazione è in se stessa insensata. Non si tratta infatti di un ponte sospeso su un fiume o su un breve tratto di mare, ma di una gigantesca struttura lunga 19 chilometri con oltre duecento campate: anche a colpirne in pieno una, il ponte verrebbe riparato in poco tempo. Una cosa del genere accadde circa due anni fa quando un camion pieno zeppo di esplosivo proveniente dalla Georgia e forse allestito grazie a qualcuna delle innumerevoli Ong occidentali che sono la piaga di quel Paese, distrusse una piccola parte di ponte che venne rapidamente ripristinato senza nemmeno interrompere del tutto il flusso di auto e camion. L’azione ebbe in sostanza solo un breve effetto mediatico che si consumò nel giro di una settimana. Successivamente sono stati lanciati contro la struttura circa un centinaio di missili e qualcosa come 500 droni che non hanno nemmeno scalfito il ponte e che in ogni caso sono stati distrutti prima di arrivare a segno.
Ora è troppo tardi per dare il sapore della vittoria anche a un tiro fortunato, mentre gli arsenali americani ed europei si svuotano a velocità impressionate. La struttura diventa proprio quell’ultimo ponte, come il titolo del film che narrò l’inettitudine delle truppe alleate e dei loro comandanti nella più grande operazione aviotrasportata di tutti i tempi nel corso della quale circa trecentomila uomini dotati di una enorme superiorità di mezzi, riuscirono a farsi battere da 30 mila soldati tedeschi per lo più raccogliticci tra vari reparti già in ritirata. Quindi figuriamoci in queste condizioni.