Il sistema che gli stati uniti hanno cercato di imporre in tutto il pianeta  sta mostrando sempre più i suoi limiti, quasi che l’accanimento e il cinismo con cui Washington costella di caos e di orrori il mondo, venga poi scontato all’interno con una vera e propria tempesta di impoverimento: un conteggio del Dipartimento statunitense per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano (HUD) indica che quest’anno 653.104 persone sono rimaste  senza casa, con un un aumento di oltre il 12% rispetto allo scorso anno. Naturalmente quando si dice senza casa non si intendono quelli che vivono dentro una roulotte o su un  camper arrugginito, ma proprio quelli che privati di tutto non possono fare altro che accamparsi per strada con tende di fortuna e fare lì ogni cosa, compresi i bisogni fisiologici. Molte città come ad esempio San Francisco sono letteralmente devastate da queste situazioni.  E non basta: il passaggio tra l’avere una normale abitazione, anche in affitto e finire sotto i ponti una volta richiedeva tempo perché molte persone avevano dei risparmi e anche perché i lavori precari e occasionali venivano pagati di più rispetto al costo della vita, perciò molti di loro riuscivano in qualche ad evitare il peggio. Oggi anche chi ho un’attività  regolare, persino quando ci sono più redditi in famigli. non ce la fa ed è dunque sempre sull’orlo del fallimento personale.

Bisogna però dire una cosa: questa situazione di precarietà che sta diventando il nuovo stile di vita americano non riguarda solo la fascia più povera della popolazione, quella che ha lavori umili e salari bassi, ma riguarda in pieno anche i  i redditi medi e persino persone di un certo prestigio . La settimana scorsa, il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo su un funzionario  di alto livello di New York. Ha un ottimo lavoro e lo ha anche sua moglie, ma durante l’ultimo anno, si sono resi conto che vivono davvero di stipendio in stipendio, riuscendo a malapena a pagare le bollette e così hanno dovuto persino  riscoprire la cucina casalinga per la difficoltà di andare a cena fuori, recarsi  a concerti o a spettacoli di vario tipo, per non parlare di vacanze. Pensavano di aver finalmente raggiunto l’obiettivo tanto desiderato della prosperità, ed essere nel ventre del sogno americano mentre invece  provano un senso di rovina imminente. Non si tratta di un’ eccezione o di un caso isolato, tutt’altro,  si tratta di una condizione ormai tipica perché la maggior parte americani vive in questo modo.

Avere un figlio in queste condizioni è impensabile perché  le spese sanitarie e di assistenza hanno raggiunto livelli stratosferici , mediamente 20 mila dollari per bambino, sempre che tutto vada bene e il surplus di spesa può essere affrontato solo attraverso un lavoro part time aggiuntivo che tuttavia sottrarrebbe tropo  tempo alle cure del bambino. Questo senza parlare delle scuole il cui costo è altissimo stante che quella pubblica non funziona e quelle zoom messe in piedi da magnati compassionevoli hanno riportato indietro di due anni un’intera generazione di ragazzi nei risultati di apprendimento. Naturalmente l’insieme di questi fattori provoca un calo demografico che guarda caso  è uno dei capisaldi dell’ideologia maltusiana praticata dall’oligarchia nordamericana. Insomma la povertà si diffonde, la classe media si va ad estinguere, il tasso di natalità crolla e il sogno americano svanisce sempre più velocemente nei recessi della memoria a malapena tenuto in vita nei film e nelle serie del sistema Hollywood come se non fosse qualcosa di archeologico. Il neoliberismo  che dagli ’70 ha cominciato a provocare questa sorta di impoverimento del lavoro e dei redditi individuali sta raggiungendo i suoi obiettivi e sta mostrando le sue contraddizioni, ovviamente non solo in Usa, ma in tutto l’Occidente, come fosse un contrampasso delle sofferenze imposte agli altri.