Anna Pulizzi per il Simplicissimus
Apprendo, attraverso dichiarazioni rilasciate alla Stampa, che il candidato sindaco della lista Sinistra in comune alle comunali di Torino, il “gramsciano critico” Angelo D’Orsi, esorta a votare per il piddino Lo Russo al ballottaggio.
“Torino non può essere governata dalla destra” afferma. Aggiungendo, bontà sua, che la sua decisione “non impegna” la coalizione che l’ha sostenuto. E vorrei vedere.
Se ne deduce che il professor D’Orsi ritiene che la vittoria del Pd equivale ad una sconfitta della destra. E che evidentemente per lui il Pd non è un partito di destra. Anche se, e qui usciamo dal campo delle opinioni per entrare in quello dei fatti, la politica economica del Pd può dirsi uguale a quella di Margaret Thatcher negli anni ‘80. Che a sua volta era quella di Pinochet in Cile.
Forse, chissà, anche questi personaggi erano di sinistra (l’album di famiglia si arricchisce di inaspettate presenze). Beh dai, c’è una bella differenza! Pinochet ha dovuto imporre la sua politica con le fucilazioni ed i carri armati, mentre qui non ce n’è bisogno e ci si arriva pacificamente col voto, compreso quello di D’Orsi. Che nella stessa intervista ha rivelato che “Lo Russo nel corso della campagna elettorale ha raccolto varie indicazioni dal mio programma”. Capito?
Peccato che l’elettorato ingrato abbia preferito il doppione programmatico all’originale.
Ora, io avrei un piccolo suggerimento per D’Orsi come per altre cristalline figure del movimento rivoluzionario de noantri: ma perché non vi candidate direttamente col Pd? Da indipendenti s’intende, come è costume dei veri intellettuali. Così si contribuirebbe fin dal primo turno a battere le destre, no?
Il programma lo offrono gratis dalle parti della Bce. E poi ci sarebbe la possibilità di posare il proprio augusto didietro su qualche seggio locale e un domani chissà, magari addirittura parlamentare. Invece in questo modo non si ottiene nemmeno un posticino.
Concedetevi una pausa mentre leggete Gramsci e fateci un pensierino.


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torino, il luogo delle coincidenze casuali, come la sfiga.
la città degli anticomplottisti.
1983: Il carnevale diabolico e il rogo del Cinema Statuto di Via Cibrario
Nel Febbraio 1983, il Comune organizza tra le polemiche un carnevale a tema: il carnevale diabolico. Il giorno dopo, 13 Febbraio, nel cinema Statuto, adiacente alla piazza, divampa un incendio; muoiono soffocate 64 persone. Gli appassionati di esoterismo che cercano coincidenze inquietanti, finiscono per trovarle. Il film programmato si chiama “La capra“, sinonimo di sfortuna in francese ma anche simbolo del Diavolo. Come osserva Vittorio Messori, nel libro “Il mistero di Torino“, il numero delle vittime fu stranamente simmetrico: 31 uomini, 31 donne, 1 bambino, 1 bambina 64 in totale, come le caselle della scacchiera sulla quale il Diavolo gioca la sua partita; e il giorno, il 13, ai Tarocchi è la carta della Morte.
torino, chi ha l’onestà di ammetterlo, invisa agli stessi piemontesi, ha sin dalla prima volta che l’incontri, un’aria di oppressivo sgomento, nulla di piacevole, rassicurante. qualcosa a mezzo fra un campo delle croci e caserme dello spielbergh. palpabile olezzo negativo, gli occhi del .diavolo ai semafori, appesi come forche a mostrar occhi ferini, rossi, gialli, verdi. una banca, in v.lascaris era (era?) una loggia massonica, alla cui base, occhi satanici.la prigione in via corte d’appello, sfociava al patibolo attivo al 1863. il museo egizio, ove riposa la testa di seth, dio dei morti ed assassino di osiride. il palazzo ed il portone del diavolo.piazza statuto, il cuore nero. ebbene, occorre una volontà assassina per concentrare tanti centri di potere nero(pensiamo al vecchio agnelli e la dinastia, dal fascio a succedere) in poco spazio, non certo il caso. oltretutto, il museo lombroso, il teorico del razzismo, con i crani delle genti del sud, basi per teorie aberranti sfociate nell’olocausto. ebbene, oggi vogliono convincerci di essere la crema democratica del paese, la frangia di-letta, tanto che tollerano un candidato piu’ a sinistra di lenin…oltretutto, costui si spertica in elogiativi…ironia della sorte, il museo lombroso, dicesi di antropologia criminale (una confessione involontaria?).
Musica :
al villaggio, le chiaman liste acchiappa babbioni.del resto, vien ancora il sabato, anche senza leo, senza pardi.. La donzel-letta vien dalla campagna,
in sul calar del sole
col suo fascio….così, dopo la lega delle erbe da fumare, ecco i fiori del male,dalla fioraia sabauda, per dirla con baudelaire. torino la maledetta, torino l’esoterica, il triangolo con ginevra, lione. quello di barbie, klaus, non la bambola da pettinare.