Nell’ultimo mese e mezzo sono andato un po’ in giro e fatalmente, viste le condizioni in cui ci ha precipitati la narrzione del Covid precipitati, ho avuto l’opportunità di scambiare impressioni sulle misure di segregazione e distanziamento , green pass e vaccinazioni obbligatorie con le persone più disparate. E mi sembra di qualche interesse riferirne. Quasi sempre ci vuole un po’ prima che le persone si aprano e comincino ad esprimere le loro idee per paura di apparire degli eretici rispetto alla verità imposta o magari per paura di contrastare le convinzioni dell’altro dal che si deduce che questo è un Paese dove l’ abitudine allo scambio delle idee e al dibattito reale è scomparso da tempo salvo laddove non conta nulla ed è persino fastidioso, ossia sulle gradinate degli stadi. Molti ristoratori, baristi, albergatori hanno poi un problema in più, temono che qualche concorrente mandi loro dei controlli e quindi non si fidano facilmente a parlare: ho capito che la delazione dei mediocri e degli incapaci nei confronti di chi ci sa fare è molto più estesa di quanto non si pensi. Chi infatti ha dei dubbi sulle misure e sulle vaccinazioni è più probabile che sia incline a non osservare le regole, specie quelle più assurde che vengono imposte e allora può diventare vittima del concorrente che non ha altra chance  se non la delazione, per vincere la partita.

Ma spesso  accade che qualche critica alla narrazione pandemica, magari ascoltata al tavolino all’aperto di un bar, sia sufficiente a far saltare il tappo e far sgorgare una consapevolezza che prima era incerta, trattenuta e  quasi incredula di poter contestare qualcosa a cui tutti sembrano fermamente credere, che la televisione ripete ad ogni minuto e che persino sedicenti filosofi e gallinelle col tacco 20 ripetono all’unisono come un sol idiota.  E’ insomma quantomeno un’ora d’aria nella camera a gas dell’Italia contemporanea. Ma una cosa mi ha colpito più di tutte ed è l’accanimento con il quale alcuni allontanano da sé la realtà. Parlando di vaccinazione alcuni solo dopo aver tentato di tacere se ne escono parlando delle reazioni avverse che hanno avuto pochi giorno dopo l’iniezione. Si tratta di persone che hanno introiettato la paura di essere presi per negazionisti e che si nascondo a vicenda le loro disavventure sanitarie che i medici negano sempre che siano dovute al vaccino benché queste persone non abbiano mai avuto disturbi paragonabili, siano essi la stanchezza inspiegabile e invincibile, i dolori agli arti, soprattutto le gambe, evidentemente dovuti a micro embolie, il risveglio di virus prima silenti come quello dell’herpes e del fuoco di Sant’Antonio, la comparsa del lupus che è una malattia gravissima o di altre patologie autoimmuni. Ci sono un’infinità di questi casi e in effetti nessun vaccinato che io conosca è uscito indenne da questa prova a cui avrebbe rinunciato se non fosse stato ricattato col lavoro sia esso dipendente o autonomo.

Molti, tranne quelli che operano nel settore sanitario dove non è casuale che ci siano le resistenze più  inattese, si convincono o sperano sulla scorta di quanto viene detto e affermano ogni minuto, ossia che i vaccini ancorché non sperimentati siano assolutamente sicuri,  che si sia trattato di disturbi passeggeri per i quali non vale la pena ribellarsi all’omertà indotta. E non vi dico la loro reazione quando capiscono che probabilmente qualcosa è cambiato nel loro organismo, che i preparati ad mRna, non sono propriamente vaccini, ma programmatori genetici e che potrebbero essere soggetti a nuovi episodi o vittime di un indebolimento non episodico del sistema immunitario. Quando si rendono conto di essere stati invitati a un tavolo di scopone scientifico e si sono trovati in una roulette russa se ne stanno a metà tra la rabbia e la rassegnazione, ma si rendono comunque conto che le cose non stanno proprio come sono state raccontate. In ogni caso una conversazione aperta cambia molte cose e può mettere in crisi atteggiamenti fideistici: è come nell’esperimento di Solomon Asch, nel quale si dimostra che non si può tenere viva una menzogna palese se essa e contestata da una minoranza che non se ne sta zitta a subire. Ma bisogna stare attenti e ricordare che come diceva Ernst Jünger  che una buona conversazione è un compromesso tra parlare e ascoltare.