L’amministrazione Biden sta facendo di tutto per salvare il  governo israeliano dalle sue stesse pulsioni  tranne l’unica cosa sensata, ovvero ritirare il sostegno finanziario e l’invio di munizioni che sono le uniche due misure che potrebbero riportare alla ragione Israele. Ci si chiede se gli Stati Uniti siano davvero in grado di fare qualcosa che non mandare armi a qualcuno o usarle contro qualcuno, di certo dimostrano di avere una diplomazia inetta e ormai anchilosata da decenni per cui non riescono a fare praticamente nulla per uscire fuori dal labirinto delle guerre mediorientali che peraltro essi stessi hanno creato. Solo adesso cominciano ad avere sentore di essersi impantanati in una battaglia impossibile da vincere, dal Medio Oriente al Golfo Persico.

Attualmente in Medio Oriente sono in corso diversi conflitti che potrebbero confluire in un un’unica grande guerra: Israele sta combattendo contro Hamas e la Jihad islamica a Gaza, contro  la resistenza silenziosa in Cisgiordania ed è coinvolta in scontri quotidiani con Hezbollah e vari gruppi di resistenza palestinese sul confine libanese. Israele sta anche bombardando la Siria e gli insediamenti militari iraniani mentre gruppi di resistenza iracheni e siriani stanno attaccando le basi americane in Siria e Iraq. Gli Stati Uniti stanno bombardando simbolicamente questi gruppi per non mostrarsi deboli, ma cercando di fare meno danni possibili per evitare la deflagrazione totale. Nel Mar Rosso il governo  dello Yemen sta bloccando il traffico marittimo legato a Israele, Usa e UK  dal canto loro stanno bombardando le posizioni degli Houti anche se sanno che nessun bombardamento –  tra l’altro alla cieca – potrà cambiare la sostanza delle cose. In questo casino si è svolta una ridicola commedia: gli Stati Uniti, la presunta superpotenza, cercano disperatamente di ottenere risultati che vanno ben oltre le loro capacità. Vedi ad esempio l’ultimo tentativo di un inviato statunitense di impedire un’ulteriore escalation con il Libano. L’inviato del presidente Biden ha messo in piedi un papocchio col governo libanese perché faccia arretrare di 8, 10 chilometri Hezbollah ed evitare frizioni con l’esercito israeliano. Peccato che Hezbollah faccia parte del governo libanese e sia di gran lunga la maggiore forza militare del Paese: chi mai potrebbe farlo arretrar? Insomma è un piano insensato che gli Usa non hanno la forza di implementare. 

E’ proprio in questo quadro ormai insostenibile, specie nell’anno elettorale, che gli Usa hanno fatto un passo totalmente inaspettato che comunque riconosce implicitamente la perdita della posizione di unico arbitro planetario: hanno chiesto aiuto all’arcinemico ovvero alla Cina. Il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan si è incontrato con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi venerdì e sabato scorsi  in Tailandia per discutere degli attacchi yemeniti nel Mar Rosso. Il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Kirby, ha spiegato la corsa di Washington alla mediazione cinese, sostenendo che Pechino ha influenza sull’Iran e dunque potrebbe avere un ruolo nel far calare la tensione. 

Non ci vuole molto per comprendere che questa è una svolta epocale degli eventi: sebbene gli Stati Uniti siano da tempo allarmati per la crescente influenza della Cina nell’Asia occidentale, hanno anche bisogno di tale influenza ora che gli sforzi di Washington per ridurre il dedalo di conflitti in cui si sono andati a cacciare non stanno  portando da nessuna parte. E’ insomma il primo riconoscimento della perdita di peso specifico, mentre da noi si vaneggia delle parole di Trump e dei dazi al 60 per cento sulle merci cinesi che solo un’ accolita di imbecilli e di speculatori può credere. La realtà come si vede è molto diversa perché l’intervento della Cina è quasi come la richiesta di soccorso mentre si svolge  un frenetico traffico diplomatico tra Teheran, Ankara e Mosca,  sulla Siria dove questi tre Paesi prevedono che si creerà presto una situazione “post-americana”. E in effetti non si vede come disinnescare questa bomba ad orologeria senza una dipartita degli Usa da Siria e Iraq: l’abbandono chiuderà il grande ciclo mediorientale iniziato con la prima guerra del golfo mentre andava avanti la dissoluzione dell’Urss e il tentativo statunitense di mondo unipolare. Ora la Russia è risorta dalle ceneri, ha prima battuto le formazioni dell’Isis messe in piedi dagli dagli Usa e ora sta dando una sonora lezione alla Nato tanto che Washington è costretto a chiedere l’aiuto della Cina che poi sarebbe il grande avversario, Ma paradossalmente oggi sono i nemici che possono salvare gli Usa da se stessi.