Anna Lombroso per il Simplicissimus

L’avete vista in veste di festosa e prodiga kellerina mentre porge con generosa bonomia il piatto del risotto giallo di rito ambrosiano. O mentre sgambetta esibendosi in un balletto come quando era una ragazzona immancabile nelle festine del sabato pomeriggio, quando tirati su i tappeti di casa ci si cimentava con l’hully gully. Per sua ammissione dovevano esserle care le prima conoscenza carnali, una volta spente le abatjour dei salotti borghesi del Gran Milan, perché di sicuro non si è fatta mancare niente la Letizia Maria Brichetto Arnaboldi, vedova Moratti oggi in tour elettorale per aggiudicarsi la guida della Lombardia con una coalizione che annovera il Terzo Polo di Renzi&Calenda, la civica che porta il suo nome e forse un lista dei leghisti ribelli del Comitato Nord.
E difatti sorride sempre mettendo in mostra quella sua chiostra di dentoni affilati, immortalata dalla Stampa mentre, allo scopo di valorizzare i prodotti tipici lombardi si divora una bella fetta di formaggio Branzi, che l’è meglio dello Strachitunt. Ne ha motivo di sorridere, pimpante e giuliva: spregiudicatezza – la ricorderete mentre scarrozza, è il caso di dirlo, il vecchio babbo infermo per accreditarsi presso il target antifascista- ambizione smisurata, una rete consolidata di relazioni influenti e prestigiose, hanno fatto di lei una vincente particolarmente tenace e determinata, come ha dimostrato nella sua lunga carriera al servizio dell’ideologia dominante, della celebrazione del profitto combinate con quella pietas pelosa che, grazie ai comandamenti di madre Chiesa, ha definitivamente sostituito solidarietà e coesione.
Dopo aver tolto forza e autorevolezza all’informazione laica, demolito scuola e università pubblica, con la determinazione di chi pensa di assolvere un incarico a alto contenuto sociale, si è assunta l’incarico di consegnare assistenza, cura, sanità al settore privato, con preferenza per quello esplicitamente confessionale, già ampiamente beneficato da anni di finanziamenti ingiusti e divisivi, che hanno prodotto la perdita di autorevolezza del personale medico e paramedico, persuaso a trovare collocazioni più redditizie, in combinazione con tagli di bilancio, ridimensionamenti, che nella Regione Lombardia e nei suoi “modelli” hanno trovato l’humus più favorevole e facilmente esportabile.

Ormai l’obiettivo di demolire lo stato sociale e pure quello di diritto è raggiunto, quando si arma una nazione straniera per guadagnarsi il consenso dell’impero, e quando invece di rafforzare il sistema pubblico lo si mette all’asta. Quel format così ben ambientato nel contesto della cessione di sovranità da parte dello Stato e delle sue articolazioni, è applicato a tutti i livelli decisionali. Tempestivamente, subito prima del regime pandemico, a fine 2019 viene sancita l’adesione – così viene chiamata nel comunicato stampa – di Caritas italiana a “Inps per tutti” ( l’iniziativa che si rivolge a singoli, famiglie senza tetto o senza fissa dimora e a tutti coloro che si trovano in situazioni di grave difficoltà economica o personale, al fine di favorire l’integrazione sociale e promuovere il contrasto alla povertà) con l’obiettivo di dare informazioni, orientamento e supporto alle persone che si rivolgono ai propri centri, «sulle prestazioni erogate dall’Inps a cui essi potrebbero accedere, data la condizione economica o personale in cui si trovano, o che già ricevono e rispetto a cui hanno problemi».

Comincia da là il trasferimento, o meglio l’alienazione, dei compiti in capo all’Inps, decisa a subappaltare le azioni e gli interventi del Welfare a soggetti terzi che incarnano la fertile sintesi della sedicente efficienza privata con la militanza nelle file delle organizzazioni cattoliche: “grazie all’apporto di operatori di Comuni, Caritas e Sant’Egidio insieme agli addetti delle agenzie e sedi Inps locali si riusciranno così a risolvere in tempi molto brevi situazioni incagliate”. E difatti – consiglio la lettura dell’ultimo numero di Left- due anni dopo l’iniziativa culmina in un vero e proprio “Accordo quadro di collaborazione tra l’Inps, l’Anci, la Caritas Italiana e la Comunità di Sant’Egidio” che stabiliva il passaggio, a scopi umanitari?, dell’aiuto che, grazie ai nostri contributi, lo Stato doveva assicurare a oltre 2 milioni e mezzo di individui con gravi problematiche motorie e patologie, prevedendo in aggiunta che la Caritas gestisse le procedure relative al reddito e alla pensione di cittadinanza, all’assegno sociale e di invalidità civile, quello di maternità dei Comuni, al bonus bebè, al premio nascita, al bonus asilo nido, al Naspi, all’assegno sociale e di Invalidità civile. L’Inps quindi dichiara la sua impotenza e inadeguatezza, affida a soggetti privati le mansioni affidatigli e li finanzia con i nostri soldi alla faccia di Conte, patron della nomina di Tridico, investito del compito di perfezionare e estendere il campo di applicazione dell’Accordo e di Speranza che nomina a capo della strategica “Commissione tecnica per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana” monsignor Guido Paglia, gran cancelliere del Pontificio istituto teologico per le scienze del matrimonio e della famiglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, consigliere spirituale della Comunità di sant’Egidio.

Così è stata anche smantellata la rete dei patronati che si era aggiudicata nel tempo, dimenticata la tutela degli sfruttati, l’assistenza ai garantiti, svolgendo pratiche sia di assistenza che di consulenza. Fino a qualche anno fa le pratiche erano svolte gratuitamente: le organizzazioni si finanziavano mediante una aliquota Tutti i patronati, infatti, vengono finanziati attraverso una aliquota prelevata dal gettito complessivo dei contributi previdenziali obbligatori incassati dall’Inps e dall’Inail. Ma nel 2018 interviene una modifica, così l’utente deve pagare un compenso, stabilito con decreto ministeriale all’interno di un accordo stipulato tra il ministero del Lavoro e la singola organizzazione. Ma si parla dei patronati della trimurti, va meglio – non sorprendentemente – per le Acli, grazie a una intesa stretta tra Caritas e le associazioni cristiane dei lavoratori che recano in omaggio migliaia di patronati, strutture e operatori, contano quasi un milione di soci e nel 2021 sono state beneficate dal Ministero del Lavoro per lo svolgimento dei servizi di assistenza e consulenza con un anticipo di oltre 36,5 milioni. e oggi circa 900mila soci e dal ministero del Lavoro hanno incassato come anticipo 2021 per i servizi di patronato oltre 36,5 mln, nella prospettiva non remota di gestire un pubblico di oltre 5 milioni di individui (la fonte non smentita è Left) grazie a risorse per circa 200 milioni l’anno.
È così sempre più forte e strutturata la grande holding della carità cristiana, una lobby confessionale in regime di monopolio, grazie a un volume di denaro che si aggiunge ai circa 6,7 miliardi l’anno che le organizzazioni della pietas toglie di tasca ai contribuenti italiani sotto forma di finanziamenti pubblici statali, regionali e comunali, fondi alle paritarie (oggi i più elevati, per via dello stanziamento stabilito dal governo Meloni, come ha denunciato poche settimane fa Francesco Sinopoli, segretario generale Flc-Cgil: 620mln), pensioni ai cappellani militari, stipendi ai religiosi nelle corsie d’ospedale, 8permille, esenzioni, e contributi di vario tipo, un inventario di 48 voci di finanziamento generosamente erogate alla consorteria cattolica. (1. segue)